venerdì 17 novembre 2017

Le rose e il pane

Nella festa di Santa Elisabetta d'Ungheria

Ad Elisabetta piaceva portare di nascosto cibo e denaro ai poveri. Un giorno, carica di queste cose, scendeva per irti e stretti sentieri che dal castello conducevano in città, in compagnia di una delle sue ancelle più care. Portava sotto il mantello pane, carne, uova ed altro cibo, quando suo marito, reduce dalla caccia, le comparve davanti all'improvviso. Meravigliato nel vederla andare curva sotto il peso del suo fardello le disse: «Lasciami vedere quello che porti»; e lei tutta tremante apri il mantello: non c'erano altro che rose bianche e rosse, le più belle anche gli avesse mai visto.
(Storia di S. Elisabetta, di Ch. Montalembert)

cappella di Casa Santa Sofia-Padova


Gli storici affermano che questo fatto non sia mai accaduto, ma sia una leggenda nata per descrivere romanticamente lo stile di vita di santa Elisabetta.
In ogni caso questo racconto mi fa riflettere.
Le rose.
Il segno della femminilità e della regalità. Quale donna non gradisce ricevere un mazzo, anche una sola di questi fiori bellissimi e (una volta!) profumatissimi? La rosa, regina del giardino, da sempre richiama il dono dell’amato all'amata, il fiore per eccellenza che richiama femminilità, bellezza e delicatezza. Elisabetta, nella sua breve vita, è stata una giovane che ha vissuto in modo molto intenso il suo essere donna e il suo essere regina, con le caratteristiche tipiche che contraddistinguono questi due aspetti, in modo originale e talvolta anche provocatorio rispetto al modo di pensare e alla cultura del tempo: dolcezza e fortezza, semplicità e determinazione, umiltà e coraggio.
La leggenda dice che queste rose prima di essere tali erano pane.
Il pane.
Un elemento fondamentale che sfama e nutre.
La giovane regina Elisabetta, sull'esempio di Gesù e di San Francesco che aveva scelto come ispiratore di vita, portava il pane ai poveri per condividerlo con loro.
Elisabetta è stata una donna di carità, che ha donato tutto ciò che possedeva, la sua vita stessa, a chi non aveva nulla, soprattutto ai piccoli e agli esclusi della società.

Festeggiare oggi Elisabetta e rinnovare devozionalmente i voti di obbedienza, povertà e castità, permette a noi suore elisabettine di ringraziare il Signore per il dono di essere donne e consacrate nella terziaria famiglia e chiedere ad Elisabetta d’Ungheria di continuare ad intercedere per noi la capacità di servire i poveri, gli ultimi, le sorelle e i fratelli che vivono nelle periferie, testimoniando l’amore di Cristo con la dolcezza e la premura femminile, alla regale.

Auguri a tutte le sorelle francescane elisabettine e all'Ordine francescano secolare.


suor barbara, barbara.danesi@elisabettine.it



venerdì 10 novembre 2017

C'è una casa per ciascuno di noi

10 novembre 1828 - 10 novembre 2017

Nel 1828 fui posta con una compagna, dopo mille vicende, in una splendida reggia della santa povertà, priva persino del letto, aspettandolo da Dio, autore di tale impresa.
Risplendette lo stesso giorno la sua provvidenza e mi fu dato un pagliericcio e una coperta di lana, perché ben cominciava il freddo.
Le stanche mie membra, sbattuti da alcuni mesi dalla terzana, trovarono in questo duro letto quel riposo che in un morbido letto non avevo trovato fino a quel punto.
Le notturne stelle, che dalla bucata soffitta vedere si facevano, non potevano essere che amabili se il sonno, straniero da molti agli occhi miei, tolta non mi avesse sì cara contemplazione. (Elisabetta Vendramini, “Memorie dell’Impianto”).



