sabato 24 dicembre 2016

Santo Natale di Gesù, 2016

Abbiamo ogni giorno, più volte al giorno, molti bisogni.
Di pane.
Di amici.
Di riparo.
Di riposo.
Di eternità.
Di conferme.
Di un abbraccio, un bacio.
Di una parola.
Di un sorriso.
Di sostegno.
Di sapere.
Di amore.
Di verità.
Di pace.
...
La lista può continuare perché ognuno ha i suoi.
Il Figlio di Dio si incarna in un bambino e riconosce i bisogni dell'umanità.
Gesù viene tra noi e riempie ogni vuoto.
Lui è Tutto ciò di cui aver bisogno.
Pronti...è qui!!
Buon Santo Natale!


domenica 18 dicembre 2016

Preparare il Natale....


San Francesco intuisce l'importanza e la necessità di compiere gesti esteriori che rispecchino il desiderio del cuore: a questo serve costruire il presepe, addobbare la casa, curare i particolari che dovrebbero dire quello che sta succedendo dentro di noi!
Presi da mille cose potremmo travisare il senso dei preparativi, c'è questo rischio! 
Fermiamoci a gustare i particolari pensando allo spazio che stiamo creando per accogliere l'Emmanuele, il Dio-con-noi, come Maria e Giuseppe, che nella loro semplicità hanno compiuto gesti e azioni per accogliere la sua nascita, come ha chiesto di fare san Francesco 800 anni fa. 
Buona ultima settimana di preparativi!

sr Anna

Dalle Fonti Francescane

“Meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue opere. Ma soprattutto l'umiltà dell'Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro. 

A questo proposito è degno di perenne memoria e di devota celebrazione quello che il Santo realizzò tre anni prima della sua gloriosa morte, a Greccio, il giorno del Natale del Signore.
C'era in quella contrada un uomo di nome Giovanni, di buona fama e di vita anche migliore, ed era molto caro al beato Francesco perché, pur essendo nobile e molto onorato nella sua regione, stimava più la nobiltà dello spirito che quella della carne. Circa due settimane prima della festa della Natività, il beato Francesco, come spesso faceva, lo chiamò a sé e gli disse: "Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno tra il bue e l'asinello". Appena l'ebbe ascoltato, il fedele e pio amico se ne andò sollecito ad approntare nel luogo designato tutto l'occorrente, secondo il disegno esposto dal Santo.” 

FF 467-468

giovedì 10 novembre 2016

Un filo di memoria


10 novembre 1828 - 10 novembre 2016

Nel 1828 fui posta con una compagna, dopo mille vicende, in una splendida reggia della santa povertà, priva persino del letto, aspettandolo da Dio, autore di tale impresa.
Risplendette lo stesso giorno la sua provvidenza e mi fu dato un pagliericcio e una coperta di lana, perché ben cominciava il freddo.
Le stanche mie membra, sbattuti da alcuni mesi dalla terzana, trovarono in questo duro letto quel riposo che in un morbido letto non avevo trovato fino a quel punto.
Le notturne stelle, che dalla bucata soffitta vedere si facevano, non potevano essere che amabili se il sonno, straniero da molti agli occhi miei, tolta non mi avesse sì cara contemplazione. (Elisabetta Vendramini, “Memorie dell’Impianto”).


Far memoria vuol dire celebrare, ringraziare, guardare ciò che è stato per ricevere nuova energia per continuare a camminare.
Oggi, nella memoria della nascita della terziaria famiglia elisabettina, ringrazio il Signore per aver donato a me e a molte altre donne, un luogo dove vivere la vocazione all’amore, seguendo Gesù e servendo le sue figlie e i suoi figli.
Il filo che unisce quel giorno ad oggi, talvolta fragile ma anche robusto e forte, continui a tenere unite madre Elisabetta e noi sue figlie, per la potenza dello Spirito Santo, per la fedeltà del Signore Gesù.

Buona festa, a noi e a chi ci è accanto!

suor barbara
barbara.danesi@elisabettine.it



La soffitta ieri e oggi




lunedì 7 novembre 2016

"Il Signore mi dette dei fratelli"


“Il Signore mi dette dei fratelli”
Abbiamo imparato a volare come gli uccelli,
a nuotare come i pesci
ma non abbiamo imparato ancora,
l’arte di vivere come fratelli.
(M.L. King)

Esperienza di fraternità, Parola e servizio dal 2 al 5 gennaio 2017, rivolta ai giovani dai 18 ai 30 anni presso la "Casa Incontro" di Assisi.

