giovedì 17 ottobre 2013

Mi stai a cuore!



Mi chiamo Elisa, sono una ragazza di 17 anni e quest'anno mi sono buttata in un'esperienza nuova di volontariato, presso l'Opera della Provvidenza Sant'Antonio. È stata una bellissima esperienza, che mi ha permesso di crescere e migliorare. Gli ospiti di questa struttura sono delle persone meravigliose, che ti amano e ti insegnano ad amare gli altri. Mi hanno donato molto: la loro compagnia, esperienze di vita, disegni da loro stessi colorati ma soprattutto abbracci e sorrisi. La cosa che più mi ha colpito delle mie ragazze (le ospiti del mio reparto), però, sono stati gli sguardi, capaci di trasmettere qualsiasi sentimento o pensiero. Hanno occhi profondi, che ti comunicano dolore, tristezza ma anche felicità, gioia, affetto.
Oltre al servizio con gli ospiti, la settimana ha previsto anche dei momenti di riflessione/condivisione con le altre ragazze che hanno partecipato al campo su temi proposti dalle nostre animatrici. Di questi, in particolare mi ha colpito l'esperienza di "deserto": ci sono state fornite delle provocazioni e poi siamo state invitate a scegliere un posto in cui, da sole, far volare i nostri pensieri e le nostre idee a riguardo; l'ho trovata molto bella, perché mi ha permesso di guardarmi dentro e di stare per un po' solo con me stessa.
Nonostante non sia un'esperienza semplice, mi sento di consigliarla a chiunque sia interessato/a perché è davvero un'avventura fantastica, che ti fa essere felice di dare una mano e che ti fa crescere. Non abbiate timore, non sono richieste abilità né requisiti particolari, si impara "sul campo", lo dice lo stesso nome della struttura: OPSA: Ognuno Può dare una mano, Semplicemente Amando! (Elisa)

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Sono partita per Sarmeola carica di aspettative, primo tra tutti il desiderio di assaporare e lasciarmi trasportare da tutto ciò che sarebbe accaduto per vivere con serenità e grazia questi giorni di volontariato, sicura che mi avrebbero aiutata a staccare dalla vita frenetica di tutti i giorni e permesso di dedicare più tempo alla mia relazione con il Signore.
Mi immaginavo come un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, che non aspettava altro che essere riempito dalla persone incontrate e dalla storie ascoltate. Con me e come me, alcune ragazze del gruppo Miriam di Vittorio Veneto tra i 16 i 18 anni erano pronte, piene di energia, a donare il proprio tempo e le proprie capacità agli altri, con sentimenti misti di curiosità e insicurezza su quello che sarebbe stato il servizio assegnato.
Fin da subito è stato possibile respirare il clima di famiglia che lega le persone che vivono e lavorano all’OPSA e provare quanto Dio Padre si prenda cura di tutti i suoi figli, pronunciando dolcemente ad ognuno di loro e ogni giorno: “Tu mi stai a cuore!”. E a me aggiungeva: “…prenditi cura di queste sorelle, con l’amore che tu sai e puoi dare perché ognuna di loro è mia figlia”.
Giorno dopo giorno, gli ospiti sono diventati persone con un nome indelebile, con un volto dalla bellezza unica, con passioni e caratteri da ricordare, tutte accomunate dalla somiglianza con il Padre, che si è fatto uomo per assomigliare in tutto e per tutto agli uomini, sani o con disabilità, senza distinzioni.
In questa settimana, mi ha pervaso un immenso senso di gratitudine verso il Signore per avermi dimostrato ancora una volta che il Suo Amore è così grande da averci creato diversi e unici gli uni dagli altri, ma allo stesso tempo simili nel cercare la vicinanza e la cura del prossimo e nel provare gli stessi sentimenti di gioia e serenità nel dare e ricevere un’attenzione, una carezza e un bacio.
È stata una sorpresa rendermi conto che in realtà il mio bicchiere non si era riempito come mi aspettavo, ma aveva condiviso l’acqua con quello di altre persone, assetate di compagnia, condivisione, affetto, rassicurazione e speranza. L’esperienza all’OPSA mi ha ricordato che non bisogna smettere di avere sete, fare spazio alle sorprese del Signore, lasciarsi accompagnare dalle persone che Lui ci affida e farsi prossimi gli uni degli altri perché è nella relazioni con il prossimo che ci sentiamo completi, sperimentiamo e viviamo l’Amore vero. (Roberta)

