giovedì 31 dicembre 2015

Carità e pace per vincere l'indifferenza



 

“La carità, figlie, è il vostro distintivo.
Essa è il felice tronco che produce infiniti rami di virtù.
Arido che diventi il tronco,
si seccano a poco a poco tutti i suoi frutti
e la pianta muore.
E prima di tutto questa rara virtù genera unione e pace.
 
Vi voglio fonti di pace.”
 (dalle “Istruzioni” della beata Elisabetta Vendramini)

Carissimi Giovani,

alle soglie del nuovo anno, lasciamo che il nostro cuore accolga nuovi semi di amore e pace, misericordia e giustizia, per vincere l’indifferenza, responsabile delle ingiustizie, degli squilibri sociali, dei conflitti e delle violenze, cui ci richiama anche papa Francesco nel suo Messaggio per la XLIX Giornata Mondiale della Pace .

La pace è un frutto dello Spirito Santo: invochiamone il dono da Gesù, Principe della Pace, che percorre la nostra storia, personale e collettiva,  e la riempie del suo Spirito.

Accogliamo la pace che ci viene dal Signore, lasciamocene riempire per riversarla su quanti ci sono vicini.

E per tutti il 2016 sia un anno fecondo di frutti di solidarietà e compassione, di comunione e fraternità.
Un anno in cui scoprire dove e come il Signore ci chiama a essere fonti, strumenti della Sua pace.
Buon anno… buon cammino!
suor Ilaria

Te Deum laudamus


Alla fine di questo anno, il Signore ci doni la Grazia di avere occhi capaci di riconoscere la sua presenza, occhi luminosi capaci di guardare oltre e di vedere i piccoli semi di speranza che crescono, il bene che circola, l'azione non sempre eclatante di Dio nella storia! 

Ti lodiamo Dio per quanto compi nelle nostre vite! E facciamo nostra l'invocazione del Te Deum, magnifico inno della Chiesa, sia sempre con noi la tua misericordia, in te abbiamo sperato! 

Buon anno!

sr Anna


Noi ti lodiamo, Dio * 
ti proclamiamo  Signore. 
O eterno Padre, * 
tutta la terra ti adora. 
  
A te cantano gli angeli * 
e tutte le potenze dei cieli: 
Santo, Santo, Santo * 
il Signore Dio dell'universo. 
  
I cieli e la terra * 
sono pieni della tua gloria. 
Ti acclama il coro degli apostoli * 
e la candida schiera dei martiri; 
  
le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; * 
la santa Chiesa proclama la tua gloria, 
adora il tuo unico figlio, * 
e lo Spirito Santo Paraclito. 
  
O Cristo, re della gloria, * 
eterno Figlio del Padre, 
tu nascesti dalla Vergine Madre * 
per la salvezza dell'uomo. 
  
Vincitore della morte, * 
hai aperto ai credenti il regno dei cieli. 
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. * 
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi. 
  
Soccorri i tuoi figli, Signore, * 
che hai redento col tuo sangue prezioso. 
Accoglici nella tua gloria * 
nell'assemblea dei santi. 
  
Salva il tuo popolo, Signore, * 
guida e proteggi i tuoi figli. 
Ogni giorno ti benediciamo, * 
lodiamo il tuo nome per sempre. 
  
Degnati oggi, Signore, * 
di custodirci senza peccato. 
Sia sempre con noi la tua misericordia: * 
in te abbiamo sperato. 
  
Pietà di noi, Signore, * 
pietà di noi. 
Tu sei la nostra speranza, * 
non saremo confusi in eterno.

giovedì 24 dicembre 2015

Il Signore ha mandato la sua misericordia

Greccio - Sieger Koeder 
“Esultate in Dio nostro aiuto,
elevate il vostro canto di giubilo al Signore Dio, vivo e vero con voce di esultanza.
Poiché il santissimo Padre celeste, nostro Re dall’eternità, ha mandato dall’alto il suo Figlio diletto ed egli è nato dalla beata Vergine santa Maria.
In quel giorno il Signore ha mandato la sua misericordia,
nella notte si è udito il suo cantico.
Questo è il giorno fatto dal Signore: esultiamo e rallegriamoci in esso,
poiché il santissimo bambino diletto ci è stato donato”

(san Francesco, Vespro di Natale – FF 303)


Carissimi Giovani,

facciamo nostro l’invito di san Francesco a esultare e lodare il Signore, che ha posto la Sua dimora nella nostra storia umana, abitandone anche i recessi più oscuri e dolorosi, perché possiamo incontrarLo e fare esperienza della Sua misericordia.