Programma:

LUNEDI’ 2 GENNAIO 2017
Arrivi nella mattinata negli orari possibili per ciascuno
Ore 15: inizio
Ore 16.15: “Il Signore mi dette dei fratelli” 
Ore 17.00: partenza per il lebbrosario 
Ore 19: vespro casa
Ore 20: cena
Serata in fraternità

MARTEDI’ 3 GENNAIO
Ore 7.00: lodi e Messa in S. Damiano  
Ore 8.30: colazione
Ore 9.15: servizi vari
Ore 13.00: Pranzo
Ore 15.00: visita basilica di S. Chiara con Crocifisso di S. Damiano
Ore 17.00: Vespri a S. Damiano
Ore 19.30-45: Cena
Ore 20.45: Film

MERCOLEDI’ 4 GENNAIO
Ore 7.00: lodi e Messa in casa
Ore 8.00: colazione
Ore 9.15: servizio: Serafico, casa di riposo, in casa
Ore 13.00: pranzo
Ore 15.00: riflessione sull’essere fratelli nella Parola di Dio e in Francesco 
Ore 16.45: partenza per visita e preghiera personale in Porziuncola
Ore 19.00: vespro a S. Maria degli Angeli
Ore 20.00: Cena
Ore 21.30: Condivisione del pomeriggio e  del vissuto delle giornate di servizio; Adorazione notturna

GIOVEDI’ 5 GENNAIO
Ore 7.00: lodi
Ore 8: colazione
Ore 8.30: partenza a piedi per S. Francesco
Ore 10.00-11.00: preghiera personale alla tomba di Francesco
Ore 11.30: condivisione dell’esperienza

Ore 13: pranzo e… partenze

Contatti:
sr. Emiliana: assisi@elisabettine.it emiliana.norbiato@alice.it tel 075/816057
sr. Marita: gira.mari@libero.it tel. 0434/ 521312

Dove:
“Casa Incontro”
Suore Francescane Elisabettine
via S. Benedetto, 46
06081 Assisi

mercoledì 12 ottobre 2016

Mi sono interrogata sulla volontà di Dio (Simone Weil)


Care e cari giovani,
ho ripreso tra le mani un libro molto intenso che raccoglie alcuni scritti di Simone Weil (Attesa di Dio, Adelphi Edizioni). Proprio nelle prime pagine, in una lettera a padre Joseph Marie Perrin, domenicano, Simone si ferma a considerare la volontà di Dio.
Condivido questo testo con voi, forse un po’ difficile, ma significativo; lo lascio alla vostra riflessione.  



«In questi giorni mi sono interrogata sulla volontà di Dio: in che cosa consiste e in quale maniera possiamo riuscire a conformarci ad essa completamente. Vi dirò ora che cosa ne penso. Bisogna distinguere tre campi. Il primo è costituito da ciò che non dipende in nessun modo da noi, e cioè tutto ciò che avviene nell’universo in questo momento e tutto ciò che sta per compiersi o si compirà in seguito, al di fuori della nostra portata. Quanto avviene in questo campo è, senza eccezione, volontà di Dio, e qui bisogna dunque amare assolutamente tutto, nel suo insieme e nei particolari, compreso il male sotto ogni forma: specialmente i nostri peccati trascorsi, in quanto sono trascorsi (bisogna invece odiarli, se per caso la loro radice è ancora presente), le nostre sofferenze passate, presenti e future, e, ciò che di gran lunga è più difficile, le sofferenze degli altri nella misura in cui non siamo chiamati ad alleviarle. In altre parole, dobbiamo sentire la realtà e la presenza di Dio attraverso tutte le cose esteriori, senza eccezioni, con la stessa chiarezza con cui la mano sente la consistenza della carta attraverso la penna e il pennino.
Il secondo campo è quello sottoposto al dominio della volontà. Esso comprende le cose puramente naturali, vicine, facilmente rappresentabili per mezzo dell’intelligenza e dell’immaginazione, tra le quali possiamo scegliere, disporre e combinare dall’esterno alcuni mezzi determinati in vista di scopi determinati e definiti. In questo campo si deve eseguire senza debolezze e senza indugi tutto quanto ci appare chiaramente come un dovere. Quando nessun dovere ci appare con evidenza, bisogna seguire talvolta regole scelte più o meno arbitrariamente, ma fisse; e talvolta seguire l’inclinazione, ma in misura limitata. Infatti una delle forme più pericolose del peccato, o forse la più pericolosa, consiste nel situare l’illimitato in un ambito essenzialmente limitato.
Il terzo campo è quello delle cose che, senza essere poste sotto il dominio della volontà e senza essere connesse con doveri naturali, non sono però del tutto indipendenti da noi. È il campo in cui noi subiamo una costrizione da parte di Dio, a condizione che meritiamo di subirla e nella esatta misura in cui la meritiamo. Dio ricompensa l’anima che pensa a lui con attenzione e con amore, e la ricompensa esercitando su di lei una costrizione rigorosamente, matematicamente proporzionale a quell’attenzione e a quell’amore. Dobbiamo abbandonarci a questa spinta, correre sino al punto preciso cui ci conduce, e non fare un solo passo in più, nemmeno verso il bene. Nello stesso tempo dobbiamo continuare a pensare a Dio con amore e attenzione sempre maggiori per ottenere con questo mezzo di essere spinti sempre più avanti, di essere oggetto di una costrizione che si impadronisca di una parte perpetuamente crescente dell’anima. Quando la costrizione si è impadronita di tutta l’anima, si è nello stato di perfezione. Ma a qualunque grado ci si trovi, non dobbiamo fare nulla più di ciò a cui siamo irresistibilmente spinti, nemmeno in vista del bene».

