giovedì 12 aprile 2018

VIAGGIO AI CONFINI DELLA CARITA'


Quando:
da sabato 4 agosto ore 20.00 
a venerdì 10 agosto ore 8.00 

Dove
da Padova a Padova!

Lunghezza
26,4 Km suddivisi in 5 momenti diversi, 
il tragitto più lungo è di 6,4 km



Programma:

Sabato 4: conoscenza e introduzione all'esperienza
Domenica 5:  giornata di cammino,  preghiera e conoscenza 
di alcuni luoghi significativi
Lunedì 6: servizio 
Martedì 7: servizio
Mercoledì 8: servizio
Giovedì 9: servizio e cammino


Accompagnatori:

suor Paola Bazzotti: 340-7559467 paolarbazzotti@gmail.com
suor Mariateresa Dubini: 334-3001393 terry.kairos1968@libero.it
Ilaria Giagio e i frati Francescani Conventuali

Il nostro punto di riferimento sarà 
Casa Santa Sofia, 
via Falloppio, 49 - Padova 

Note:

L’esperienza prevede delle proposte quotidiane di preghiera, riflessione e condivisione in stile francescano, oltre al servizio in una delle seguenti realtà: Casa Maran (casa di riposo per persone anziane), OPSA (struttura residenziale per persone con disabilità), Cucine Economiche Popolari (mensa per persone in condizioni di povertà ed emarginazione) e, se valutato opportuno al momento, Casa S. Chiara (hospice per persone con malattie in fase terminale). 
Il pellegrinaggio si svolgerà solo all'inizio e alla fine del campo perché il cammino proposto sarà soprattutto di crescita interiore attraverso l'incontro con l'altro/Altro nel servizio e nella fraternità. 

martedì 10 aprile 2018

Dove posso essere un giovane di Risurrezione?


Cari Giovani,
dopo alcuni giorni dal suo termine vi racconto brevemente l'esperienza che anche quest'anno, pensate...10° anno, un numeroso gruppo di ragazze e ragazzi ha vissuto presso la Basilica di S. Antonio a Padova, dal pomeriggio di Giovedì Santo fino alla Domenica di Pasqua.
Nuovamente abbiamo cercato di comprendere meglio il significato del Triduo e della Pasqua attraverso  le catechesi e le testimonianze di suor Lia e Anna a Casa Santa Chiara, hospice per malati oncologici, e di fra Michele e fra Piero presso la Comunità S. Francesco di Monselice dove ci si occupa di persone dipendenti da varie sostanze.
Abbiamo potuto anche pregare con la comunità dei Frati e con la numerosa gente presente in Basilica, abbiamo potuto gustare la dolcezza della fraternità tra noi e con le persone incontrate nelle realtà che abbiamo visitato.


i giovani partecipanti al Triduo



Qui sotto trovate la testimonianza di Sonia, una giovane che ha partecipato all'esperienza.


Il primo giorno del Triduo Pasquale mi è stato consigliato di GUSTARE e ASSAPORARE ogni momento di questa esperienza per capire fino in fondo il fondamento della nostra Fede cristiana...e alla fine è stato un vero e proprio NUTRIMENTO per lo Spirito, un'iniezione di Vita ma soprattutto una ricarica! Noi giovani nella nostra vita abbiamo molti dubbi ed incertezze ma Gesù ci dice "Non abbiate paura!". Il senso della Risurrezione è proprio farci capire che la speranza non muore, che dobbiamo andare oltre come Gesù è andato oltre la Morte per ridare la forza a tutte le nostre speranze prendendoci per mano. Ciò che ci dà Vita è credere nella sua Risurrezione e nel suo Amore totale e gratuito, un sentimento che mettiamo in dubbio e che la nostra testa non può razionalizzare. In questi tre giorni abbiamo vissuto momenti di fraternità e condivisione tra giovani di diverse età, giovani che non hanno avuto paura di mettersi in ascolto, di stare in silenzio, di farsi domande e confrontarsi andando in profondità della loro Fede. L'obiettivo ora è di vivere la Pasqua nella nostra quotidianità, rinnovarci ogni giorno ed allenarci ad un rapporto autentico con Dio lasciando cadere le nostre maschere e per aiutarci possiamo chiederci: Che senso voglio dare alla mia vita? Dove posso essere un giovane di Risurrezione? 





