domenica 31 gennaio 2016

Essere lume chiaro


Dio sia sempre la sola mira e meta dell'anima tua; così operando sarai un lume ben chiaro alle cieche e di aiuto alle deboli. E. Vendramini (cf. E194)

mercoledì 27 gennaio 2016

Chiamati a... portare frutto


Ecco, il seminatore uscì a seminare…
  
 
 V. Van Gogh, Il seminatore al tramonto
 
È noto come la parabola narrata da Marco (e che ci viene proposta nell’odierna liturgia: Mc 4, 1-20) racconti di diversi esiti della semina a seconda del tipo di terreno, immagine delle differenti disposizioni del cuore e della vita con cui ciascuno accoglie il Vangelo, la Buona Notizia che il Signore rivolge a ciascuno. Personalmente.
Una cosa non cambia: la generosa sovrabbondanza e la speranza con cui il Seminatore continua a spargere il seme sui molti terreni. Anche quelli che conosce essere infruttuosi.
Il seme è un germe di vita che esige condizioni favorevoli per svilupparsi. Davanti al Dono di Dio ci viene richiesto ascolto e accoglienza profondi e totali, apertura di cuore: queste sono le caratteristiche che dicono la dedizione, la misura, la larghezza d’animo con cui vogliamo accogliere, comprendere e ridonare quanto ricevuto.
Gesù chiede a noi tutti una vita che si applica nella dimensione della disponibilità, dell’attenzione e della dedizione. Una vita attiva, perché ha orecchi per ascoltare e ascolta, perché coltiva dentro di sé quell’amore che le fa dire un grande SÌ alle chiamate di Dio. Questo permette al nostro cuore di dilatarsi e di poter accogliere sempre più i doni di Dio, perché il Signore non lesina la sua Grazia là dove essa trova spazi accoglienti e aperti alla sua presenza; là dove Egli incontra disponibilità e generosità per un SÌ totale.
Dio continua a seminare il seme della vocazione nella vita di ogni uomo. Nella mia. Nella tua. La risposta a questa chiamata è rendersi terreno fertile per dare la possibilità al seme di dare frutto.
(liberamente riadattato da Grazie perché… – Percorsi di stupore e gratitudine per giovani,
a cura dell’Ufficio Nazionale per la pastorale delle vocazioni – CEI)
 
Oggi, posso chiedermi: qual è il seme che il Signore, instancabile e generoso seminatore, vuole seminare nella mia vita?
Che tipo di terreno è il mio cuore?
Scoprirò che il seme può germogliare, sempre. In esso c’è tutta la vitalità della Promessa.
suor Ilaria
 

lunedì 25 gennaio 2016

Un cambio di prospettiva

Cadendo a terra, udì una voce

(At 9,4)

Caravaggio, Conversione di san Paolo (Roma, Santa Maria del Popolo)
 
Saulo è vinto da qualcosa di inaspettato, nella sua violenza dolcissimo e suadente. […] Cambia mentalità, questa è la sua conversione. Non la conversione da un credo falso a un credo vero, non dall’idolatria alla conoscenza del vero Dio. Saulo era già nell’alleanza, Saulo già credeva e serviva Dio con zelo. Ciò che Saulo deve cambiare è il modo, la prospettiva dalla quale guardare quella verità in cui credeva fin dalla giovinezza. Potremmo dire che Saulo era già nel desiderio di Dio, ma ha dovuto pervenire alla fede reale dentro il riconoscimento di una presenza, la quale coincideva con il suo più vero desiderio. Così Caravaggio pone il cavallo di traverso, lungo tutta la tela, posto per sbarrargli il cammino. Per dirgli: “Ciò che credi c’è ma non è come tu lo credi. Ti supera grandemente”.
[…] Saulo è costretto così a ribaltare le prospettive, lui che sulla strada di Damasco credeva di dar gloria a Dio, viene sorpreso dalla realtà tanto misteriosa da poter essere vista solo con gli occhi dell’anima.
Non ci è dato di intuire l’esito di quella caduta. Sappiamo dal testo biblico che nemmeno Saulo poté fare a meno della Chiesa. Il Signore che si era compiaciuto di rivelarsi a lui direttamente non volle educare Saulo direttamente, ma si servì di Anania, un discepolo a noi ignoto se non per questo atto di grande carità. Anche per Saulo, anche per un’esperienza straordinaria di Dio come la sua, la fede resta un gesto umano che deve nascere in modo umano. (suor Maria Gloria Riva)