la reggia soffitta - casa madre, Padova

La giovinezza è un tempo prezioso per 'trovare casa'.
È il tempo della conoscenza profonda di sé per poter giocare i propri talenti al meglio; è il tempo dell'impegno serio per realizzare i propri sogni e desideri; è il tempo soprattutto della ricerca per comprendere quale sia la vocazione a cui il Signore chiama.
Trovare casa vuol dire trovare il luogo dove piantare le proprie radici per vivere con consapevolezza la vita, secondo il progetto di amore di Dio.
Oggi, nella memoria della nascita della terziaria famiglia elisabettina, ringrazio il Signore per aver donato a me e a molte altre donne, una casa (non solo di mattoni, ma di cuori e valori, di affetti e di doni spirituali) dove vivere il Vangelo e la vocazione all'amore, una casa da cui partire e in cui ritornare, seguendo Gesù e servendo le sue figlie e i suoi figli.
Che questa casa continui ad essere un luogo di pace e fraternità perché la famiglia elisabettina viva la sua missione, unita a madre Elisabetta, per la potenza dello Spirito Santo, per la fedeltà del Signore Gesù e possa essere luogo di serenità e sollievo per molti.

Buona festa, ad ogni sorella elisabettina e a tutti colori che in vari modi abitano le nostre case!

suor barbara
barbara.danesi@elisabettine.it


p.s.
Se vuoi conoscerci vieni a visitare la nostra casa


Casa Santa Sofia
via Falloppio, 49
35121 Padova


Casa Madre
via Beato Pellegrino, 40
35137 Padova

domenica 5 novembre 2017

Testimoni della speranza

Riscoprire la bellezza del donare la vita

il gruppo


A cura di Valerio Folli OFMConv e Martina Giacomini stfe

Condividiamo la bella esperienza di formazione missionaria francescana rivolta ai giovani intitolata “Testimoni della speranza”, vissuta lo scorso anno pastorale e culminata nella missione in Perù ad agosto. La proposta, nata dal Centro Provinciale Missioni della Provincia Italiana “Sant’Antonio di Padova” dei frati minori conventuali (ofmconv), ha conosciuto la collaborazione tra i frati e le suore elisabettine. L’iniziativa è stata proposta a livello nazionale per le caratteristiche originali del progetto.
Nei sei week-end di formazione è stato possibile: conoscere i giovani che hanno aderito all’esperienza (una ventina tra ragazzi e ragazze provenienti da tutta Italia); discernere insieme le motivazioni della partenza; aiutare i giovani ad entrare nel cuore dell’esperienza missionaria, sia da un punto di vista antropologico (affrontando alcune tematiche culturali, lo studio della lingua castigliana e gli aspetti ecclesiali dell’America Latina), sia spirituale (chiamati alla missione); comprendere cosa avrebbero fatto in Perù; conoscere i testimoni della fede che hanno dato la loro vita per la terra peruviana: i beati martiri Michele Tomaszek, Zbigniew Strzałkowski – ofmconv polacchi – e don Sandro Dordi – fidei donum della diocesi di Bergamo –, uccisi da Sendero luminoso nell’agosto 1991.
Il percorso ha permesso ai giovani di prepararsi a: condividere il carisma francescano del “vivere tra e con la gente”; riscoprire l’esperienza di fede e lo spirito missionario; vivere un’esperienza di Vangelo, sui passi dei beati martiri del Perù, e condividerne la testimonianza con il popolo peruviano, scoprendo nel martirio cristiano una forma di testimonianza di non violenza; crescere nella disponibilità al servizio verso gli ultimi; sostenere economicamente alcuni progetti caritativi proposti e seguiti dai frati minori conventuali presenti in Perù, in favore delle popolazioni locali.
Proprio la dimensione del martirio è stata centrale nel cammino fatto. Il dono della vita per i fratelli in nome del Signore ha provocato i giovani partecipanti e li ha spinti a scavare dentro di sé per cercare le motivazioni del loro entusiasmo missionario e verificarne la consistenza. È stato un esercizio di discernimento - attraverso il confronto con gli animatori, tra di loro e affidando ogni cosa al Signore nella preghiera - e alcuni di loro hanno deciso di proseguire il cammino iniziato, altri hanno scelto di rinviarlo.
Il percorso è stato importante anche per sollecitare il gruppo a crescere concretamente nel senso di responsabilità: hanno speso tempo ed energie nella gestione di alcune iniziative volte all’autofinanziamento e al sostegno di progetti di solidarietà. È stato poi bello e interessante coinvolgere il gruppo in altre esperienze favorendo l’incontro con altri giovani: Missio Meeting Giovani, proposto dal Centro Missionario Diocesano di Padova; il 5° Appuntamento Mondiale Giovani per la Pace organizzato dal Sermig a Padova; La Notte dei miracoli iniziativa per i giovani durante la celebrazione della tredicina di sant’Antonio presso la Basilica di sant’Antonio a Padova.
I giovani accompagnati da fra’ Valerio Folli, fra’ Rocco Predoti, fra’ Salvatore Cannizzaro e suor Renata Ferrari hanno vissuto l’esperienza missionaria in Perù dal 6 al 30 agosto, fermandosi per buona parte del tempo a Pariacoto, distretto a nord di Lima, dove hanno svolto diverse attività caritative, di evangelizzazione, educative e di lavoro manuale. Lo stile è stato di sobrietà, di essenzialità e di solidarietà fraterna con la popolazione locale: hanno affiancato i missionari e i catechisti locali nella visita alle famiglie, agli anziani, ai malati e nello stare accanto ai bambini e alle persone indigenti.