domenica 1 aprile 2018




È risorto, non è qui. (Mc 16,6)



resurrezione di Cristo, Beato Angelico, Firenze


Gesù è risorto!
Lo dice l’angelo.
Il crocifisso non è qui.
Il dolore, il cattivo odore, la morte non sono qui.
Gesù è risorto. 
Il sepolcro è vuoto e Lui, con il suo corpo è qui, in mezzo a noi, vivente.
Riempie i nostri vuoti e noi profumati, salvati, vivi possiamo annunciarlo.
Andiamo, il Maestro è vivo.
Buona Pasqua!
particolare di Maria Maddalena

giovedì 1 marzo 2018



È risorto, non è qui. 
(Mc 16,6)






Cari Giovani,
mentre ci inoltriamo nel tempo di Quaresima, cercando di tornare a Gesù accogliendo l’invito della Chiesa a vivere nella sobrietà, nella preghiera e nell’attenzione ai fratelli, anche quest’anno, grazie alla disponibilità dei Frati minori conventuali, vi invitiamo a vivere il Triduo Pasquale presso la Basilica di S. Antonio di Padova.

Sarà un' occasione unica
·   per scoprire, attraverso la bellezza della liturgia e la catechesi, il senso profondo dei giorni in cui si celebra il Mistero più grande della nostra fede: la Passione, la Morte e la Risurrezione di Gesù;
·  per conoscere persone e luoghi dove si vive concretamente il Mistero pasquale (giovani in situazioni di disagio, malati, poveri);
·  per vivere insieme ad altri giovani un’esperienza di fraternità francescana.

L’esperienza inizia il pomeriggio del Giovedì Santo e termina la Domenica di Pasqua (dal 29 marzo al 1° aprile 2018) ed è rivolta a giovani dai 18 ai 30 anni (ragazzi e ragazze).







Per informazioni e iscrizioni :

- suor Barbara Danesi: barbara.danesi@elisabettine.it

Casa Santa Sofia
Suore  Francescane Elisabettine 
Via G. Falloppio, 49 - Padova 
Telefono 049  655216 

giovedì 28 dicembre 2017

DIS-UGUALI


Riconoscere, apprezzare, saper gestire…





Cari Giovani e cari educatori che accompagnate adolescenti nel cammino della loro crescita, 
le suore francescane elisabettine e i frati minori conventuali propongono un week-end di approfondimento per ragazzi e ragazze dai 16 ai 18 anni per riconoscere, apprezzare e saper gestire le differenze tra maschile e femminile. 

Vi aspettiamo ad Assisi, da sabato 10 a martedì 13 febbraio 2018. 

Qui sotto trovate il programma dettagliato e i recapiti a cui chiedere ulteriori informazioni.


PROGRAMMA

SABATO 10 FEBBRAIO 2018
ore 15.00-16.30: Arrivi a Casa Incontro
17.00: Conoscenza e introduzione all'esperienza
17.30: Laboratorio “Uno sguardo al sociale”
19.00: Preghiera
19.30: Cena
20.45: Visione film a tema

DOMENICA 11 FEBBRAIO 2018
09.00: S. Messa
10.15: Riflessione su Gen 1
10.30-11.30: Laboratorio divisi in maschi e femmine
13.00: Pranzo
15.00: Raccolta prodotto del laboratorio del mattino
16.00: Percorso in Assisi: le esperienze del maschile e femminile in Chiara e Francesco
19.30: Preghiera
20.00: Cena
21.30: Serata di fraternità

LUNEDI 12 FEBBRAIO 2018
08.00: Partenza verso l’Eremo delle carceri: esperienza di ascolto del proprio corpo e riflessione su     Gen 2
13.00: Pranzo
16.00: Riflessione su “La relazione tra maschile e femminile” con Ivana e Pierluigi      
17.00: Pausa
17.30: Lavori di gruppo 
19.00: Preghiera
19.30: Cena

