giovedì 25 aprile 2013

Dio ha cura di te!





"Carissimi, rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili.

Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché vi esalti al tempo opportuno, riversando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi. Siate sobri, vegliate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze sono imposte ai vostri fratelli sparsi per il mondo.
E il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo Gesù, egli stesso, dopo che avrete un poco sofferto, vi ristabilirà, vi confermerà, vi rafforzerà, vi darà solide fondamenta. A lui la potenza nei secoli. Amen!
Vi ho scritto brevemente per mezzo di Silvano, che io ritengo fratello fedele, per esortarvi e attestarvi che questa è la vera grazia di Dio. In essa state saldi! Vi saluta la comunità che vive in Babilonia, e anche Marco, figlio mio. Salutatevi l’un l’altro con un bacio d’amore fraterno. 
Pace a voi tutti che siete in Cristo!" 1 Pt 5,5-14

sabato 13 aprile 2013

Dio non ha la bacchetta magica



Dio ci salva nella nostra storia personale


Le "fantasie trionfalistiche" sono "una grande tentazione nella vita cristiana". Ma Dio "non fa come una fata con la bacchetta magica", che può salvare l'uomo in un istante; piuttosto si serve della strada della perseveranza, perché "ci salva nel tempo e nella storia", nel "cammino di tutti i giorni". È questa la riflessione che il Papa ha offerto durante la messa celebrata venerdì mattina, 12 aprile, nella cappella della Domus Sanctae Marthae. 
 Riferendosi al passo degli Atti degli apostoli (5, 34-42) proclamato nella prima lettura, il Papa ha indicato in Gamalièle "un uomo saggio", perché "ci dà un esempio di come Dio agisce nella nostra vita. Quando tutti questi sacerdoti, farisei, dottori della legge erano tanto nervosi, impazziti per quello che facevano gli apostoli, e volevano pure ammazzarli, disse: ma fermatevi un po'! E ricorda alcune storie di Giuda il Galileo, di Tèuda, che non erano riusciti a fare nulla: dicevano che erano il Cristo, il Messia, i salvatori e poi tutto era rimasto senza successo. "Date tempo al tempo" dice Gamalièle".
"È un consiglio saggio - ha spiegato Papa Francesco - anche per la nostra vita. Perché il tempo è il messaggero di Dio: Dio ci salva nel tempo, non nel momento. Qualche volta fa i miracoli, ma nella vita comune ci salva nel tempo. Alle volte pensiamo che il Signore viene nella nostra vita, ci cambia. Sì, ci cambia: le conversioni sono quello. "Voglio seguirti, Signore". Ma questo cammino deve fare storia". Il Signore, dunque, "ci salva nella storia: nella nostra storia personale. Il Signore non fa come una fata con la bacchetta magica. No. Ti dà la grazia e dice, come diceva a tutti quelli che Lui guariva: "Va, cammina". Lo dice anche a noi: "Cammina nella tua vita, dai testimonianza di tutto quello che il Signore fa con noi"".
Bisogna rifuggire allora da "una grande tentazione nella vita cristiana, quella del trionfalismo. È una tentazione - ha affermato il Pontefice - che anche gli apostoli hanno avuto. Per esempio, quando Pietro dice al Signore: ma, Signore, io mai ti rinnegherò, sicuro! Il Signore gli dice: stai tranquillo, prima che il gallo canti, prima che ci sia il canto del gallo, per tre volte dirai contro di me". Questa è appunto la tentazione del "trionfalismo: credere che in un momento sia stato fatto tutto! No, in un momento incomincia: c'è una grazia grande, ma dobbiamo andare nel cammino della vita".
Anche dopo la moltiplicazione dei pani - narrata nel Vangelo di Giovanni (6, 1-15) - c'è la tentazione del trionfalismo. "Allora la gente, visto il segno che Egli aveva compiuto, diceva: "Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo! Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re", se ne va". Ecco, dunque, "il trionfalismo: ah, questo è il re! E poi Gesù li rimprovera: voi venite dietro a me non per sentire le mie parole, ma perché ho dato da mangiare".
"Il trionfalismo - ha spiegato il Papa - non è del Signore. Il Signore è entrato sulla terra umilmente. Ha fatto la sua vita per trent'anni, è cresciuto come un bambino normale, ha avuto la prova del lavoro, anche la prova della croce. E poi, alla fine, è risorto. Il Signore ci insegna che nella vita non è tutto magico, che il trionfalismo non è cristiano".
È vero "quello che ha detto il saggio Gamalièle: lasciateli, il tempo dirà!". E "anche noi - ha proseguito il Pontefice - diciamo a noi stessi: "Io voglio andare dietro al Signore, sulla sua strada, ma non è cosa di un momento, è cosa di tutta la vita, di tutti i giorni". Quando mi alzo al mattino: "Signore, andare con Te, andare con Te". Questa è la grazia che dobbiamo chiedere: quella della perseveranza".
Si tratta dunque - ha concluso - di "perseverare nel cammino del Signore, fino alla fine, tutti i giorni. Non dico incominciare di nuovo tutti i giorni: no, proseguire il cammino. Proseguire sempre. Un cammino con difficoltà, con il lavoro, anche con tante gioie. Ma il cammino del Signore".
"Chiediamo - ha esortato - la grazia della perseveranza. E che il Signore ci salvi dalle fantasie trionfalistiche. Il trionfalismo non è cristiano, non è del Signore. Il cammino di tutti i giorni, nella presenza di Dio, quella è la strada del Signore. Andiamo per quella".

mercoledì 3 aprile 2013

Esercizi spirituali per giovani dal 3 al 5 maggio 2013


Signore, è davanti a te ogni mio desiderio Sal 38, 10


Esperienza di ascolto
di sé e del Signore, attraverso il silenzio
 e la meditazione 
 della Parola di Dio.