Grati di quanto il Signore ci ha donato, ascoltiamo ora la voce di alcuni giovani e di suor Renata.

 
i giovani in preghiera presso le tombe dei Martiri

la preghiera in ricordo dei Martiri

Erika insegna alle donne a costruire corone del rosario

Francesca con la gente

Sono Marco, un ragazzo di 29 anni in cammino vocazionale con i Frati Minori Conventuali e ho scelto di partire per la missione in Perù per approfondire la mia fede e il mio cammino vocazionale.
Sono stato colpito molto dalla figura dei martiri e dalla loro storia che racconta una vita che si fa dono prima nell’aiuto concreto alle povertà materiali e spirituali di tanti e poi nella donazione ultima e totale dell’essere uccisi nel nome di Cristo. In particolare non scorderò mai gli anziani alla casa di riposo a Casma – a nord di Lima - dove ho fatto servizio.
Questa esperienza mi è servita per aprire gli orizzonti, ricordandomi che la Chiesa è una, santa, cattolica e apostolica e che quelli sparsi nel mondo sono miei fratelli nella fede e in cammino verso Gesù come me, che vivono e pregano a partire dalla stessa fede anche se con modalità, riti e tempi diversi. Sono tornato fortificato nella mia fede e nel mio cammino vocazionale.
Marco Padroni

Mi chiamo Maddalena: sono di Genova e ho 19 anni. A breve inizierò l’università. Il gran desiderio di fare un’esperienza missionaria mi ha spinta ad unirmi al gruppo ‘Testimoni della Speranza’ che si trovava a Padova, anche superando l’ostacolo della distanza geografica.
Del Perù mi hanno stupito soprattutto l’accoglienza, i sorrisi per strada, gli abbracci forti e pieni di affetto dei bambini, l’ospitalità ricevuta in casa da chi non mi conosceva. Tutte cose che a fatica in Italia si sperimentano. Subito ho provato disagio, ma poi ho sentito che di questa umanità semplice avevo bisogno e che ritornata a casa mi sarebbe mancata.
Sono stati momenti profondi e allegri le messe celebrate nella cappella dei martiri con i bambini e mi sono accorta che la fede delle persone incontrate è molto diversa dalla mia. Ma il dono più grande per me è stato incontrare la gente nelle loro case, spesso fatte di mattoni di fango e paglia intrecciata, e ascoltare le vecchie dei villaggi che ci testimoniavano il loro incontro con i martiri Miguel e Zibi. E vorrei dire che Miguel e Zibi ci sono stati vicini e ci hanno accompagnato durante il nostro andare.
A Chimbote, città a nord di Lima, ho capito la differenza tra vita e sopravvivenza. Qui ho visto madonna povertà – come la chiamava Francesco d’Assisi - e per me ha rappresentato un bel colpo allo stomaco: famiglie che vivono senza acqua e senza elettricità, i cui figli devono rinunciare alla scuola per lavorare in strada e dove la violenza domestica è all’ordine del giorno. Mi sono misurata con la povertà anche nella casa di riposo di San José gestita dalle suore di santa Teresa di Calcutta.