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Domenica 14 luglio 2013 sono partita insieme alle altre ragazze del gruppo Miriam della Diocesi di Vittorio Veneto, insieme alla nostra accompagnatrice Roberta alla volta dell’Opera della Provvidenza di Sant’Antonio, una struttura residenziale che accoglie persone con grave disabilità intellettiva, situata a Sarmeola, un paese tranquillo appena fuori Padova. Lunedì invece è effettivamente iniziata la mia seconda esperienza all’OPSA. Sono partita molto motivata in quanto non era la prima volta che mi accingevo a trascorrere una settimana in questa casa, ma come l’anno precedente permaneva in me il pensiero di non essere sufficientemente all’altezza delle aspettative,di non riuscire a portare ciò che avevo nel cuore a tutti gli ospiti di questa struttura.
Quello che mi sorprende ogni anno che vado all’OPSA è l’accoglienza da parte di tutti: sacerdoti, suore, volontari, operatori ma soprattutto gli ospiti che nonostante non sappiano chi tu sia o da dove tu venga ti accolgono come facessi parte della loro grande famiglia.
Inoltre all’Opera si respira veramente la Provvidenza di Dio e si avverte che la Sua mano è davvero tesa verso tutti questi suoi figli per soddisfare tutte le loro necessità usando come suoi mediatori tutti coloro che si impegnano a far sì che questa struttura continui ad esistere. Chi arriva all'OPSA entra come in un paese: ci sono le strade, l'ambulatorio, il teatro, la chiesa, i giardini e la palestra, ma ciò che dà colore e importanza a questo paese sono le varie famiglie. I loro indirizzi e nomi sono piuttosto particolari: secondo S. Giuseppe, primo Sacro Cuore, secondo Santi Angeli. E quando una persona entra in queste case - i vari piani delle palazzine che compongono l'enorme struttura dell'OPSA - si sente a poco a poco accolto da tutti. Alle pareti sono appese le foto di momenti importanti: a Natale vicino al presepio, durante un'uscita primaverile, mentre si festeggia tutti insieme un compleanno o le Olimpiadi.
È stato un onore nonché una ricchezza per me poter prender parte alla loro vita, alla loro quotidianità fatta di cose semplici e grandi traguardi come passeggiare, scendere le scale, riuscire a prendere l’ascensore, arrivare in orario per la S. Messa o il S. Rosario, rendersi utili verso gli altri ospiti… Quando sei vicino ai tuoi ospiti ti senti piccolo rispetto a loro pur avendo tutto dalla vita, salute in primis, e molto spesso mi sono sentita inadeguata di fronte a loro,che materialmente hanno bisogno di tutto ma che spiritualmente non hanno nulla da invidiarci. Infatti, ciò che resta impresso nella mente di tutti coloro che prestano servizio all’interno di questa struttura, è l’amore incondizionato che gli ospiti hanno verso Dio e la gratitudine nei suoi confronti per averli creati. La loro gioia contagia tutti ed è fatta per lo più di urli (talvolta improvvisi), strani gesti ma anche lunghi silenzi e sorrisi timidi e tutto ciò mi ha fatto apprezzare ulteriormente il dono della vita, che va vissuta senza troppe pretese e gustando ciò che di più bello ed inaspettato lei possa mai riservare senza lamentarsi troppo per ciò che ci è stato tolto o che ci manca!
L’esperienza all’OPSA ha la capacità di farci sentire tutti dei buoni samaritani che si avvicinano a quanti necessitano di attenzioni e cure continue arricchendoci di amore e permettendoci di donare quanto abbiamo nel cuore a tutti coloro che ci circondano. (Anna)