Buona riflessione,
suor barbara

barbara.danesi@elisabettine.it

martedì 4 ottobre 2016

San Francesco

San Francesco - affresco nel Monastero di Subiaco (RM)
Pace a voi!

Mi trovo a riflettere e a gustare la celebrazione eucaristica di questa mattina: San Francesco ha riportato gli uomini e le donne del suo tempo alla centralità del Vangelo, unica sua regola e quindi alla Comunione vera dell'uomo con Dio, degli uomini tra loro e con la Creazione.

Ora Papa Francesco non sta forse facendo lo stesso con noi? anche nei gesti semplici, quotidiani, di vicinanza sincera e discreta all'umanità ferita di oggi, non ci incoraggia forse a vivere la radicalità del Vangelo? A farci prossimi e ad amare?

Chinarci, soccorrere, fasciare, curare, essere prossimi, ascoltare, gioire con chi è nella gioia, soffrire con chi è nella sofferenza, essere portatori di pace e di giustizia. Ognuno secondo il progetto di Dio.

L'augurio che faccio a ciascuno è di lasciarci infiammare il cuore dalla testimonianza semplice ma esigente del nostro Santo Patrono, per essere ognuno nel suo stato di vita, portatori fecondi della novità della Parola di Gesù Cristo, l'Amore di Dio.

Fraternamente,

suor Anna 

mercoledì 21 settembre 2016

Ehi, tu....Chi? Io??

In quel tempo, mentre andava via, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori». (Mt 9,9-13)

                                    Vocazione di san Matteo, Caravaggio - particolare


A me la storia della chiamata di Matteo suscita sempre grande stupore. 
Prima di tutto perché trovo originale e affascinante la pedagogia di Gesù.
Vede un uomo, gli vuole bene, lo sceglie e lo chiama. 
Nel racconto autobiografico dell’Evangelista, questo accade in pochi secondi.
In un tempo brevissimo Gesù consegna a Matteo tutto ciò che gli serve per vivere in pienezza la vita: il suo sguardo, la sua predilezione su di lui, il suo amore, la sua missione. Cosa desiderare di più?
Gesù conclude questo contatto con Matteo con un imperativo categorico: «Seguimi». Il Signore voleva da subito fargli capire che la sua Parola è forte, è una parola efficace, che fa quello che dice, che non si può rifiutare se si vuole fare verità. E Matteo prenderà sul serio questo, tramandandola fedelmente nel suo Vangelo, fino a noi, oggi qui e in tutto il mondo.
Non si può non considerare anche il fatto che Matteo viene scelto in modo scandaloso per chi stava assistendo alla scena. Matteo è oggetto di una predilezione sconvolgente, proprio accaduta a lui, perché poi potesse raccontare che Gesù non è venuto per i sani, ma per i malati.
Tutto calcolato, certo!
Gesù sapeva che quel pubblicano avrebbe narrato la misericordia divina sperimentata sulla sua pelle perché tutti sapessimo che ciascuno è chiamato dal Signore, anche con i limiti e i peccati che si porta dietro o dentro.
Chi segue Gesù non è una statua di bronzo e nemmeno un santo fatto in serie, magari di legno prefabbricato, ma donne e uomini che, affascinati da Gesù stesso e dal suo stile di vita, hanno deciso di dargli fiducia e provare a stare dietro a Lui, donando anche tutta la vita, per continuare a narrare nella carne che il Dio di Gesù è il Dio Padre, Misericordioso e Buono.
E tu?