 
Un cammino… un viaggio … che si traduce in una caduta, cecità bisognosa della compagnia di un altro, che prepara il rialzarsi, schiude il cuore a un nuovo modo di vedere.
Conversione e vocazione si intrecciano in Paolo, strumento scelto dal Signore per essere testimone davanti a tutti gli uomini delle cose viste e udite, di quanto compiuto dal Signore. Davvero in lui è accaduto quanto, secoli dopo, scrive D. Bonhoeffer: “Chi nella sua vita ha provato una volta la misericordia di Dio, non desidera altro che servire”.
Sia così anche per noi: se il piede vacilla e inciampa, non temiamo. E alla Voce che risuona laddove cadiamo e che ci rimanda alla verità di ciò che siamo e facciamo, rispondiamo con le parole di Paolo lungo la via di Damasco:
CHI SEI, O SIGNORE?
CHE DEVO FARE, SIGNORE?
Toccati dalla Misericordia, potremo anche noi cambiare prospettiva, alzarci dalle nostre cadute, proseguire il cammino verso il luogo (che può essere anche lo spazio del nostro cuore) in cui intuire ciò che è stato disegnato per la nostra vita e scoprire così dove il Signore ci chiama ad amarLo, servirLo e testimoniarLo. Nella nostra vita. Con la nostra vita.

suor Ilaria

venerdì 22 gennaio 2016

Gesù chiama quelli che vuole


Condivido con voi, cari Giovani, alcune riflessioni nate ieri sera, leggendo insieme ad una giovane il vangelo della liturgia eucaristica di oggi (Mc 3,13-19). 


Gesù salì sul monte.
Gesù sa quando è il momento di allontanarsi dalla gente che ha intorno per immergersi nella preghiera. Si sceglie un luogo isolato perché deve fare scelte importanti.
Questo è un invito a ritagliarci del tempo per pensare, per pregare, per coltivare la relazione di amore con il Signore, soprattutto quando la vita ci pone di fronte sfide significative, scelte che richiedono riflessione e discernimento.

Chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici che chiamò apostoli, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.
Così inizia ogni storia vocazionale. Inizia nel momento in cui una persona si sente chiamata dal Signore a stare con Lui. È molto intensa questa volontà di Gesù di chiamare chi voleva…chi vuole, perché lui sa cosa è meglio per ciascuno, sa qual è il ‘luogo’ ove ciascuno realizza la propria vita e può essere felice, nella pace. Davvero è necessario chiedersi cosa vuole il Signore, perché dalla risposta dipende il mio oggi e il mio domani.

Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè "figli del tuono"; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.
Nomi…nomi propri di persona! Gesù non chiama in modo casuale e nemmeno in modo generale. Gesù chiama personalmente ogni donna e ogni uomo, tutti ma uno per uno.
Ha pronunciato il mio nome un giorno, ha alzato molto la voce per farsi sentire. 
Senti che sta pronunciando anche il tuo?


Cari Giovani, impariamo dallo stile di Gesù a trovare spazi di silenzio per stare con Lui e conoscerlo sempre più, per poter ascoltare la sua voce buona e sicura che pronuncia il nostro nome per chiamarci alla vera gioia.

suor barbara
barbara.danesi@elisabettine.it

mercoledì 20 gennaio 2016

La RICERCA del TESORO

Ai giovani che venivano da lui per la prima volta, Rabbi Bunam era solito raccontare la storia di Rabbi Eisik, figlio di Rabbi Jekel di Cracovia.
Dopo anni e anni di dura miseria, che però non avevano scosso la sua fiducia in Dio, questi ricevette in sogno l'ordine di andare a Praga per cercare un tesoro sotto il ponte che conduce al palazzo reale. 
 