NOTE GENERALI

· DESTINATARI: giovani dai 19 ai 32 anni
· DATA: dalle 19.00 di venerdì 3 maggio alle 18.00 di domenica 5 maggio 2013
· LUOGO: Casa di spiritualità “Villa Immacolata”, via Monte Rua, 4, Torreglia (PD)
· ANIMATORI: suor Paola Cover e suor Barbara Danesi, francescane elisabettine, padre Alberto Tortelli e fra’ Josè Matias, francescani conventuali
· PORTA CON TE: Bibbia, quaderno ad anelli piccolo e biancheria (lenzuola e asciugamani)
· QUOTA: 90,00  (chi non potesse sostenere tale spesa, può contribuire secondo le proprie possibilità)


Per info e iscrizioni contattare entro il 28 aprile:
- suor Paola Cover: 049 9933009 oppure 338 8418919 paola.cover@alice.it
- padre Alberto Tortelli: 049 8242811 oppure 380 4199437 fra.alberto@davide.it


lunedì 1 aprile 2013

Le donne nel ruolo incredibile di testimoni della Resurrezione



Bellissima riflessione della teologa Cettina Militello sul vangelo di oggi.....
"Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

In questo Lunedì dell’Angelo l’attenzione della Chiesa è anche per le donne giunte al sepolcro di Gesù e che trovano vuoto. Sono loro ad essere le testimoni della Resurrezione. Su questo particolare aspetto Benedetta Capelli ha chiesto un commento alla teologa Cettina Militello: 
R. – Bisogna cominciare con il dire che le donne ci sono nella sequela di Gesù di Nazaret. Non spuntano improvvisamente soltanto la mattina del giorno della Resurrezione, ma Gesù ha sempre manifestato un’attenzione particolare al deficit culturale delle donne: deficit religioso, fisico, legale. C’è il paradosso del discorso della Resurrezione: Gesù fa testimoni di Lui risorto - qualcosa di inaudito, incredibile, inaccettabile, razionalmente - proprio delle persone, le donne, le quali non hanno nessuna capacità testimoniale perché non gliele assegna la legge ebraica e non contano come soggetti nel mondo antico.
D. - Da qui, secondo lei, nasce una nuova interpretazione anche per gli studi teologici della donna nella Sacra Scrittura?
R. – Viene fuori il paradosso per cui Dio, nella storia della Salvezza, si serve di criteri tutti suoi, che non sono quelli della potenza o delle regole stabilite dagli uomini. Le donne che sono veramente un “non soggetto” diventano coloro che per prime fruiscono dell’apparizione del Risorto e ne fruiscono sempre, anche quando nei racconti evangelici, che sono diversi uno dall’altro, c’è la mediazione dell’angelofania. Noi abbiamo nei sinottici questa presenza della figura angelica singola o plurima che dice alle donne: “chi cercate, non è qui!” Però, immediatamente dopo, Gesù si mostra direttamente a loro e a loro dice di andare ad annunciarlo ai discepoli. Le donne reagiscono in modo diverso, spaventate, trepidanti; addirittura Marco dice che non dissero niente a nessuno, che è paradossale perché se non l’avessero detto noi non sapremo che hanno vissuto questa esperienza. Però, ripeto, la cosa straordinaria è proprio questa scelta testimoniale: soggetti che non possono dare testimonianza in tribunale, la cui parola non è credibile se non c’è un testimone maschio che la supporta, vengono scelte da nostro Signore per annunciare l’evento risolutivo del suo mistero e cioè il fatto che ha sconfitto la morte e che è risorto. Non solo, ma diventano il tramite della missione dei discepoli, in particolare Maria Maddalena nel Medioevo – l’ha ricordato anche Giovanni Paolo II nella Mulieris dignitatem - veniva chiamata “apostola apostolorum”, cioè è una figura talmente forte da diventare colei che evangelizza gli stessi evangelizzatori, gli stessi annunciatori.
D. – Come vivere, secondo lei, questo tempo così importante, in un tempo che tra l’altro poi ci porterà a Pentecoste, quindi all’incontro con lo Spirito Santo?
R. – Secondo me va vissuto con la coscienza che il Risorto ci restituisce tutti, uomini e donne, alla piena nostra dignità di creature, che Dio ha voluto a sua immagine. Questo è un tempo di “ubriacatura”. E’ un tempo nel quale la potenza dello Spirito che già ha operato Cristo Signore ci prepara all’evento conclusivo del mistero e istitutivo della Chiesa, quindi la mia è un’espressione forte ma d’altra parte li presero per ubriachi la mattina di Pasqua! E’ proprio un tempo di esaltazione interiore, di grande devozione, di grande legame con lo Spirito Santo, al quale peraltro dobbiamo l’attivazione della nostra restituzione alla somiglianza. Noi diventiamo veramente seguaci di Cristo nella forza dello Spirito, nella ricchezza del suo dono, nell’elargizione dei suoi carismi. Quindi questo è un tempo bello, festoso, gioioso, di restituzione di ciascuno alla sua corresponsabilità ecclesiale. La comunità cammina verso l’evento dello Spirito e sa che a partire dallo Spirito dovrà camminare ancora per continuare gioiosamente la sua testimonianza.