                                    Vocazione di san Matteo, Caravaggio - particolare

Cari Giovani, vi assicuro che ci conviene stare molto attenti ai passaggi di Gesù nella nostra vita, per non rischiare di non sentire la sua voce che ci rivolge lo stesso invito…«Seguimi»; per non rischiare che ci venga vicino, al nostro tavolino, ai nostri banchi (!!) e noi siamo impegnati magari ad ascoltare altre voci.
Buon cammino, attenti alla voce del Signore!

suor barbara

barbara.danesi@elisabettine.it



sabato 17 settembre 2016

Dio ti ama!

Cari Giovani,
oggi 17 settembre, festa dell’Impressione delle Stimmate di San Francesco (leggi qui), la nostra famiglia religiosa fa memoria della chiamata del Signore rivolta ad Elisabetta Vendramini.
Sono trascorsi duecento anni da quel giorno.
Così oggi pomeriggio, per aprire le celebrazioni di questa memoria, che si concluderanno nel settembre 2017, a Padova in Casa Madre, ma anche in tutte le comunità sparse nel mondo, pregheremo ringraziando il Signore per il dono di madre Elisabetta che, dicendo il suo SI’ alla proposta del Signore, ha realizzato in pienezza la sua vita.

Ecco come Elisabetta racconta nel suo Diario, il momento in cui ha percepito la chiamata del Signore.

Giotto, Basilica di Santa Croce, Firenze. 

«Nel 1817, li 17 settembre, ritrovandomi con delle signore e tutta intenta essendo ad udire una nuova moda di acconciatura di capo, una voce, solo dall'anima udita, mi disse: Non vedi che la tua condotta ti porta a dannazione? Vuoi tu salvarti? Va' ai Cappuccini. Era questo un orfanotrofio di mendiche abbandonate di cui ignoravo l'esistenza. A tal voce, che a me fu un fulmine, si scosse siffattamente la mia natura che subito mi fu chiesto cosa mi sentiva. Rinvenuta alquanto da tale onnipotente voce, dissi: Signore, se voi siete che ciò volete, datemi la forza per obbedirvi. In un istante più non conobbi me stessa, mi si cambiò in disgusto il mondo, lasciai lo sposo a cui era promessa e tosto sospirai l'ignoto chiostro».

La risposta di amore di Elisabetta ha coinvolto molte altre donne che anche oggi sono segno dell’Amore del Padre Altissimo, nella famiglia francescana, secondo il carisma elisabettino. Due sorelle condividono le loro memorie, il momento in cui hanno percepito la voce di Dio.

«Uno così non l'avevo mai incontrato!
“Dio ti ama!” ci diceva, ce lo diceva di continuo, soprattutto a noi giovani, e ci mostrava come questo si traduceva in una carezza ad un bambino o ad un anziano, in un abbraccio ad una persona disabile, nell'accogliere in casa propria un uomo senza fissa dimora che spesso arrivava ubriaco e puzzolente. Ma quello che più mi sconvolgeva era che tutto questo gli dava una grande gioia. Questa gioia mi ha provocato così tanto che ho accettato la sfida e ho cominciato anch'io, nel mio piccolo a provare a fare quello che faceva lui. Un po' alla volta ho capito il perché di tanta gioia: in quei gesti lui esprimeva quell'amore che il Signore gli aveva posto nel cuore e che non era proprio possibile tenere solo per sé. Ho capito, sperimentandolo a poco a poco, che quell'amore che il Signore ci dona senza misura, era davvero per tutti, e, soprattutto, andava condiviso con chi di quell'amore aveva più bisogno, con chi faceva fatica o, per motivi vari, era più in difficoltà ad affrontare la vita di tutti i giorni. E' stato come scoprire un grande tesoro: la cosa straordinaria era che quel tesoro, una volta condiviso, si moltiplicava invece di diminuire. E il miracolo era che oltre a dare gioia agli altri dava una grande gioia anche a me. Giorno dopo giorno ho percorso un cammino che mi ha portato a scegliere una vita totalmente dedicata a condividere questo tesoro che aveva riempito il mio cuore e tutta la mia vita. Sono diventata suora francescana elisabettina perché ho visto in Francesco ed Elisabetta due persone che prima di me avevano compreso e sperimentato quello che io stavo sperimentando e con loro mi sono sentita in sintonia e, nel vero senso della parola, a casa mia».
suor Alessia