Quando il sogno si ripetè per la terza volta, Eisik si mise in cammino e raggiunse a piedi Praga. Ma il ponte era sorvegliato giorno e notte dalle sentinelle ed egli non ebbe il coraggio di scavare nel luogo indicato. 
Tuttavia tornava al ponte tutte le mattine, girandovi attorno fino a sera. 
Alla fine il capitano delle guardie, che aveva notato il suo andirivieni, gli si avvicinò e gli chiese amichevolmente se avesse perso qualcosa o se aspettasse qualcuno. Eisik gli raccontò il sogno che lo aveva spinto fin li dal suo lontano paese. 
Il capitano scoppiò a ridere: "E tu, poveraccio, per dar retta a un sogno sei venuto fin qui a piedi? Ah, ah, ah! Stai fresco a fidarti dei sogni! Allora anch'io avrei dovuto mettermi in cammino per obbedire a un sogno e andare fino a Cracovia, in casa di un ebreo, un certo Eisik, figlio di Jekel, per cercare un tesoro sotto la stufa! Eisik, figlio di Jekel, ma scherzi? Mi vedo proprio a entrare e mettere a soqquadro tutte le case in una città in cui metà degli ebrei si chiamano Eisik e l'altra metà Jekel!". E rise nuovamente.
Eisik lo salutò, tornò a casa sua e dissotterrò il tesoro con il quale costruì la sinagoga intitolata "Scuola di Reb Eisik, figlio di Reb Jekel".
"Ricordati bene di questa storia - aggiungeva allora Rabbi Bunam - e cogli il messaggio che ti rivolge:
c'è qualcosa
 
che tu non puoi trovare
 
in alcuna parte del mondo,
 
eppure esiste un luogo in cui la puoi trovare".
 
(da Martin Buber, Il cammino dell'uomo)
 
 Cari Giovani,
 
condivido questa storia che mi sta accompagnando in questo tempo.
È un racconto che si traduce in invito a concentrare la mia ricerca nel profondo del mio cuore, della mia storia, della mia umanità... senza cercare altrove.
In proposito, mi viene in mente una frase di sant'Agostino che mi colpì molto ai tempi della scuola superiore (il latino non è sempre ostico, se reca in sé buone provocazioni!):
Noli foras ire
in te ipsum redi
in interiore homine habitat veritas
 
(Non uscir fuori da te, torna in te stesso:
è nell'uomo interiore che abita la verità).
 
Quando ci viene da cercare altrove (forse per paura? Evasione?) le risposte alle domande che portiamo nel nostro cuore, non temiamo di fare ritorno a noi, di sostare nel nostro intimo!
Qui troveremo le risposte autentiche che cerchiamo. E che daranno senso alla nostra ricerca, facendoci scoprire il tesoro che il Signore ha messo nella nostra vita.
Attende solo di essere scoperto...
Buona ricerca!
suor Ilaria
 

domenica 17 gennaio 2016

Manifestare l'Amore

Carissimi Giovani,

mi piace condividere due provocazioni che mi vengono dalla Parola che viene proclamata oggi in tutte le chiese.

 Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù;

egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
(Gv 2,11)

 
A Cana, grazie alla mediazione di Maria che ordina ai servi (e a ciascuno di noi!): “Qualsiasi cosa vi dica fatela”, Gesù garantisce il successo di una festa di nozze, mutando l’acqua in vino. È l’inizio dei segni che compirà lungo la sua vita, è una nuova manifestazione del Signore, dopo quella contemplata con i Magi e nel Battesimo al Giordano. È da questo segno, da questo manifestarsi che possiamo comprendere come Dio desidera farsi vedere e riconoscere: nella grandezza e nella gratuità del Dono.

Guardo al segno compiuto da Gesù, guardo a Lui, al suo prendere parte alle vicende umane, al farsene carico mutando gli insuccessi in nuove possibilità, lo scoraggiamento in una nuova festa, l’acqua dei miei progetti calcolati e limitanti nel vino buono di una gioia smisurata.

Guardo al suo manifestarsi come Sposo dell’umanità, al suo ricordarci che il suo amore non viene meno e mi domando se abbiamo davvero capito chi è Gesù… Chi sei Gesù per me?