MARTEDI 13 FEBBRAIO 2018
07.30: Preghiera
08.00: Colazione
09.15: Riflessione su “Come le categorie della giovinezza sul maschile e femminile vengono trasformate e riutilizzate per la vita spirituale” (con spazio per le domande)
Conclusioni
12.30: Pranzo
Saluti e partenza

N.B. Il programma potrà subire lievi modifiche.
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Note logistiche

A chi è rivolto il percorso: ai giovani dai 16 ai 18 anni. I ragazzi  e le ragazze minorenni devono essere accompagnati da un adulto.
Dove: Casa Incontro presso le suore francescane elisabettine, in via S. Benedetto, 46 - Assisi
Quota: per la partecipazione è chiesto a ciascun partecipante un rimborso per le spese di vitto e alloggio di 50,00 €.
Da portare con sé: un quaderno per gli appunti personali, la Bibbia, lenzuola o sacco a pelo, asciugamani, scarpe comode, effetti personali.

Iscrizioni entro il 4 febbraio 2018, inviando e-mail a 
emiliana.norbiato@alice.it 
con i seguenti dati: nome, cognome, cellulare, eventuali allergie/intolleranze alimentari.

Per info
scrivere e-mail a 
emiliana.norbiato@alice.it o contattare il numero 075 816057 
segreteria@giovaniversoassisi.it o contattare il numero 075 8190137




venerdì 17 novembre 2017

Le rose e il pane

Nella festa di Santa Elisabetta d'Ungheria

Ad Elisabetta piaceva portare di nascosto cibo e denaro ai poveri. Un giorno, carica di queste cose, scendeva per irti e stretti sentieri che dal castello conducevano in città, in compagnia di una delle sue ancelle più care. Portava sotto il mantello pane, carne, uova ed altro cibo, quando suo marito, reduce dalla caccia, le comparve davanti all'improvviso. Meravigliato nel vederla andare curva sotto il peso del suo fardello le disse: «Lasciami vedere quello che porti»; e lei tutta tremante apri il mantello: non c'erano altro che rose bianche e rosse, le più belle anche gli avesse mai visto.
(Storia di S. Elisabetta, di Ch. Montalembert)

cappella di Casa Santa Sofia-Padova


Gli storici affermano che questo fatto non sia mai accaduto, ma sia una leggenda nata per descrivere romanticamente lo stile di vita di santa Elisabetta.
In ogni caso questo racconto mi fa riflettere.
Le rose.
Il segno della femminilità e della regalità. Quale donna non gradisce ricevere un mazzo, anche una sola di questi fiori bellissimi e (una volta!) profumatissimi? La rosa, regina del giardino, da sempre richiama il dono dell’amato all'amata, il fiore per eccellenza che richiama femminilità, bellezza e delicatezza. Elisabetta, nella sua breve vita, è stata una giovane che ha vissuto in modo molto intenso il suo essere donna e il suo essere regina, con le caratteristiche tipiche che contraddistinguono questi due aspetti, in modo originale e talvolta anche provocatorio rispetto al modo di pensare e alla cultura del tempo: dolcezza e fortezza, semplicità e determinazione, umiltà e coraggio.
La leggenda dice che queste rose prima di essere tali erano pane.
Il pane.
Un elemento fondamentale che sfama e nutre.
La giovane regina Elisabetta, sull'esempio di Gesù e di San Francesco che aveva scelto come ispiratore di vita, portava il pane ai poveri per condividerlo con loro.
Elisabetta è stata una donna di carità, che ha donato tutto ciò che possedeva, la sua vita stessa, a chi non aveva nulla, soprattutto ai piccoli e agli esclusi della società.

Festeggiare oggi Elisabetta e rinnovare devozionalmente i voti di obbedienza, povertà e castità, permette a noi suore elisabettine di ringraziare il Signore per il dono di essere donne e consacrate nella terziaria famiglia e chiedere ad Elisabetta d’Ungheria di continuare ad intercedere per noi la capacità di servire i poveri, gli ultimi, le sorelle e i fratelli che vivono nelle periferie, testimoniando l’amore di Cristo con la dolcezza e la premura femminile, alla regale.