Sì, viviamo nella gioiosa certezza che “si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini(Tt 3,4) e, celebrando il Natale, contempliamo la scena di un Dio che si è fatto piccolo e indifeso, per essere accolto dalle nostre mani, nelle nostre vite, nella storia umana.
Un Dio che facendosi piccolo, umile e povero, si espone anche al rifiuto, in quella vulnerabilità dell’amore, che non può non rispettare la libertà. La libertà della nostra risposta.

Anche a me, a te, ad ogni fratello e sorella oggi il Signore chiede la disponibilità ad accogliere questo Dono, a riconoscerLo nel prossimo, anche quello più povero, umiliato e indifeso, per permetterGli di incarnarsi nei nostri gesti, parole, pensieri e atteggiamenti.

Alimentiamo il desiderio di questo Dono e sia questo il Natale che ci rende lieti nel Signore!


Sarà davvero un … BUON NATALE!
sr Ilaria, sr Barbara e sr Anna

mercoledì 23 dicembre 2015

Cosa vuoi che io faccia, o Signore?

«Cosa vuoi che io faccia, o Signore?»

E infatti un'altra notte, mentre dorme, sente di nuovo una voce, che gli chiede premurosa dove intenda recarsi. Francesco espone il suo proposito, e dice di volersi recare in Puglia per combattere. Ma la voce insiste e gli domanda chi ritiene possa essergli più utile, il servo o il padrone. «Il padrone», risponde Francesco. «E allora - riprende la voce - perché cerchi il servo in luogo del padrone? ». E Francesco: «Cosa vuoi che io faccia, o Signore?». « Ritorna - gli risponde il Signore - alla tua terra natale, perché per opera mia si adempirà spiritualmente la tua visione». 
(2 Celano II, FF 587).

«Cosa vuoi che io faccia, o Signore?»

Questa domanda che il giovane Francesco rivolse al Signore durante una notte faticosa e agitata, rivela il suo desiderio di conoscere quale fosse il progetto che Dio stava sognando per lui e con lui.
Questa domanda abita il cuore di molti giovani, donne e uomini che si chiedono come e dove vivere la chiamata all'amore che Dio rivolge ad ogni persona.
Francesco, una volta presa consapevolezza che Dio lo stava cercando, si mise in ascolto della sua Parola, della sua Voce e decise di cercare la risposta.

Anche Elisabetta Vendramini, la nostra fondatrice, si è chiesta dove il Signore la stesse chiamando e dopo una lunga ricerca approdò a Padova, dove ebbe la possibilità di seguire il Signore, servendo i poveri e divenendo per ogni persona strumento di misericordia. (www.elisabettine.info)
  
 «Cosa vuoi che io faccia, o Signore?»

Cara giovane, se anche tu ti poni questa domanda, se senti che il Signore ti sta chiamando a stare con Lui, a seguirlo donando la vita a Lui e alle sorelle e ai fratelli, se ti interessa conoscere meglio la Congregazione delle suore francescane elisabettine, ti proponiamo un percorso di discernimento vocazionale.


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Cinque appuntamenti per pregare, riflettere, confrontarsi con altre giovani in un clima semplice e fraterno.

Le date degli incontri sono queste:

5-6 gennaio 2016
29-30 gennaio 2016
27-28 febbraio 2016
8-9 aprile 2016
28-29 maggio 2016.

Gli incontri si svolgono presso la Casa Madre delle suore francescane elisabettine in Via Beato Pellegrino, 40 a Padova.

Se sei interessata, vuoi ricevere informazioni o chiarimenti puoi contattare

suor Barbara Danesi          barbara.danesi@elisabettine.it
suor Paola Cover               paola.cover@alice.it


lunedì 21 dicembre 2015

#stupore del sì

Visitazione di Maria a sua cugina Elisabetta...."beata tu che hai creduto"!

