venerdì 17 maggio 2013

Piccola preghiera...




"E io ti ringrazio, Signore, per quelle donne che si affacciano e per questi uomini che camminano; per questa strada che si perde, lunga come la vita, e per tutti i passi che vanno Voglio anch'io abbandonarmi a questo giorno che è una pagina nuova, che si è aperta nel cielo, che è una strada di ore che porta vicino alla tua casa. Voglio passare, tra questa piantagione di ore come un mietitore tra i covoni di grano per giungere, stasera, con le braccia ricolme.
Ma tu stammi davanti, Signore, per liberarmi la strada, per difendermi dalla stanchezza affinch'io giunga, stasera, dietro alla traccia dei tuoi passi. Scuoti la polvere dal vestito e l'abitudine dal cuore; liberami dal male del tempo, tu che sei nuovo in eterno. Come cancelli la notte e vesti l'aria di luce, così anche con me, Signore: dispogliami di tutto per rivestirmi della novità. La novità sempre vecchia e sempre giovine, la novità che non ha più tempo né casa, la novità che sei tu, perennemente te. 
Essere me, senza sviarmi né perdermi, essere me, senza forzarmi e falsarmi, essere me senza alienazioni e fanatismi, senza la superstizione dell'esser me stessa perché anche questa - lo so bene - è una forzatura che falsa. Essere me che è semplicemente essere: senza aggettivi, dove tu mi hai messa a vivere e a guardarti. Non voglio esser niente di più  appena una piccola cosa, nel tuo pugno. E quando verrà la sera che mi trovi nascosta, Signore, nel cavo della tua mano!" Adriana Zarri, Quasi una preghiera, Einaudi 

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