«Guardavo le suore elisabettine della mia parrocchia e pensavo che erano donne felici e contente. Era il Signore che le rendeva felici e lo dimostravano nel servizio ai bambini, agli anziani, alle persone che si rivolgevano a loro per qualsiasi necessità. Anche io volevo vivere una vita piena e allora ho chiesto di poter essere una suora elisabettina. I miei genitori mi hanno sostenuta e hanno accolto questa mia vocazione come un dono anche per la nostra famiglia. Sono passati molto anni e ora anche io posso dire di essere contenta e sentirmi molto amata da Dio e dalle tante persone che ho incontrato nella mia vita. La Famiglia elisabettina mi ha permesso di stare vicino alle persone che soffrono e io ho imparato molto. I poveri ci insegnano ad essere semplici e umili, ma ci obbligano anche ad essere coerenti con il Vangelo e con il carisma di madre Elisabetta»
Una suora a riposo





Cari Giovani, vi auguro di ascoltare in profondità la voce del Signore, quella parola che Egli rivolge a ciascuno e soprattutto il coraggio e la prontezza di dire SI’, perché questa è davvero la strada per avere la vita e la vita in pienezza.

Buon ascolto!
suor barbara



barbara.danesi@elisabettine.it

venerdì 9 settembre 2016

Se non ami 2017-2018







In ascolto della Parolalla scoperta decolori e dei voltdella misericordia

Un percorso nel cuordel Vangelo per giovandai 19 ai 30 anni sulle orme del Signore Gesùper riscoprire gestdcarità per aprire ocched orecchsulle povertà che ci circondanoper imparare ad essercuore e mani di Dinella vita quotidiana.


21 NOVEMBRE 2016
ORE 20.30
SIGNOREQUANDO TI ABBIAMO VISTO
Lavete fatt a me
Introduzione al percorso


19 DICEMBRE 2016
ORE 18.00
COSÈ QUESTO
PER TANTA GENTE?
Ho avut fame  e mi avet dato
da mangiare, ho avut sete e mi avet dat da ber
Esperienza e testimonianza
c/o Cucine Economiche Popolari


9 GENNAIO 2017
ORE 20.30
HA SCELTO
LA PARTE MIGLIORE
Ero straniero e mi avet accolto
Testimonianza accoglienza notturna


13 FEBBRAIO 2017
ORE 20.30
SI PRESE CURA DI LUEro malato e mi avet visitat
Testimonianza O.P.S.A.

13 MARZO 2017
ORE 20.30
CHI CREDE IN ME,
ANCHE SE MUORE, VIVRÀ
Accanto a chi sta morendo
Lesperienza di Cas Santa  Chiara


3 APRILE 2017
ORE 20.30
E UNA LUCE SFOLGORO' NELLA CELLA
Ero in carcere e siete venuti a trovarmi
Testimonianza carcere "Due Palazzi"

15 MAGGIO 2017
ORE 19.30
PERCHÉ VI PREOCCUPATE?
Ero nudo e mi avet vestito
Cena insieme e conclusione del percorso

Per visualizzare il depliant completo clicca qui


MANDA LA TUA ADESIONENTRO I26 NOVEMBR2016


suor Paola Bazzott
FRANCESCANA ELISABETTINA 
34 7559467



suor Mariateresa Dubini
FRANCESCANA ELISABETTINA 
terrykairos1968@libero.it

33 3001393

fra Gabriele Terzi 
FRANCESCANO CONVENTUAL


Gli incontri si svolgeranno presso:
CASA SANTA SOFIA
Suor Francescane Elisabettine 
Via G. Falloppio, 49 - Padov
Telefono 04 65521