Care ragazze e cari ragazzi,

nelle tappe della formazione alla vita consacrata a Dio c'è anche lo juniorato, tempo che va dalla prima professione a quella perpetua per sempre: è un tempo caratterizzato dalla totalità del dono ma anche dalla temporaneità...mi spiego meglio!
Sabato ho sperimentato nuovamente la grazia che viene dal rinnovare il mio sì al Signore, per un altro anno, nuova tappa del cammino che a Dio piacendo mi porterà alla professione perpetua.
E' stato una celebrazione semplice ma carica della grazia di Dio e mi piace condividere con voi una parte dell'invocazione che il celebrante dice prima della rinnovazione, che dice con parole di uomini quanta grazia Dio effonde su di noi suoi figli:
"Padre Santo, che per la pienezza della tua misericordia hai posto la tua divina compiacenza su questa tua diletta figlia, custodiscila nel tuo nome e donale la pace che realizza, la gioia che illumina, la bontà che trasforma, la fedeltà che non devia."

Questi giorni ci sta accompagnando la figura di Maria, che accoglie il desiderio di Dio nella sua vita e che porta la sua gioia e il suo stupore anche alla cugina Elisabetta; pregate per me come dice papa Francesco, perché anch'io con la mia vita testimoni la gioia di essere stata chiamata da Dio e di avergli risposto, non senza stupore! per l'immensità del dono che ho ricevuto!

A presto! sr Anna

venerdì 18 dicembre 2015

L'attesa....

particolare della Colonna dell'Immacolata, vicino a piazza di Spagna - Roma
...tra dubbio e consegna alla promessa

Care ragazze e cari ragazzi,
in questo scorcio di Avvento, ci fa compagnia san Giuseppe e in particolare l’annunciazione di cui è stato protagonista. Generalmente è più facile sentir parlare di annunciazione a Maria, ma il vangelo di Matteo (Mt 1, 18-24) che risuona nell’odierna liturgia ci presenta un’altra annunciazione. E così abbiamo due annunci di nascita che vengono felicemente sintetizzati in un unico rilievo, posto alla base della Colonna dell’Immacolata, vicino a piazza di Spagna (Rom).
Mi piace questo Giuseppe, compagno nel cammino che vivo ogni giorno, in ogni tappa della mia vita e della mia ricerca, passando dal dubbio alla consegna fiduciosa, a quella promessa di pienezza che intuisco essere la più bella, la più autentica per la mia vita!
Mi piace questo Giuseppe che entra nella storia di Gesù ricevendolo in dono come figlio e diventa così icona che tratteggia come ciascuno di noi è chiamato ad aprirsi a Dio, che c’è già… si dona a noi: noi non dobbiamo generare Gesù (Giuseppe non l’ha generato), ma semplicemente… accoglierlo.
Mi piace questo Giuseppe che appare tanto fragile e dubbioso nel dramma interiore che vive rispetto alla gravidanza inattesa di Maria, ma tanto grande nella capacità di lasciarsi stravolgere la vita dall’intervento dello Spirito, mediato dall’angelo.
La liturgia siro-occidentale dedica alcune parole molto belle alla manifestazione a Giuseppe, soffermandosi sul mistero del dubbio e della fede dello sposo di Maria. Eccole: “E Giuseppe fu colto da meraviglia e perplessità vedendo il concepimento manifesto e allo stesso tempo la verginità. Ma il mistero gli rimane nascosto e il dubbio lo assale. Tu però Signore hai mandato dal cielo il capo delle schiere celesti per illuminare l’angoscia del giusto”.
Mi piace il sognare di Giuseppe, che viene così coinvolto nel sogno di Dio: l’attesa di Giuseppe è quella di capire, comprendere cosa deve fare, come comportarsi, ma è intrisa della fiducia, grazie alla quale aderire e consegnarsi. Solo così l’obbedienza di Giuseppe è disponibilità a riconoscere che ciò che era atteso si va realizzando in modo imprevisto e… gratuito! E, come Maria, si fa anche lui grembo che accoglie il dono di Dio.
Anche lui, con l’intelligenza della fede, comprende quello che di per sé non era chiaro e si fida totalmente di Dio. All’iniziativa irrompente di Dio corrisponde l’adesione responsabile e libera di Giuseppe: obbedisce e fa anche se è un’azione che gli appare in contraddizione con i suoi pensieri.
Mi piace questo Giuseppe la cui giustizia si coniuga con una “conversione” dal momento che esce dalla logica umana e dai suoi comprensibili diritti per abbandonarsi, consegnarsi all’imprevedibilità del diritto dello Spirito. Accetta la novità del progetto di Dio e con semplicità risponde con la sua vita. La giustizia di Giuseppe risiede nella disponibilità a compiere fedelmente e integralmente la volontà divina, per cui, obbediente alla Parola di Dio, consegna la propria vita a un progetto che lo trascende, accettando di prendere con sé Maria.