Come fu per i discepoli, è riconoscendo i segni della sollecitudine del suo amore che si rinnova la fede; è nell'incontro con Lui che, se voglio, la mia vita è trasformata.




Risuonano anche alcuni passaggi della seconda lettura (cf 1Cor 12,4-11)
 
Vi sono diversi doni, ma uno solo è lo Spirito.

Vi sono vari modi di servire, ma uno solo è il Signore.

Vi sono molti tipi di attività ma chi muove tutti all'azione è sempre lo stesso Dio.

In ciascuno lo Spirito si manifesta in modo diverso, ma sempre per il bene comune.

 
San Paolo mi ricorda che mio primo dovere è scoprire quali sono i doni che ho ricevuto, grandi o piccoli, non importa.

Il secondo è prender coscienza che li ho ricevuti non a mio uso e consumo, ma per il bene di tutti, in particolare per il bene di chi mi passa accanto.

È importante saper riconoscere i propri doni! Qual è il dono che il Signore mi fa? Quale ministero mi vuole affidare?

È noto come si concluda nel cap. 13 il discorso di Paolo: c'è un dono più grande di tutti e a questo dobbiamo aspirare e questo dobbiamo chiedere con insistenza: è la capacità di amare. Senza di questa, senza la capacità di amare che viene da Dio, tutti gli altri doni, tutte le altre capacità perdono valore.

Donami… donaci, Signore, il tuo Spirito, fonte di ogni dono,
Luce per riconoscere i Tuoi doni e per scoprire il modo di servirTi e lodarTi,
dove e come ci chiami a manifestare i segni del tuo Amore nella storia umana.
 
suor Ilaria

sabato 16 gennaio 2016

La MISERICORDIA di Dio e la VOCAZIONE dell'uomo

 
Passando vide Levi, il figlio di Alfeo,
seduto al banco delle imposte e gli disse:
“Seguimi”.
Ed egli si alzò e lo seguì.
 

Carissimi Giovani,
 
oggi il Vangelo (Mc 2, 13-17) mette sulla strada della nostra ricerca di Vita, del senso da dare alla nostra esistenza, un testimone la cui esperienza di Gesù esprime un fatto fondamentale di ogni chiamata.
 
Non c’è vocazione e vera sequela se non riconosciamo e non interpretiamo lo sguardo di benevolenza e di misericordia con cui il Signore guarda noi, la nostra storia, la nostra ricerca e anche il nostro peccato.
 
Così è stato per Matteo, raggiunto dallo sguardo misericordioso di Gesù che, perdonando i suoi peccati e vincendo le resistenze e la chiusura di chi vedeva in lui solo un peccatore e un pubblicano, lo sceglie per essere uno dei Dodici. Perché stia con Lui.
 
Il Signore ci doni la grazia di sentirci toccati dal Suo sguardo e, sperimentando così la tenerezza dell’amore e della guarigione, sgorghi dal nostro cuore il desiderio di seguirlo. Guardando alla nostra vita e a quella dei fratelli con gratitudine e misericordia.
Oggi e sempre.
 
Buona ricerca dello Sguardo che converte, accoglie... chi-ama.
suor Ilaria
 
 

domenica 10 gennaio 2016

Figli amati!


Il cielo si aprì… venne una voce dal cielo:
“Tu sei il figlio mio, l’amato:
in te ho posto il mio compiacimento”.
(Lc 3, 21 -22)



 
 
“Tu sei la mia figlia diletta
nella quale ho posto le mie compiacenze".
Tal voce mi scoperse la bontà del Signore
e mi animò ad abbandonarmi in quelle braccia paterne.

 
Replicai: “E tu sei il mio Padre diletto
nel quale ho posto tutto il mio amore”.
(dagli Scritti della beata Elisabetta Vendramini)

 
Fissiamo lo sguardo su Gesù, seguiamolo lungo le vie che ha percorso dopo il battesimo nel Giordano: è lì che ha iniziato la Sua missione, con la forza dello Spirito e la voce del Padre che l’ha dichiarato “figlio amato”.

