giovedì 19 novembre 2015

¡Soy una mujer consagrada con mucha suerte!

Ecco un'altra testimonianza, suor Cristina, che ora vive a Pablo Podestà (Buenos Aires)

Che cosa ti ha portato in terra di missione, l'hai chiesto tu o hai ricevuto un'obbedienza?
Quando ho dato  il mio “Si” (non solo ho “detto” il mio sì, il dare esprime una consegna concreta) alla consacrazione religiosa e alla famiglia elisabetina, questo includeva la mia disponibilità piena  a servire in tutta quella porzione del Regno che il Signore aveva affidato alle elisabettine, per tanto per me non aveva senso “chiedere” di andare in missione...se  la “casa” elisabettina si estende  in   America Latina, in Africa, in Italia, etc...a tutto questo io davo la mia disponibilità...La missione prima di essere un luogo fisico è una attitudine del cuore!

Qual è il tuo servizio?
Servire...puo sembrare un gioco di parole, ma non lo è! Quando ho ricevuto l’obbedienza per l’Argentina avevo chiesto con un certo slancio “cosa vado a fare?”  In quel tempo era madre generale sr Margherita Prado, e lei mi rispose con semplicità “la suora elisabettina!”; in un primo momento la risposta mi disorientò, oggi a distanza di tempo mi pare di iniziare a capire...in Argentina c’è un detto che dice: ”quien no vive para servir no sirve para vivir” mi pare chiaro anche senza traduzione.

Cos’è per te essere suora elisabettina in missione?
Mi domando: c’è forse qualche suora elisabettina che non è in missione? Mi pare limitante pensare che la missionarietà sia data da un luogo fisico, preferisco pensarla come una attitudine del cuore, dello spirito...una donna che si fa elisabettina dovrebbe esprimere la sua passione per Dio e per i fratelli in ogni parte del mondo, anche se convengo che vi possono essere “luoghi preferenziali” dove la povertà concreta materiale e morale richieda un “plus”...
Chi vive l’esperienza di missione in un paese straniero non è migliore di chi resta, anzi  ha dei  “plus”  ai quali rispondere come per esempio: essere ponte tra le chiese, accogliere l’esperienza di essere una “extracomunitaria”, imparare a tacere prima di parlare  o di giudicare, spogliarsi dalla presunzione di essere  “la salvatrice” solo perché proviene da quello che alcuni definisco il primo mondo...credo che il plus più  complesso sia quello di ricordarsi della centralità del Vangelo motivo e fine del nostro  andare.

A distanza di tempo che cosa ti ha dato la missione? In che cosa ti ha cambiato?
Facendo un po’ i conti sono quasi 15 anni che vivo in terra Argentina, ciò che l’esperienza missionaria mi ha dato è ...una “casa” più grande, con più fratelli,...non so se è questione di essere cambiata in questi anni, sicuramente arricchita da un processo lento, faticoso della bellezza della diversità che mi ha aiutato ad andare all’essenziale delle cose ...l’incontro con un’altra cultura aiuta a capire chi veramente sei per poter incontrare l’altro, mette a nudo più rapidamente le tue rigidità, le tue manie...ma allo stesso tempo ti dona una spinta verso il cammino di liberazione, che dice di cercare ciò che unisce più di ciò che divide...la missione mi ha mostrato che ¡soy una mujer consagrada con mucha suerte! (ndr. sono una donna consacrata molto fortunata!)

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