Sento che attraverso questo Giuseppe, oggi il Signore mi invita a dare un nome ai dubbi e alle paure che talvolta mi costringono nei miei piccoli progetti e attese, impedendomi di aprirmi all’accoglienza del dono gratuito che Dio mi fa.

Forse anche a te, che vivi tra il dubbio e il desiderio di consegnarti alla promessa, oggi il Signore ripete: “Non avere paura, non dubitare della mia fedeltà. Il dono è già stato fatto, non temere di prenderlo, di accoglierlo, di affidarti. Io realizzo i tuoi desideri con la mia promessa, ma la promessa viaggia sui miei sentieri”.

Continuiamo a camminare verso il Natale, certi di incontrare Dio che nella sua fedeltà mantiene le promesse, colma di gioia, prende per mano nel dubbio e consegna alla promessa.

sr Anna



Da chi, se non da Dio, poteva venire a Giuseppe, una parola,
che, pur rimanendo oscura, gli placava il cuore roso dal dubbio?
Da chi, se non da Dio, l’ordine di levarsi subito
e di prendere il fanciullo e la madre e fuggire in Egitto?
Ai sogni che suggeriscono obbedienze costose e fedeltà ancor più costose,
si può credere senza cessare d’essere ragionevoli.
Alle voci che non rispondono alle nostre inclinazioni e comodità,
ma queste e quelle atrocemente mortificano, si può credere illimitatamente,
perché qualcuno ci ha parlato, anche nel sogno.
Il Signore, che non vuole forzare la mano a nessuno con luci troppo forti e voci troppo distinte,
si serve di mezzi, ove la sua bontà lascia un sufficiente margine all’esercizio della nostra fedeltà.
E Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli aveva comandato….”
“Egli dunque levatosi, prese di notte il fanciullo e sua madre e si ritirò in Egitto….”
“Ed egli, levatosi, prese il fanciullo e sua madre ed entrò nel paese d’Israele.”
Le grandi vocazioni richiedono le grandi fedeltà.

(Primo Mazzolari)

sabato 12 dicembre 2015

Miserando atque Eligendo

Caravaggio, Vocazione di san Matteo (1600 ca) – Roma, Chiesa di san Luigi dei Francesi
Carissimi Giovani,
sono ancora vive nella memoria del cuore e nei nostri occhi le parole e le immagini con le quali papa Francesco a Bangui (29 novembre) e a Roma (8 dicembre) ha preso per mano ciascuno di noi, invitandoci non solo ad affacciarci alla porta del cuore del Signore, ma a varcare quella soglia per lasciarci abbracciare completamente dalla sua misericordia.
In questi giorni in cui con la Chiesa universale viviamo le prime battute del Giubileo della Misericordia (domenica 13 dicembre tutte le Diocesi nel mondo vivranno celebrazioni particolari con l’apertura delle Porte Sante), è bello riconsiderare le parole che papa Francesco ha scelto come motto e programma di vita una volta eletto Vescovo, riproducendole anche nello stemma pontificio.
L’espressione “miserando atque eligendo” è tratta dalle Omelie di san Beda il Venerabile che, commentando l’episodio evangelico della vocazione di San Matteo (cf Mt 9, 9-13), scrive: “Vidit ergo lesus publicanum et quia miserando atque eligendo vidit, ait illi Sequere me” (Vide Gesù un pubblicano e siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: Seguimi).
È come se san Beda – e con lui il Papa – volessero ricordare a ciascuno di noi come “l’azione misericordiosa del Signore perdona i nostri peccati e ci apre alla vita nuova che si concretizza nella chiamata alla sequela e alla missione. Ogni vocazione ha la sua origine nello sguardo compassionevole di Gesù(dal Messaggio di papa Francesco per la 53a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni).
È questa anche l’esperienza richiamata dalla beata Elisabetta Vendramini, che in una delle sue lettere alle suore scriveva: “Incontriamola [la misericordia], o figlia, perché noi abbiamo bisogno di essa, com'essa cerca noi e desidera trasformarci in essa”.

A tutti, buon anno della Misericordia, in cui fare viva esperienza di un amore prima ricevuto, accolto e vissuto, poi donato!
sr Anna

PS: vi rimando alla rubrica settimanale "Parole e gesti di misericordia" tenuta su TeleChiara dalla mia consorella sr Paola (primo video qui)

martedì 8 dicembre 2015

Maria Immacolata

Andrea della Robbia, Annunciazione (1475) – Santuario francescano di Chiusi di La Verna
Carissimi Giovani, 

con tutta la Chiesa oggi celebriamo la Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria in cui la liturgia della Parola ci dona il Vangelo dell’Annunciazione (Lc 1,26-38).