Ora inizia per me la vera missione: testimoniare ciò che ho visto e portare speranza per un mondo migliore.
Maddalena Fabbi

Riassumo l’esperienza vissuta in Perù con alcune parole.
OCCASIONE. Mi è stato proposto durante l’anno di seguire il percorso Testimoni della Speranza, anche in vista dell’esperienza missione, assieme ai frati conventuali, suor Martina e un gruppo di giovani. Qualcosa di lontano dai miei impegni quotidiani e dal mio servizio, dal mio mondo ordinario e  fuori dai miei schemi. Un’occasione appunto tutta da vivere.
MISSIONE. Vivere la missione in una ‘terra diversa’. E mi sono sorte tante domande: cosa significa missione o essere missionario? Cosa comporta? Qual è il cuore? Si può essere missionari rimanendo nel proprio paese? In Perù non ho trovato risposte, ma ho incontrato tante persone e ho visitato una cultura che mi ha arricchita.
MARTIRI. Siamo arrivati su una terra sacra, “bagnata” dal sangue di missionari che hanno condiviso la propria vita fino al martirio. Mistero davanti al quale ho cercato di “togliermi i sandali” per cogliere il “sacro” che si respira.
TESTIMONI. Abbiamo conosciuto persone che hanno condiviso una parte del cammino e del lavoro dei martiri. I primi testimoni di un amore che continua nel tempo, i secondi testimoni di un amore che profuma di vita donata fino alla morte.
FRATERNITÀ. Mi sono sentita “mandata” dalla mia comunità religiosa e ringrazio le tante persone che ci hanno accompagnato con la preghiera. E sono partita non da sola ma con un gruppo di “fratelli” con i quali abbiamo condiviso gioie e fatiche, emozioni, ricchezze e povertà.
ESPERIENZA. Che sia stata solo un’esperienza meravigliosa e fantastica da ricordare nel tempo o un’esperienza che si fa quotidiano? Spero in questa seconda opzione.

Suor Renata Ferrari



Carissimi Giovani,
la seconda edizione di questa proposta inizierà tra pochi giorni.
Se sei interessato ad approfondire l'aspetto missionario della Chiesa e la tua ricerca personale in questo aspetto contatta uno degli animatori.
Qui sotto trovi le indicazioni.
Buon cammino!
suor barbara












sabato 4 novembre 2017

Corso Porziuncola




“Questo voglio, chiedo, desidero!”

Cari Giovani,
ritorna la proposta del Corso Porziuncola che anche quest'anno le Suore Francescane Elisabettine e i Frati minori Conventuali propongono ai giovani che desiderano comprendere qual è il progetto di amore di Dio per loro. 
Gli incontri sono pensati per accompagnare nel discernimento vocazionale attraverso la Parola di Dio, la preghiera, le testimonianze, la riflessione personale e la condivisione fraterna, sull'esempio di San Francesco ed Elisabetta Vendramini

Se ti stai chiedendo quale sia la tua vocazione, questa è una proposta proprio per te!

18-19 novembre 2017 
CHIAMATI ALLA VITA
Le stelle rispondono: «Eccoci!» 
e brillano di gioia per colui che le ha create.

            16-17 dicembre 2017 
PER GENERARE VITA
I due saranno una sola carne.

20-21 gennaio 2018
PER ESSERE MINISTRI E TESTIMONI
Fate questo in memoria di me.

17-18 febbraio 2018
PER STARE CON LUI E ANDARE NEL SUO NOME
Voi siete il sale della terra.

24-25 marzo 2018
PER TESTIMONIARE L’ASSOLUTO
Voi siete la luce del mondo.

21-22 Aprile 2018
PER ESSERE FERMENTO NEL MONDO
Come lievito nella pasta.

5-6 Maggio 2018
PER PORTARE A TUTTI IL VANGELO
Andate in tutto il mondo.

18-20 Maggio 2018
ESERCIZI SPIRITUALI A TORREGLIA (PD)






Per partecipare prendi contatto con uno degli animatori entro il 10 novembre 2017
suor Barbara Danesi, francescana elisabettina - barbara.danesi@elisabettine.it
suor Paola Cover, francescana elisabettina - paola.cover@alice.it
padre Alberto Tortelli, francescano conventuale -  fra.alberto@davide.it
  
Note informative:
● L’itinerario è rivolto a ragazze e ragazzi dai 19 ai 32 anni.
● Gli incontri iniziano alle ore 18.30 del sabato e terminano alle ore 16.30 della domenica.
● Ti chiediamo un colloquio previo e la continuità nella partecipazione.
● Porta con te la Bibbia, un quaderno ad anelli piccolo, lenzuola o sacco a pelo. 
● Ti sarà chiesto un contributo spese.

