giovedì 3 ottobre 2013

Tu sei...e chi sono io...


Francesco loda il Signore, aprendo il suo cuore al mistero di Dio: tutti quei "Tu sei ..." non sono un elenco di attributi, ma come Francesco vive nella relazione con Dio, come lo sente presente nella sua vita.
Elisabetta, ricordando le parole del serafico padre san Francesco, si chiede chi sia lei stessa nella relazione con Dio: mettendosi in ascolto, non riconosce solo la sua fragilità, ma sperimenta anche la grandezza di essere Creatura amata da Dio, frutto del suo Amore!

Tu sei santo, Signore, solo Dio, che compi meraviglie.
Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo,
Tu sei onnipotente, Tu, Padre santo, re del cielo e della terra.
Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dèi,
Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene,
il Signore Dio vivo e vero.
Tu sei amore e carità, Tu sei sapienza,
Tu sei umiltà, Tu sei pazienza,
Tu sei bellezza, Tu sei sicurezza, Tu sei quiete.
Tu sei gaudio e letizia, Tu sei la nostra speranza,
Tu sei giustizia e temperanza,
Tu sei tutto, ricchezza nostra a sufficienza.
Tu sei bellezza, Tu sei mansuetudine.
Tu sei protettore, Tu sei custode e difensore,
Tu sei fortezza, Tu sei rifugio.
Tu sei la nostra speranza, Tu sei la nostra fede,
Tu sei la nostra carità, Tu sei tutta la nostra dolcezza,
Tu sei la nostra vita eterna,
grande e ammirabile Signore,
Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.
San Francesco


"Considerando quei detti di San Francesco: Chi sei tu e chi sono io? dopo aver veduto in qualche modo questo grand'Essere, e guardando chi io sia, e ripetendo: chi son io? intesi: Parto dell'Amore. Qui mi si presentò come potrebbe una madre non amare il suo parto. E qui sento (e ciò sento da qualche tempo) per il mio Creatore un trasporto vivissimo, una impossibilità di non amare e stringermi a lui, ma una qualità di affetto è questo marcato, perché nuovo. Il nome di Creatore mio, di Padre mio e, perché traviata, di Redentore ancora ah, sono questi titoli catene per il mio cuore. Io adunque vengo da Dio!... Ah, questo riflesso, accompagnato da vivi lumi, mi è una dolcissima calamita. E qui, Padre, il vedermi figlia sì snaturata, ingrata e superba, dissimile al mio autore oh, quanto mi lacera! Mio Padre celeste, io grido pietà di una tua creatura che ti vuole amare e teneramente e soavemente per te solo. Amore mi vorrebbe spiritualmente a quel seno stretta con trasporti tenerissimi, ma rispetto mi trattiene, ma nondimeno qualche volta provo a soddisfarmi." Diario di Elisabetta Vendramini 706

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