Questa estate nel Santuario di La Verna ho potuto contemplare insieme ad altre giovani consorelle il modo in cui Andrea della Robbia ha voluto rappresentare questo episodio della vita di Maria. Il frate che ci guidava ci ha detto che sembrava che l’artista con quell’opera avesse voluto fissare il momento in cui la Vergine sta pensando cosa rispondere all’annuncio dell’Angelo: tutto è fermo, sospeso… il Padre con gli angeli, la colomba dello Spirito, l’Arcangelo Gabriele sembrano colti nell’atteggiamento di chi attende una risposta. Anche Maria sembra ‘sospesa’: medita e conserva nel cuore il mistero di quella Parola, che continuerà a custodire e meditare lungo tutta la vita. È turbata, ma aperta a quell’evento straordinario che sconvolgerà l’ordinarietà della sua vita.
La Redenzione, per realizzarsi, ha avuto bisogno del sì di Maria… così come oggi ha bisogno del mio sì, del sì di ciascuno. Anche a noi forse capita di tenere ‘in sospeso’ decisioni, scelte, risposte. Grazie Signore della pazienza con cui attendi il mio SÌ!

A Maria Immacolata affidiamo la nostra ricerca e desiderio di accogliere nel grembo della nostra vita il Signore, affidiamo i nostri passi, i quotidiani sì, anche quelli che sono ‘sospesi’ nel nostro cuore.

A Lei, Madre di Misericordia, “nella cui vita tutto è stato plasmato dalla presenza della misericordia fatta carne” (papa Francesco, Misericordiae vultus) affidiamo anche il Giubileo della Misericordia che vede oggi l’apertura della Porta Santa nella Basilica di san Pietro a Roma.

Lo facciamo con le parole della beata Elisabetta Vendramini:

Maria, sei lo specchio di Dio:
madre, figlia, sposa,
custode e mediatrice dei tesori divini
e delizia della Trinità santissima.
Fa’ che ti contempli
nella mia ardente necessità
di conoscere Colui che,
mostrandomisi, sfugge,
e siimi tu specchio limpido
che ristora il mio vivo desiderio.
Maria, sei tu, dopo Dio,
tutto il mio bene.

Ogni Bene in Colui che ci ama!
sr Anna

sabato 5 dicembre 2015

Desidero il tuo volto!

Care ragazze e cari ragazzi,
ogni anno nel tempo di Avvento ci imbattiamo leggendo l'ufficio delle letture nel "Proslògion" di sant'Anselmo, e ogni anno il cuore vibra per la semplicità delle parole con cui questo vescovo parlava a Dio 1000 anni fa.
Quest'uomo ci dona parole meravigliose per dire tutto il suo desiderio, che è anche i nostro, di poter contemplare il volto di Dio, la sua Luce inaccessibile capace di ridestare cuori assopiti, di ridonare vigore....di amare noi creature che desideriamo vedere il volto di Dio.

Quanto mi piace questo Dio che si china sulle mie paure e sui miei sforzi, spesso vani, di voler fare tutto da sola! "Abbi pietà delle nostre fatiche, dei nostri sforzi verso di te: non valiamo nulla senza di te!"

Signore aiutaci a cercarti con sincerità in ogni momento e donaci la grazia di fare spazio a te nella nostra vita, nella semplicità della nostra vita quotidiana!

