lunedì 26 ottobre 2015

Farsi suora?!?! No doubt!!!!


In questo mese missionario continuiamo con le testimonianze delle nostre sorelle sparse nel mondo: vi presentiamo suor Donatella!

Suor Donatella, hai sempre pensato di farti suora?

Dire che non volevo essere suora non è una bugia. A 15 anni avevo le idee molto chiare e anche un fidanzato. L’amore per una persona, anche se in giovane età, lancia messaggi molto chiari: carica di energie positive, apre a un futuro senza limiti, fa vedere le cose a colori con sfumature bellissime che incantano mente, cuore e animo da lasciarti a bocca aperta.
No doubt! Una famiglia era quello che volevo.
Poi un’estate apparentemente normale, una come le tante altre dei miei 15 anni, un regista: Zeffirelli, un film: Fratello sole e sorella luna, un personaggio: Francesco d’Assisi, cambiò violentemente le mie carte in tavola. In un secondo l’energia positiva si è trasformata in dubbio, il futuro aperto in spazio chiuso, i colori spariti. Lotta, paura, incredulità accompagnavano le mie giornate dopo la visione del film e una frase, sentita dentro, durante uno dei tanti momenti di preghiera, chiara univoca: “O Io o lui?” Un bivio davanti a me, ma non di strade ma di persone: Dio e il mio fidanzato. Una scelta, una difficilissima scelta. Ma il cuore li può contenere tutti e due, mia madre ne era la prova, lei religiosa eppure sposata. Perché a me queste antitesi? Perché a me questi opposti? Non capivo.

Quali esperienza, quali passi ti hanno aiutato a “capire” e scegliere?

Ho vissuto due anni di lotta interiore, di interrogativi, di ricerca assennata per capire, di preghiera fatta il più delle volte con le lacrime in un silenzio carico di domande.
Poi il compromesso: provo! Un’esperienza nella Casa d’accoglienza delle suore terziarie francescane elisabettine per trovare una risposta. Il mio ragazzo mi ha detto: “Io ti aspetto, se cambi idea”. L’attesa dell’amato che, perché ama lascia libero l’amore stesso. Che insegnamento!
Alla fine dei due anni, non poteva che avere Lui la vittoria. I suoi colori erano più luminosi ed intensi; la sua energia più carica e il futuro, quello che mi proponeva, era ricco di “fratelli, sorelle, case” da amare e servire, oltre che a “persecuzioni e fatiche” (......)

Qual è il Senso profondo che ha accompagnato il tuo SÌ?

Ho pronunciato il mio sì nel 1984, l’inizio di una storia d’amore incredibile dove le promesse sono diventate realtà. Gioie e dolori; frutti abbondanti e fallimenti; felicità e dolori. Ma la certezza della sua presenza di amore e di misericordia, di amore per l’uomo creato ad immagine di quel Dio che ha mandato il suo unico figlio, Gesù, a dirci e darci la sua tenerezza e “pulirci” dall’immagine abbruttita del male.
A quel primo sì si sono succeduti tanti altri sì, piccoli e grandi. A volte sì detti con convinzione e gioia, altre volte con la fiducia in Lui che, “fa bene ogni cosa”.
Il cammino a volte è stato lineare, facile, in piano, altre volte duro, faticoso, con le lacrime che assetavano la mia sete di verità e giustizia. Quello che mi ha sempre dato forza e coraggio è stata la certezza del suo amore per la debolezza delle sue creature, io tra queste; la certezza che, come diceva Madre Elisabetta Vendramini, fondatrice dell’Istituto a cui appartengo, sono “figlia prediletta del Padre”; la convinzione che anche se sporca dal fango, posso mostrare con la misericordia di Dio, la bellezza dell’immagine sua che mi ha consegnato.

Quale missione stai vivendo in questo momento?

Ora sono a Betlemme, mandata dai miei superiori, arrivata qui dopo esperienze che mi hanno formato, fatta diventare, quella donna che sono ora. Sono qui in questa terra martoriata che non trova pace, proprio dove il Principe della pace è nato; sono qui a prestare il mio servizio nell’unico ospedale medico pediatrico di tutta la Palestina, con il ruolo di direttrice del centro di formazione continua del Caritas Baby Hospital. Sono qui, sì come professionista ma soprattutto come cristiana per condividere con la popolazione palestinese, la ricerca di un futuro migliore; qui per condividere con loro le gioie e le speranze, le fatiche e i dolori; sono qui per essere attenta e sincera testimone con la vita e le opere, meno che a parole, del messaggio evangelico del Signore. La frase che mi sta accompagnando in questo tempo e’: “Non parlare di Dio a chi non te lo chiede, ma vivi in maniera tale che gli venga in mente di chiedertelo”. Un po’ quello che ci sta dicendo, con la sua vita, Papa Francesco. Non so se ci sto riuscendo ma cerco di fare il possibile per arrivarci.
La carità sia il vostro distintivo diceva Elisabetta Vendramini e....”donne forti vi voglio, donne che sappiano abbracciare stenti e fatiche per il bene dei prossimi tutti. Altre due pietre miliari che vorrei guidassero sempre i miei passi e le mie scelte, i miei innumerevoli sì detti quotidianamente anche ora, qui in questa Terra che cerca pace e giustizia.

Lessio suor Donatella
            tfe



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