Sede degli incontri
Casa Santa Sofia
Via Falloppio, 49 - 35121 PADOVA 

Tel. 049 655216



mercoledì 11 ottobre 2017

UN FIORE CHE PROFUMA ANCORA

Cari Giovani,
condividiamo con voi una piacevole iniziativa per festeggiare il 30° anniversario di fondazione dell' Associazione Elisabetta d'Ungheria.







Carissimi amici volontari ed ex volontari, soci ed ex soci,
vi raggiungiamo tutti perchè domenica 22 ottobre 2017 festeggiamo l'anniversario di 30 anni di vita della nostra associazione e vorremmo fosse un momento in cui dire grazie a tutti voi e al Signore perchè insieme abbiamo potuto aiutare tante persone nel bisogno e siamo cresciuti insieme sotto tanti punti di vista. Sarà una bella occasione per rivedere amici con cui abbiamo fatto un pezzetto di strada, più o meno lungo e significativo, che non vediamo da tanto tempo. Se volete potete portare con voi anche altre persone.

Per dare spazio a tutto questo abbiamo pensato a questo programma, che si svolgerà presso l'OPSA a Sarmeola di Rubano (PD):
- ore 9.30 in chiesa Celebrazione Eucaristica
- ore 11.00 in teatro spettacolo "UN FIORE CHE PROFUMA ANCORA" dell'attrice Katinka Borsanyi sulla vita di Santa Elisabetta d'Ungheria
- ore 12.30 in sala bar pranzo a buffet con prenotazione entro il 15 ottobre e contributo di 5 Euro a testa, da versare prima del pranzo. 
La prenotazione può avvenire a questo link https://www.elisabettadungheria.it/index.php/eventi 

Vi aspettiamo a braccia aperte e cuore in festa, il presidente e i membri del consiglio direttivo:

Alessandro Brunone
Alberto Allegro
Andrea Noventa
Carla Boscardin
suor Paola Bazzotti
Valentina Bigon




martedì 3 ottobre 2017

Dolcezze


È  la sera del  3 ottobre 1223 e Francesco sta andando all’incontro con sorella morte.
Alla Porziuncola,  insieme ai suoi frati è presente anche Jacopa dei Settesoli, una donna che «famosa per nobiltà e per santità nella città di Roma, aveva meritato il privilegio di uno speciale amore da parte del Santo» (Trattato dei Miracoli 37: FF 860). 
Nel momento in cui Francesco sente avvicinarsi la fine della vita terrena, chiede ad un frate di scrivere una lettera a Jacopa, per informarla della gravità della situazione e chiederle di raggiungerlo prima di sorella morte. «A donna Jacopa, serva dell’Altissimo, frate Francesco, poverello di Cristo, augura salute nel Signore e comunione nello Spirito Santo. Sappi, carissima, che il Signore benedetto mi ha fatto la grazia di rivelarmi che è ormai prossima la fine della mia vita. Perciò, se vuoi trovarmi ancora vivo, appena ricevuta questa lettera, affrettati a venire a Santa Maria degli Angeli. Poiché se giungerai più tardi di sabato, non mi potrai vedere vivo. E porta con te un panno di colore cenerino per avvolgere il mio corpo e i ceri per la sepoltura. Ti prego anche di portarmi quei dolci, che tu eri solita darmi quando mi trovavo malato a Roma». (Lettera a donna Giacomina: FF 253-255)
Ma, segno divino, mentre i frati si consultano e si domandano come far giungere quelle righe così intime e originali nelle richieste, ecco! alla porta c’è Jacopa con un fagotto contenente tutto ciò che Francesco desiderava, in ultimo. Nel convento dove Francesco giace non può entrare nessuna donna, ma egli senza remore rompe la regola e, a motivo della sua fede e devozione, fa entrare la donna che si prostra accanto a Francesco, porgendogli i dolcetti desiderati. «E mangiato che egli ebbe e molto confortatosi, questa madonna Jacopa si inginocchiò a’ piedi di Santo Francesco e prende que’ santissimi piedi e segnati e ornati dalle piaghe di Cristo e con sì grande eccesso di devozione li baciava e bagnava di lacrime, che ai frati che stavano dintorno pareva vedere propriamente la Maddalena ai piedi di Gesù Cristo» (Fioretti: FF 1947).


