martedì 20 ottobre 2015

Essere suora missionaria....3!


Ecco la testimonianza toccante ma allo stesso tempo vivace e forte di suor Lucia.

Cara sorella Lucia, ci descrivi un po' gli inizi della tua vita da consacrata?

Pace a tutti! Sono Lucia Corradin, una suora elisabettina dal 1998, nativa del Canada ma ho vissuto buona parte della fanciulezza e giovinezza a Mason Vicentino (VI). 
Dopo 4 anni vissuti a Padova studiando a Scienze Religiose e servendo i fratelli malati di AIDS a Casa S. Chiara mi e’ stato chiesto di partire e di raggiungere Betlemme!
A questo invito, accolto nella fiducia filiale che era lo stesso Signore a mandarmi, ho risposto di Si’ non senza paure ma con generosità’.
E’ proprio qui  a Betlemme, il “dove” il Signore mi ha posto dal 2002  e continua a stimolarmi a cercarlo e lasciarmi incontrare da Lui anzi a lasciarmi toccare, rinnovare, provocare, e camminare verso di Lui!!! Vivo la mia esistenza a Betlemme con altre 3 sorelle francescane Elisabettine e spendo la mia vita da consacrata nell'ospedale pediatrico, nel contatto quotidiano di bambini, mamme del personale…e ambedue questi due luoghi hanno per me  un significato comune: dare alla Luce una nuova vita, incarnare il Signore Gesù nella mia vita, cercare di vivere in pienezza la fecondità, la maternità da donna consacrata…

Qual è la vostra missione a Betlemme?

NOI SIAMO QUI PER ridare dignità’ ai BAMBINI malati e fiducia e speranza ALLE MAMME:questo e’ il nostro motto.
Nei primi 5 anni mi e’ stato chiesto di essere la caposala del reparto della Neonatologia e poi di dedicarmi alla supervisione dei reparti pediatrici e neonatale e da 3 anni sono la direttrice della Qualità’ e del rischio clinico: una continua disponibilità’ a muovermi, ad uscire da me stessa per abbracciare altri  e allargare gli orizzonti...

Che cosa hai potuto sperimentare in questo "qui e ora" che il Signore ti ha donato di vivere?

Con cuore riconoscente posso dire che QUI ho sperimentato la bellezza e la sfida di lavorare insieme, cristiani e musulmani,  che è possibile nella misura in cui pongo al centro la persona: per me i bambini, mamme e colleghi. Sono loro a catturare il mio cuore e la mia mente e sono loro a toccare la scintilla vera che ci abita: la nostra umanità.
Qui ho fatto esperienza dell’ospitalità, del considerare l’altro una benedizione; ho intuito  più da vicino qual è il prezzo dell’abnegazione, cosa vuol dire sopportare le ingiustizie, assumerle, portarle senza lasciarsi schiacciare ma vivere la stessa passione di Gesù e la sua capacità di capovolgere il negativo e di trasformarlo in un bene più grande. 
Qui stando con i bimbi ho gustato la bellezza ed il fascino dell’essere fragili creature nelle mani di Dio Padre, ma anche ho percepito nella propria carne il dono della maternità: partorire in terra come dare alla Luce un figlio, nel farlo crescere, nel dargli il “latte nutriente”, di affetto, di dolcezze, di vicinanza, di attenzione ma anche del partorire al cielo, del lasciarlo andare, dello svuotarmi per consegnarlo alla vera vita…..
Forse proprio Qui stando con i piccoli  ho imparato a farmi piccola, povera che richiede un continuo abbandono fiducioso, un lasciarsi espropriare da ciò che non è vitale per dare consistenza alla vera Vita...
Qui per Sua grazia ho sperimentato tante volte la Sua infinita misericordia verso di me e ho risentito l’invito di andare e incarnare le Sue viscere misericordiose attraverso la mia pochezza e povertà.
E’ proprio QUI, stando con questa gente che ho imparato a gustare la vita per quella che è, a cercare di assaporare il bello e l’unicità di ogni giorno, come anche a ridirmi che è importante conoscere la lingua inglese e quella araba ma queste lingue sono insufficienti se non si vive carità, se non ci si impegna a incarnare la logica della benevolenza, del rispetto e del desiderio che l’altro cresca e che io diminuisca. 
In questi ultimi anni lavoro più a contatto con i colleghi di lavoro, per trovare insieme le strategie migliori per garantire il rispetto, la dignità, la crescita della persona e della qualità delle cure; posso dire di avere fatto esperienza ancora più profonda di povertà interiore, di espropriazione per lasciare crescere il Signore e per  vivere la mia figliolanza  nell'abbandono al suo volere...E’ un altro modo di generare vita nell'umiltà, nell'attesa, nel già e non ancora, vivendo davvero da figlia, amata eternamente e abitata dallo stesso desiderio di amare alla ‘reale’, come diceva la nostra fondatrice Elisabetta Vendramini, sempre più consapevole che senza di Lui nulla posso!

Oggi più che mai, qui nella Terra del Santo, sfigurata dall'ingiustizia, dall'oppressione e dall'odio, il Regno di Dio si costruisce con l’amore, il perdono e la compassione verso i deboli, i sofferenti. 

Shalom, salam oggi e sempre!
Sorella Lucia


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