Buon cammino di Avvento

sr Anna

Dal «Proslògion» di sant'Anselmo, vescovo

    Orsù, misero mortale, fuggi via per breve tempo dalle tue occupazioni, lascia per un po' i tuoi pensieri tumultuosi. Allontana in questo momento i gravi affanni e metti da parte le tue faticose attività. Attendi un poco a Dio e riposa in lui.
    Entra nell'intimo della tua anima, escludi tutto tranne Dio e quello che ti aiuta a cercarlo, e, richiusa la porta, cercalo. O mio cuore, di' ora con tutto te stesso, di' ora a Dio: Cerco il tuo volto. «Il tuo volto, Signore, io cerco» (Sal 26, 8).
    Orsù dunque, Signore Dio mio, insegna al mio cuore dove e come cercarti, dove e come trovarti. Signore, se tu non sei qui, dove cercherò te assente? Se poi sei dappertutto, perché mai non ti vedo presente? Ma tu certo abiti in una luce inaccessibile. E dov'è la luce inaccessibile, o come mi accosterò a essa? Chi mi condurrà, chi mi guiderà a essa sì che in essa io possa vederti? Inoltre con quali segni, con quale volto ti cercherò? O Signore Dio mio, mai io ti vidi, non conosco il tuo volto.
    Che cosa farà, o altissimo Signore, questo esule, che è così distante da te, ma che a te appartiene? Che cosa farà il tuo servo tormentato dall'amore per te e gettato lontano dal tuo volto? Anela a vederti e il tuo volto gli è troppo discosto. Desidera avvicinarti e la tua abitazione è inaccessibile. Brama trovarti e non conosce la tua dimora. Si impegna a cercarti e non conosce il tuo volto.
    Signore, tu sei il mio Dio, tu sei il mio Signore e io non ti ho mai visto. Tu mi hai creato e ricreato, mi hai donato tutti i miei beni, e io ancora non ti conosco. Io sono stato creato per vederti e ancora non ho fatto ciò per cui sono stato creato.
    Ma tu, Signore, fino a quando ti dimenticherai di noi, fino a quando distoglierai da noi il tuo sguardo? Quando ci guarderai e ci esaudirai? Quando illuminerai i nostri occhi e ci mostrerai la tua faccia? Quando ti restituirai a noi?
    Guarda, Signore, esaudiscici, illuminaci, mostrati a noi. Ridònati a noi perché ne abbiamo bene: senza di te stiamo tanto male. Abbi pietà delle nostre fatiche, dei nostri sforzi verso di te: non valiamo nulla senza te.
    Insegnami a cercarti e mostrati quando ti cerco: non posso cercarti se tu non mi insegni, né trovarti se non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti e ti desideri cercandoti, che io ti trovi amandoti e ti ami trovandoti.

mercoledì 2 dicembre 2015

La missionarietà della Chiesa

"Vorrei dire una parola sui missionari. Uomini e donne che hanno lasciato la patria, tutto… Da giovani se ne sono andati là, conducendo una vita di tanto tanto lavoro, alle volte dormendo sulla terra. A un certo momento ho trovato a Bangui una suora, era italiana. Si vedeva che era anziana: “Quanti anni ha?”, ho chiesto. “81” – “Ma, non tanto, due più di me”. - Questa suora era là da quando aveva 23-24 anni: tutta la vita! E come lei, tante. Era con una bambina. E la bambina, in italiano, le diceva: “Nonna”. E la suora mi ha detto: “Ma io, proprio non sono di qua, del Paese vicino, del Congo; ma sono venuta in canoa, con questa bambina”. Così sono i missionari: coraggiosi. “E cosa fa lei, suora?” – “Ma, io sono infermiera e poi ho studiato un po’ qui e sono diventata ostetrica e ho fatto nascere 3.280 bambini”. Così mi ha detto. Tutta una vita per la vita, per la vita degli altri. E come questa suora, ce ne sono tante, tante: tante suore, tanti preti, tanti religiosi che bruciano la vita per annunciare Gesù Cristo. E’ bello, vedere questo. E’ bello.

Io vorrei dire una parola ai giovani. Ma, ce ne sono pochi, perché la natalità è un lusso, sembra, in Europa: natalità zero, natalità 1%. Ma mi rivolgo ai giovani: pensate cosa fate della vostra vita. Pensate a questa suora e a tante come lei, che hanno dato la vita e tante sono morte, là. La missionarietà, non è fare proselitismo: mi diceva questa suora che le donne mussulmane vanno da loro perché sanno che le suore sono infermiere brave che le curano bene, e non fanno la catechesi per convertirle! Rendono testimonianza; poi a chi vuole fanno la catechesi. Ma la testimonianza: questa è la grande missionarietà eroica della Chiesa. Annunciare Gesù Cristo con la propria vita! 

Io mi rivolgo ai giovani: pensa a cosa vuoi fare tu della tua vita. È il momento di pensare e chiedere al Signore che ti faccia sentire la sua volontà. Ma non escludere, per favore, questa possibilità di diventare missionario, per portare l’amore, l’umanità, la fede in altri Paesi. Non per fare proselitismo: no. Quello lo fanno quanti cercano un’altra cosa. La fede si predica prima con la testimonianza e poi con la parola. Lentamente." dall'udienza di papa Francesco di oggi 2 dicembre 2015