Dio fa così anche con noi: continua a sceglierci come figli amati, ci rende capaci di essere testimoni, di vivere la missione che ci affida.

Riscoprirsi destinatari dell’amore di predilezione del Padre. Questa è la vocazione alla quale siamo chiamati!

Nella nostra vita prenderà forma l’esperienza che fu di Elisabetta Vendramini:

“Come mai io posso essere come Gesù la vostra figlia diletta
e posso credere che abbiate posto in me le vostre compiacenze?”
E subito mi fu risposto:
“In Gesù ho posto le mie compiacenze
per la pienezza della mia grazia,
in te per la mia misericordia”.
(dal Diario)

 A noi il gusto di riconoscerci avvolti dalla infinita bontà e tenerezza del Padre;
a noi la responsabilità di scoprire come viverci da figli amati e amanti;
a noi il desiderio di rispondere all’Amore che ci ama.
 
Buon cammino… nella meraviglia e gratitudine di sentirci figli amati!

 suor Ilaria

giovedì 7 gennaio 2016

The day after…l’arrivo dei Magi



L'adorazione dei Magi - Giorgione

Cari Giovani in ricerca del Signore,
ieri abbiamo celebrato la solennità dell’Epifania e il vangelo ci ha narrato l’arrivo dei Magi presso la grotta dove si trovava Gesù (Mt 2,1-12).
Nel post precedente abbiamo riflettuto su alcuni aspetti del cammino dei Magi; il giorno dopo può essere ancora utile, per la nostra ricerca di Gesù, riflettere su altri loro atteggiamenti.

«Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra».

Si prostrarono: i Magi si fermano davanti a Gesù Bambino e incontrano Dio, il Signore! Riconosciamo anche noi la grandezza di Dio, mettendoci ai suoi piedi, in ginocchio, per dirgli tutto il nostro rispetto e lasciare che Lui ci copra con la sua ombra.

Lo adorarono: in silenzio, con lo sguardo fisso su Gesù come i Magi, riempiamo i nostri occhi e il nostro cuore della sua presenza, della visione di Lui che solo può dare senso ai nostri giorni e alla nostra ricerca.

Gli offrirono in dono oro, incenso e mirra: i Magi offrono doni per dare lode al Signore, riconoscendolo come il Salvatore. Anche noi siamo chiamati a offrire a Dio dei doni, doni nostri; forse potremmo anche scegliere di donargli tutto di noi, la nostra vita intera?




Buon cammino, cari Giovani!
suor barbara

mercoledì 6 gennaio 2016

Una gioia grandissima


Meditavo la bella sorte dei Magi alla vista di Gesù alla capanna
e la loro prontezza nel seguire l'ispirazione e lasciar tutto;
ma molto più mi colpì la loro fede
nel credere quel bambino Dio immenso,
onnipotente sotto forme tanto povere.
(dal Diario della beata Elisabetta Vendramini)
 Giotto -  Adorazione dei Magi (Cappella degli Scrovegni, Padova)
“Proviamo a percorrere il cammino dei Magi come se fosse una cronaca dell’anima.

Il primo passo è: saper uscire dagli schemi, saper correre dietro a un sogno, a una intuizione del cuore, guardando oltre.

Il secondo passo: camminare. Per incontrare il Signore occorre viaggiare, con l’intelligenza e con il cuore. Occorre cercare, di libro in libro, ma soprattutto di persona in persona. Allora siamo vivi.

Il terzo passo: cercare insieme. I Magi sono un piccolo gruppo che guarda nella stessa direzione, fissano il cielo e gli occhi delle creature, attenti alle stelle e attenti l’uno all’altro.

Il quarto passo: non temere gli errori. Il cammino dei Magi è pieno di sbagli: arrivano nella città sbagliata, parlano del bambino con l’uccisore di bambini, perdono la stella, cercano un re e trovano un bimbo, non in trono ma fra le braccia della madre. Eppure non si arrendono ai loro sbagli, hanno l’infinita pazienza di ricominciare, finché al vedere la stella provarono una grandissima gioia.