Morte di Francesco, Porziuncola- Assisi

Mi sono immaginata molte volte gli incontri tra frate Jacopa e Francesco.
Già; FRATE Jacopa. Così vicina a Francesco da considerarla come uno dei suoi frati, dei suoi fratelli.
Si erano conosciuti nel 1209, quando Francesco e i suoi compagni erano giunti a Roma e Jacopa li aveva aiutati a trovare un tetto per ripararsi presso l'ospitale di San Biagio dei Benedettini a Ripa Grande in Trastevere e ad ottenere udienza dal papa Innocenzo III. Pare che proprio in quella occasione  Francesco assaggiò i famosi dolcetti.
Me li immagino seduti sull’erba o in casa su due sgabelli a raccontarsi le ultime vicende; immagino frate Jacopa attenta in ascolto delle parole lente, uscite direttamente dal cuore di Francesco e l’affetto. L’affetto davvero fraterno tra il santo uomo e questa donna, nobildonna vedova e madre, donna di affari, forte e risoluta. E immagino Francesco morente che ascolta il desiderio di avere la compagnia e la consolazione della sua amica; Francesco che ricorda, in quelle ore dolorose e intimissime, la dolcezza dei biscotti e la dolcezza dell’ amicizia, il sapore delle mandorle e del miele sovrapposti al gusto della fraternità, un dono sempre da chiedere e un rito da celebrare anche al momento della morte.
Mi commuove pensare a quei momenti della vita di Francesco. Lui, morente, stigmatizzato, tutto rivolto all’Altissimo buon Signore, l’alter Christus, povero, senza nulla di proprio, nudo sulla nuda terra che osa chiedere la vicinanza femminile, di sorella e di madre di frate Jacopa: l’amica e i biscotti insieme al panno e alle candele per la sepoltura. L’umanità e la santità.

Sono molto devota di frate Jacopa e in questa sera in cui si fa memoria viva del transito del Serafico Padre Francesco da questa vita al Paradiso, la prego perché insegni a noi donne di questo tempo la tenerezza delicata ma audace dell’amicizia che sa far stare ‘al proprio posto’, ma non manca della sollecitudine dell’amore e della carità che rende dolci anche i momenti più faticosi della vita.

Vorrei essere come te, frate Jacopa…
suor barbara

Buona festa di San Francesco!



Le spoglie mortali di frate Jacopa sono poste nella cripta della Basilica di San Francesco ad Assisi.
Sopra l'urna si legge Fr. Jacopa de Septemsoli e sotto l'urna Hic requiescit Jacopa sancta nobilisque romana.





venerdì 22 settembre 2017

Corso Porziuncola 2017-2018


“Questo voglio, chiedo, desidero!”

Cari Giovani,
al termine dell'Estate riprendiamo le nostre attività e vi raggiungiamo con la proposta del Corso Porziuncola che anche quest'anno le Suore Francescane Elisabettine e i Frati minori Conventuali propongono ai giovani che desiderano comprendere qual è il progetto di amore di Dio per loro. 
Gli incontri sono pensati per accompagnare nel discernimento vocazionale attraverso la Parola di Dio, la preghiera, le testimonianze, la riflessione personale e la condivisione fraterna, sull'esempio di San Francesco ed Elisabetta Vendramini

Se ti stai chiedendo quale sia la tua vocazione, questa è una proposta proprio per te!

18-19 novembre 2017 
CHIAMATI ALLA VITA
Le stelle rispondono: «Eccoci!» 
e brillano di gioia per colui che le ha create.

            16-17 dicembre 2017 
PER GENERARE VITA
I due saranno una sola carne.

20-21 gennaio 2018
PER ESSERE MINISTRI E TESTIMONI
Fate questo in memoria di me.