Auguri a tutte le sorelle francescane elisabettine e all'Ordine francescano secolare.


suor barbara, barbara.danesi@elisabettine.it



venerdì 10 novembre 2017

C'è una casa per ciascuno di noi

10 novembre 1828 - 10 novembre 2017

Nel 1828 fui posta con una compagna, dopo mille vicende, in una splendida reggia della santa povertà, priva persino del letto, aspettandolo da Dio, autore di tale impresa.
Risplendette lo stesso giorno la sua provvidenza e mi fu dato un pagliericcio e una coperta di lana, perché ben cominciava il freddo.
Le stanche mie membra, sbattuti da alcuni mesi dalla terzana, trovarono in questo duro letto quel riposo che in un morbido letto non avevo trovato fino a quel punto.
Le notturne stelle, che dalla bucata soffitta vedere si facevano, non potevano essere che amabili se il sonno, straniero da molti agli occhi miei, tolta non mi avesse sì cara contemplazione. (Elisabetta Vendramini, “Memorie dell’Impianto”).



la reggia soffitta - casa madre, Padova

La giovinezza è un tempo prezioso per 'trovare casa'.
È il tempo della conoscenza profonda di sé per poter giocare i propri talenti al meglio; è il tempo dell'impegno serio per realizzare i propri sogni e desideri; è il tempo soprattutto della ricerca per comprendere quale sia la vocazione a cui il Signore chiama.
Trovare casa vuol dire trovare il luogo dove piantare le proprie radici per vivere con consapevolezza la vita, secondo il progetto di amore di Dio.
Oggi, nella memoria della nascita della terziaria famiglia elisabettina, ringrazio il Signore per aver donato a me e a molte altre donne, una casa (non solo di mattoni, ma di cuori e valori, di affetti e di doni spirituali) dove vivere il Vangelo e la vocazione all'amore, una casa da cui partire e in cui ritornare, seguendo Gesù e servendo le sue figlie e i suoi figli.
Che questa casa continui ad essere un luogo di pace e fraternità perché la famiglia elisabettina viva la sua missione, unita a madre Elisabetta, per la potenza dello Spirito Santo, per la fedeltà del Signore Gesù e possa essere luogo di serenità e sollievo per molti.

Buona festa, ad ogni sorella elisabettina e a tutti colori che in vari modi abitano le nostre case!