Dio seduce sempre, perché parla la lingua della gioia”. (p. Ermes Ronchi)




I Magi hanno vissuto un lungo tempo di ricerca, tante azioni, avvenimenti, domande, incontri… per un solo scopo: incontrare il Bambino, adorarLo. E gustare la gioia di questo incontro!

Anche tu, io… mettiamoci in cammino. Diamo un nome alla stella che oggi illumina i nostri passi e con stupore scopriremo che stella è la Parola di Dio…

… stella è la storia che viviamo ogni giorno, i volti e le storie che interpellano la nostra coscienza e bussano alle porte del nostro cuore…

… stella è la testimonianza del fratello e della sorella che come noi cerca il Signore e si è messo in cammino…

… stella è la condivisione, la possibilità di fare la strada con altri compagni.
 
Con gioia scopriremo che Dio si fa trovare da chi lo cerca con cuore sincero.

Buon cammino a tutti i cercatori di Dio!
suor Ilaria

lunedì 4 gennaio 2016

Che cosa cercate?


 
Il Vangelo odierno (Gv 1,35-42) propone questa domanda fondamentale. È una domanda a cui sono esposta ogni giorno, se solo decido di lasciare spazio al Signore che me la rivolge. E Lui continua a pormela perché è necessario che chiarisca in me ciò che cerco, l’ideale che mi affascina e perseguo: è la meta che orienta le scelte e dà senso alla quotidianità.
Che cosa sto cercando? Chi sto cercando?
 
È bello questo primo incontro di Gesù con quelli che diventeranno i suoi discepoli: è un incontro che il testo evangelico scandisce utilizzando una serie di verbi: fissare lo sguardo, ascoltare, seguire, cercare, vedere, trovare, rimanere, condurre.
Ogni verbo racconta un frammento di quello che è l’itinerario spirituale, della sequela di Gesù. È un incontro di sguardi che fanno sentire conosciuti in profondità; è ascolto riflessivo di un testimone che sfocia nella ricerca di qualcosa che dia senso e significato nuovo all’esistenza; è decisione di lasciare che il cuore e la mente sostino e rimangano laddove si sente che c’è un Amore più grande che chiama e dà senso a ogni gesto, parola, pensiero… scelta. Una scoperta tanto bella da non riuscire a tenere solo per se stessi, ma che va condivisa.
Maestro, dove dimori? Il Signore dimora nell’umanità: nella mia umanità, in quella del fratello e della sorella con cui faccio ogni giorno un tratto di strada e condivido la vita.
 
Ha posto la sua dimora in mezzo a noi e si fa incontro ogni giorno. A me non mancare l’appuntamento… le mie “quattro del pomeriggio”.
 
Donami Signore di non stancarmi nel cercarTi, di lasciare che il Tuo sguardo penetri la profondità del mio cuore, di rimettermi ogni giorno in cammino per scoprire dove dimori, dove mi attendi, dove mi chiami a sostare per rimanere nel Tuo Amore.
suor Ilaria

domenica 3 gennaio 2016

Ssshhh....


Mentre il silenzio fasciava la terra
e la notte era a metà del suo corso,
tu sei disceso, o Verbo di Dio,
in solitudine e più alto silenzio.

La creazione ti grida in silenzio,
la profezia da sempre ti annuncia,
ma il mistero ha ora una voce,
al tuo vagito il silenzio è più fondo.

E pure noi facciamo silenzio,
più che parole il silenzio lo canti,
il cuore ascolti quest'unico Verbo
che ora parla con voce di uomo.

A te, Gesù, meraviglia del mondo,
Dio che vivi nel cuore dell'uomo,
Dio nascosto in carne mortale,
a te l'amore che canta in silenzio.

David Maria Turoldo

Il silenzio può essere conseguenza di molti avvenimenti, dallo sconcerto allo stupore, ma di sicuro in questo tempo di Natale che oramai volge alla fine, il silenzio è quella disposizione interiore ed esteriore che ci aiuta a contemplare la presenza di Gesù nella nostra vita e a ricordarci che Lui ci ama di un amore totale! Che la contemplazione del suo volto, che il silenzio alla sua presenza, "illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati"!
Buona seconda Domenica di Natale cari giovani!
sr Anna stfe