17-18 febbraio 2018
PER STARE CON LUI E ANDARE NEL SUO NOME
Voi siete il sale della terra.

24-25 marzo 2018
PER TESTIMONIARE L’ASSOLUTO
Voi siete la luce del mondo.

21-22 Aprile 2018
PER ESSERE FERMENTO NEL MONDO
Come lievito nella pasta.

5-6 Maggio 2018
PER PORTARE A TUTTI IL VANGELO
Andate in tutto il mondo.

18-20 Maggio 2018
ESERCIZI SPIRITUALI A TORREGLIA (PD)


Per partecipare prendi contatto con uno degli animatori entro il 10 novembre 2017
suor Barbara Danesi, francescana elisabettina - barbara.danesi@elisabettine.it
suor Paola Cover, francescana elisabettina - paola.cover@alice.it
padre Alberto Tortelli, francescano conventuale -  fra.alberto@davide.it
  
Note informative:
● L’itinerario è rivolto a ragazze e ragazzi dai 19 ai 32 anni.
● Gli incontri iniziano alle ore 18.30 del sabato (con la cena) e terminano alle ore 16.30 della domenica.
● Ti chiediamo un colloquio previo e la continuità nella partecipazione.
● Porta con te la Bibbia, un quaderno ad anelli piccolo, lenzuola o sacco a pelo. 
● Ti sarà chiesto un contributo spese.

Sede degli incontri
Casa Santa Sofia
Via Falloppio, 49 - 35121 PADOVA 

Tel. 049 655216


giovedì 21 settembre 2017

Ma stai chiamando proprio me?

In quel tempo, mentre andava via, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori». (Mt 9,9-13)

Vocazione di san Matteo, Caravaggio - particolare


A me la storia della chiamata di Matteo suscita sempre grande stupore. 
Prima di tutto perché trovo originale e affascinante la pedagogia di Gesù.
Vede un uomo, gli vuole bene, lo sceglie e lo chiama. 
Nel racconto autobiografico dell’Evangelista, questo accade in pochi secondi.
In un tempo brevissimo Gesù consegna a Matteo tutto ciò che gli serve per vivere in pienezza la vita: il suo sguardo, la sua predilezione su di lui, il suo amore, la sua missione. Cosa desiderare di più?
Gesù conclude questo contatto con Matteo con un imperativo categorico: «Seguimi». Il Signore voleva da subito fargli capire che la sua Parola è forte, è una parola efficace, che fa quello che dice, che non si può rifiutare se si vuole fare verità. E Matteo prenderà sul serio questo, tramandandola fedelmente nel suo Vangelo, fino a noi, oggi qui e in tutto il mondo.
Non si può non considerare anche il fatto che Matteo viene scelto in modo scandaloso per chi stava assistendo alla scena. Matteo è oggetto di una predilezione sconvolgente, proprio accaduta a lui, perché poi potesse raccontare che Gesù non è venuto per i sani, ma per i malati.
Tutto calcolato, certo!
Gesù sapeva che quel pubblicano avrebbe narrato la misericordia divina sperimentata sulla sua pelle perché tutti sapessimo che ciascuno è chiamato dal Signore, anche con i limiti e i peccati che si porta dietro o dentro.
Chi segue Gesù non è una statua di bronzo e nemmeno un santo fatto in serie, magari di legno prefabbricato, ma donne e uomini che, affascinati da Gesù stesso e dal suo stile di vita, hanno deciso di dargli fiducia e provare a stare dietro a Lui, donando anche tutta la vita, per continuare a narrare nella carne che il Dio di Gesù è il Dio Padre, Misericordioso e Buono.
E tu?

                                                  Vocazione di san Matteo, Caravaggio - particolare

Cari Giovani, vi assicuro che ci conviene stare molto attenti ai passaggi di Gesù nella nostra vita, per non rischiare di non sentire la sua voce che ci rivolge lo stesso invito…«Seguimi»; per non rischiare che ci venga vicino, al nostro tavolino, ai nostri banchi (!!) e noi siamo impegnati magari ad ascoltare altre voci.
Buon cammino, attenti alla voce del Signore!
suor barbara

barbara.danesi@elisabettine.it