suor barbara
barbara.danesi@elisabettine.it


p.s.
Se vuoi conoscerci vieni a visitare la nostra casa


Casa Santa Sofia
via Falloppio, 49
35121 Padova


Casa Madre
via Beato Pellegrino, 40
35137 Padova

domenica 5 novembre 2017

Testimoni della speranza

Riscoprire la bellezza del donare la vita

il gruppo


A cura di Valerio Folli OFMConv e Martina Giacomini stfe

Condividiamo la bella esperienza di formazione missionaria francescana rivolta ai giovani intitolata “Testimoni della speranza”, vissuta lo scorso anno pastorale e culminata nella missione in Perù ad agosto. La proposta, nata dal Centro Provinciale Missioni della Provincia Italiana “Sant’Antonio di Padova” dei frati minori conventuali (ofmconv), ha conosciuto la collaborazione tra i frati e le suore elisabettine. L’iniziativa è stata proposta a livello nazionale per le caratteristiche originali del progetto.
Nei sei week-end di formazione è stato possibile: conoscere i giovani che hanno aderito all’esperienza (una ventina tra ragazzi e ragazze provenienti da tutta Italia); discernere insieme le motivazioni della partenza; aiutare i giovani ad entrare nel cuore dell’esperienza missionaria, sia da un punto di vista antropologico (affrontando alcune tematiche culturali, lo studio della lingua castigliana e gli aspetti ecclesiali dell’America Latina), sia spirituale (chiamati alla missione); comprendere cosa avrebbero fatto in Perù; conoscere i testimoni della fede che hanno dato la loro vita per la terra peruviana: i beati martiri Michele Tomaszek, Zbigniew Strzałkowski – ofmconv polacchi – e don Sandro Dordi – fidei donum della diocesi di Bergamo –, uccisi da Sendero luminoso nell’agosto 1991.
Il percorso ha permesso ai giovani di prepararsi a: condividere il carisma francescano del “vivere tra e con la gente”; riscoprire l’esperienza di fede e lo spirito missionario; vivere un’esperienza di Vangelo, sui passi dei beati martiri del Perù, e condividerne la testimonianza con il popolo peruviano, scoprendo nel martirio cristiano una forma di testimonianza di non violenza; crescere nella disponibilità al servizio verso gli ultimi; sostenere economicamente alcuni progetti caritativi proposti e seguiti dai frati minori conventuali presenti in Perù, in favore delle popolazioni locali.
Proprio la dimensione del martirio è stata centrale nel cammino fatto. Il dono della vita per i fratelli in nome del Signore ha provocato i giovani partecipanti e li ha spinti a scavare dentro di sé per cercare le motivazioni del loro entusiasmo missionario e verificarne la consistenza. È stato un esercizio di discernimento - attraverso il confronto con gli animatori, tra di loro e affidando ogni cosa al Signore nella preghiera - e alcuni di loro hanno deciso di proseguire il cammino iniziato, altri hanno scelto di rinviarlo.
Il percorso è stato importante anche per sollecitare il gruppo a crescere concretamente nel senso di responsabilità: hanno speso tempo ed energie nella gestione di alcune iniziative volte all’autofinanziamento e al sostegno di progetti di solidarietà. È stato poi bello e interessante coinvolgere il gruppo in altre esperienze favorendo l’incontro con altri giovani: Missio Meeting Giovani, proposto dal Centro Missionario Diocesano di Padova; il 5° Appuntamento Mondiale Giovani per la Pace organizzato dal Sermig a Padova; La Notte dei miracoli iniziativa per i giovani durante la celebrazione della tredicina di sant’Antonio presso la Basilica di sant’Antonio a Padova.
I giovani accompagnati da fra’ Valerio Folli, fra’ Rocco Predoti, fra’ Salvatore Cannizzaro e suor Renata Ferrari hanno vissuto l’esperienza missionaria in Perù dal 6 al 30 agosto, fermandosi per buona parte del tempo a Pariacoto, distretto a nord di Lima, dove hanno svolto diverse attività caritative, di evangelizzazione, educative e di lavoro manuale. Lo stile è stato di sobrietà, di essenzialità e di solidarietà fraterna con la popolazione locale: hanno affiancato i missionari e i catechisti locali nella visita alle famiglie, agli anziani, ai malati e nello stare accanto ai bambini e alle persone indigenti.

Grati di quanto il Signore ci ha donato, ascoltiamo ora la voce di alcuni giovani e di suor Renata.

 
i giovani in preghiera presso le tombe dei Martiri

la preghiera in ricordo dei Martiri

Erika insegna alle donne a costruire corone del rosario

Francesca con la gente

Sono Marco, un ragazzo di 29 anni in cammino vocazionale con i Frati Minori Conventuali e ho scelto di partire per la missione in Perù per approfondire la mia fede e il mio cammino vocazionale.
Sono stato colpito molto dalla figura dei martiri e dalla loro storia che racconta una vita che si fa dono prima nell’aiuto concreto alle povertà materiali e spirituali di tanti e poi nella donazione ultima e totale dell’essere uccisi nel nome di Cristo. In particolare non scorderò mai gli anziani alla casa di riposo a Casma – a nord di Lima - dove ho fatto servizio.
Questa esperienza mi è servita per aprire gli orizzonti, ricordandomi che la Chiesa è una, santa, cattolica e apostolica e che quelli sparsi nel mondo sono miei fratelli nella fede e in cammino verso Gesù come me, che vivono e pregano a partire dalla stessa fede anche se con modalità, riti e tempi diversi. Sono tornato fortificato nella mia fede e nel mio cammino vocazionale.
Marco Padroni