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“Mi stai a cuore”: è la frase che ha accompagnato me ed altre quattordici ragazze nell’esperienza fatta dal 14 al 20 luglio all’Opera della Provvidenza di Sant’Antonio. Affiancate da suor Paola, suor Ilaria e Roberta, abbiamo intrapreso un vero e proprio cammino che ci ha portate dritte al cuore degli altri attraverso la meditazione della parabola del buon samaritano. Sono tornata a casa fisicamente, ma il cuore l'ho lasciato lì. Quando ho cominciato questa avventura ero certa che mi sarebbe piaciuta, ma sicuramente non mi aspettavo di viverla così intensamente.
La prima mattinata di servizio ero sopraffatta dall’agitazione; ma poi, mano a mano che prendevo confidenza con gli ospiti, i loro sorrisi scacciavano ogni preoccupazione. E così, grazie anche ai consigli degli educatori, ho cominciato a sentirmi ogni giorno sempre più a mio agio. Ho imparato a capire gli ospiti con il loro linguaggio, che non sempre è fatto di parole, ma spesso di gesti, di sguardi che dicono molto di più e vanno in profondità.
Il Signore mi ha sempre dato la forza per andare avanti, anche quando all'inizio credevo di non farcela. Nel giro di pochi giorni con gli ospiti ho stretto dei bellissimi legami; loro hanno cominciato a fidarsi di me ed abbiamo preso confidenza, ho avuto davvero molte manifestazioni di affetto. Non ho più dovuto sforzarmi di pensare a cosa dire o cosa fare, tutto veniva da sé, e con i miei gesti ed i miei comportamenti penso di aver dimostrato loro che mi stanno a cuore!
Nel corso del campo non sono poi mancati momenti di riflessione: ad esempio abbiamo potuto fare un’esperienza di deserto, che ho vissuto in modo particolare e di cui ho fatto tesoro, ed abbiamo inoltre avuto l’occasione di visitare la Casa Madre delle suore francescane elisabettine per conoscere più da vicino loro e le realtà in cui operano.
Grazie al cammino che abbiamo portato avanti durante la settimana ho imparato ad aprire gli occhi del cuore per vedere chi ha bisogno di me. Ho imparato ad avere compassione di lui, a condividere con lui la sua croce. Ho imparato a farmi vicino a chi soffre, a non restare impassibile, lontana, ma a farlo togliendomi i calzari, liberandomi da tutti i pregiudizi, in modo da non lasciare il segno del mio passaggio. Ho imparato a fasciare le ferite del mio prossimo, a profumarle versandovi olio e vino, a portare ovunque il profumo di Gesù; Egli stesso, nel momento in cui più ha amato al punto di morire per noi, si è procurato le ferite più grandi. Ho imparato a prendermi cura di chi ha bisogno. Ho imparato anch’io a fare come il buon samaritano, e mi sono presa l’impegno di provare ad insegnare anche agli altri a fare lo stesso. Ho imparato che in ogni cosa c’è del bene e del male, che anche noi siamo un po’ buoni samaritani e un po’ briganti, a volte facciamo cose buone ed a volte cose sbagliate, ma non per questo ci dobbiamo condannare!
Ciò che prima di questa esperienza consideravo importante ora è passato in secondo piano: questo campo è stata un’occasione per capire che le uniche cose che contano veramente sono Dio, l’amore verso di Lui e verso il prossimo. Ho inoltre potuto conoscere delle persone e delle compagne davvero speciali. Tra momenti divertenti e piacevoli, talvolta duri, ma soprattutto intensi, questa settimana è trascorsa fin troppo velocemente, ma davvero in modo splendido.
Spero di avere ancora l’occasione di fare un’esperienza simile; nel frattempo, come dice sant’Agostino, “ama e dillo con la vita”! (Elena)

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