giovedì 26 marzo 2015

Speranza che non delude!

IL DISINCANTO DELLA VITA E LA SPERANZA CHE NON DELUDE

Vi è una bellissima espressione tra gli scritti di san Francesco che ben s'addice al titolo dell'ultimo ritiro di capodanno ad Assisi: speranza certa.
Tuttavia come poter definire certa questa realtà tra ragione e sentimento che appare così impalpabile e invisibile ai nostri sensi? così poco concreta nell'atto stesso del pronunciarla, così luminosa eppure fragile in quanto ci proietta in un futuro che sfugge al nostro controllo e si incarna in un presente spesso agitato da contrastanti e impetuosi stati d'animo?

La speranza è una virtù teologale, ha ricordato alla trentina di giovani presenti al ritiro frate Daniele La Pera, giovane che ha vissuto sulla propria pelle cosa e quanto significhi avere speranza certa in un'esistenza terrena che non risparmia a nessuno dolori e sofferenze, ma che insieme a Cristo - che ha patito nel corpo e nello spirito come noi - diviene luminosa grazie a quell'Amore che trasforma l'uomo vecchio in nuova creatura. Afferma deciso infatti in un secondo intervento: "Non lasciatevi rubare la speranza, piuttosto lasciatevi rapire dall'Amore".

Il presente molte volte ci schiaccia entro le costrizioni maligne di pericoli e paure che paralizzano lo spirito, di solitudini che incupiscono e isolano la nostra persona, di inganni e tradimenti che minano la nostra fiducia nell'uomo, nel bene e nella vita. Così perdiamo la speranza, non vediamo più la luce ultima, si offusca il nostro sguardo sulla meta del nostro cammino, diveniamo cinici e abbiamo paura di aprirci nuovamente alla vita perché temiamo di rimanere delusi una seconda o una terza o una quarta volta, perché abbiamo ricevuto abbastanza bastonate da parte di coloro ai quali abbiamo aperto il nostro cuore ma che invece di accoglierlo ci hanno sputato sopra. "E anche a te una spada trafiggerà l'anima".

Dio non ci ha promesso una vita priva di tutto ciò; non l'ha risparmiato nemmeno a Suo figlio che tanto ha amato. Ma ha promesso una vita nuova a coloro che si convertiranno al Suo amore, perché la volontà di Dio è che noi siamo felici, già su questa terra. Come non desiderare allora la volontà del Padre? Come non sperare in un futuro migliore che già oggi posso costruire con Lui, affidandomi alla Sua Parola che nutre e trasforma il mio spirito rendendolo docile come una colomba e astuto come il serpente per godere della grazia di Dio e al contempo non soccombere al male? Devo fidarmi di qualcuno per poter sperare; Qualcuno di veramente affidabile, non soggetto alle regole e alle tentazioni del mondo, affinché questa speranza sia certa, realizzabile, senza delusioni da mettere in conto ancor prima di intraprendere il cammino. Eppure il disincanto inevitabile di questa vita terrena è parte indispensabile di chi porta nel cuore un desiderio e cerca la felicità, di chi non rinuncia, di chi non si tira indietro - queste le parole di frate Daniele, cariche di speranza, speranza certa.

E' la fede che fa la differenza di fronte alle prove della vita. Afferma frate Daniele che non ci sono dolori più grandi e dolori più piccoli; ognuno di noi li vive in base alle spalle di cui è dotato, come ci ricordano gli anziani. Il punto è come io passo attraverso il dolore, se e quanto mi lascio schiacciare da esso. 

Gesù non scende dalla croce, eppure anche lui prova angoscia nell'orto del Getsemani e pronuncia quelle parole che possono sembrare un vacillare della fede: "Padre passi da me questo calice", ma aggiunge anche "sia fatta però non la mia ma la tua volontà". Non è stato facile nemmeno per Cristo, nonostante l'onnipotenza di Figlio di Dio; anzi sarà stata ancor più prepotente la tentazione dal momento che bastava che alzasse la mano o pronunciasse una parola e tutto avrebbe potuto. 

Gesù è passato attraverso la carne, attraverso la vita, ha sperimentato tentazioni e dolori, ma è risorto, e questa è la nostra speranza certa. Lui ha vinto, ha vinto per sempre, per noi. Perciò nulla dobbiamo temere. Ciò che ci viene chiesto è di vigilare sulla nostra vita, di proteggere questa speranza nel nostro cuore, di non lasciarci rubare la speranza. Come? Mutando le nostre cattive abitudini in buone abitudini, per non incorrere in delusioni, PERSEVERANDO nello scegliere il Bene.

L'aiuto più grande, sicuro ed efficace affinché possiamo far crescere sempre più questa speranza certa in noi è nutrirci costantemente della Parola di Dio. E' la nostra arma contro il male, contro il nemico fuori e dentro di noi, è il dolce miele e la spada affilata assieme che ci trasforma ed edifica in Cristo, nostra speranza e salvezza. 

Questo l'augurio per ciascuno di noi: sperimentare quella sete della Parola che meditata ogni giorno rende più luminoso e fiducioso il nostro stare nel mondo.
Buon cammino.
 L.

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