Mi chiamo Maddalena: sono di Genova e ho 19 anni. A breve inizierò l’università. Il gran desiderio di fare un’esperienza missionaria mi ha spinta ad unirmi al gruppo ‘Testimoni della Speranza’ che si trovava a Padova, anche superando l’ostacolo della distanza geografica.
Del Perù mi hanno stupito soprattutto l’accoglienza, i sorrisi per strada, gli abbracci forti e pieni di affetto dei bambini, l’ospitalità ricevuta in casa da chi non mi conosceva. Tutte cose che a fatica in Italia si sperimentano. Subito ho provato disagio, ma poi ho sentito che di questa umanità semplice avevo bisogno e che ritornata a casa mi sarebbe mancata.
Sono stati momenti profondi e allegri le messe celebrate nella cappella dei martiri con i bambini e mi sono accorta che la fede delle persone incontrate è molto diversa dalla mia. Ma il dono più grande per me è stato incontrare la gente nelle loro case, spesso fatte di mattoni di fango e paglia intrecciata, e ascoltare le vecchie dei villaggi che ci testimoniavano il loro incontro con i martiri Miguel e Zibi. E vorrei dire che Miguel e Zibi ci sono stati vicini e ci hanno accompagnato durante il nostro andare.
A Chimbote, città a nord di Lima, ho capito la differenza tra vita e sopravvivenza. Qui ho visto madonna povertà – come la chiamava Francesco d’Assisi - e per me ha rappresentato un bel colpo allo stomaco: famiglie che vivono senza acqua e senza elettricità, i cui figli devono rinunciare alla scuola per lavorare in strada e dove la violenza domestica è all’ordine del giorno. Mi sono misurata con la povertà anche nella casa di riposo di San José gestita dalle suore di santa Teresa di Calcutta.

Ora inizia per me la vera missione: testimoniare ciò che ho visto e portare speranza per un mondo migliore.
Maddalena Fabbi

Riassumo l’esperienza vissuta in Perù con alcune parole.
OCCASIONE. Mi è stato proposto durante l’anno di seguire il percorso Testimoni della Speranza, anche in vista dell’esperienza missione, assieme ai frati conventuali, suor Martina e un gruppo di giovani. Qualcosa di lontano dai miei impegni quotidiani e dal mio servizio, dal mio mondo ordinario e  fuori dai miei schemi. Un’occasione appunto tutta da vivere.
MISSIONE. Vivere la missione in una ‘terra diversa’. E mi sono sorte tante domande: cosa significa missione o essere missionario? Cosa comporta? Qual è il cuore? Si può essere missionari rimanendo nel proprio paese? In Perù non ho trovato risposte, ma ho incontrato tante persone e ho visitato una cultura che mi ha arricchita.
MARTIRI. Siamo arrivati su una terra sacra, “bagnata” dal sangue di missionari che hanno condiviso la propria vita fino al martirio. Mistero davanti al quale ho cercato di “togliermi i sandali” per cogliere il “sacro” che si respira.
TESTIMONI. Abbiamo conosciuto persone che hanno condiviso una parte del cammino e del lavoro dei martiri. I primi testimoni di un amore che continua nel tempo, i secondi testimoni di un amore che profuma di vita donata fino alla morte.
FRATERNITÀ. Mi sono sentita “mandata” dalla mia comunità religiosa e ringrazio le tante persone che ci hanno accompagnato con la preghiera. E sono partita non da sola ma con un gruppo di “fratelli” con i quali abbiamo condiviso gioie e fatiche, emozioni, ricchezze e povertà.
ESPERIENZA. Che sia stata solo un’esperienza meravigliosa e fantastica da ricordare nel tempo o un’esperienza che si fa quotidiano? Spero in questa seconda opzione.

Suor Renata Ferrari



Carissimi Giovani,
la seconda edizione di questa proposta inizierà tra pochi giorni.
Se sei interessato ad approfondire l'aspetto missionario della Chiesa e la tua ricerca personale in questo aspetto contatta uno degli animatori.
Qui sotto trovi le indicazioni.
Buon cammino!
suor barbara