lunedì 25 gennaio 2016

Un cambio di prospettiva

Cadendo a terra, udì una voce

(At 9,4)

Caravaggio, Conversione di san Paolo (Roma, Santa Maria del Popolo)
 
Saulo è vinto da qualcosa di inaspettato, nella sua violenza dolcissimo e suadente. […] Cambia mentalità, questa è la sua conversione. Non la conversione da un credo falso a un credo vero, non dall’idolatria alla conoscenza del vero Dio. Saulo era già nell’alleanza, Saulo già credeva e serviva Dio con zelo. Ciò che Saulo deve cambiare è il modo, la prospettiva dalla quale guardare quella verità in cui credeva fin dalla giovinezza. Potremmo dire che Saulo era già nel desiderio di Dio, ma ha dovuto pervenire alla fede reale dentro il riconoscimento di una presenza, la quale coincideva con il suo più vero desiderio. Così Caravaggio pone il cavallo di traverso, lungo tutta la tela, posto per sbarrargli il cammino. Per dirgli: “Ciò che credi c’è ma non è come tu lo credi. Ti supera grandemente”.
[…] Saulo è costretto così a ribaltare le prospettive, lui che sulla strada di Damasco credeva di dar gloria a Dio, viene sorpreso dalla realtà tanto misteriosa da poter essere vista solo con gli occhi dell’anima.
Non ci è dato di intuire l’esito di quella caduta. Sappiamo dal testo biblico che nemmeno Saulo poté fare a meno della Chiesa. Il Signore che si era compiaciuto di rivelarsi a lui direttamente non volle educare Saulo direttamente, ma si servì di Anania, un discepolo a noi ignoto se non per questo atto di grande carità. Anche per Saulo, anche per un’esperienza straordinaria di Dio come la sua, la fede resta un gesto umano che deve nascere in modo umano. (suor Maria Gloria Riva)


 
Un cammino… un viaggio … che si traduce in una caduta, cecità bisognosa della compagnia di un altro, che prepara il rialzarsi, schiude il cuore a un nuovo modo di vedere.
Conversione e vocazione si intrecciano in Paolo, strumento scelto dal Signore per essere testimone davanti a tutti gli uomini delle cose viste e udite, di quanto compiuto dal Signore. Davvero in lui è accaduto quanto, secoli dopo, scrive D. Bonhoeffer: “Chi nella sua vita ha provato una volta la misericordia di Dio, non desidera altro che servire”.
Sia così anche per noi: se il piede vacilla e inciampa, non temiamo. E alla Voce che risuona laddove cadiamo e che ci rimanda alla verità di ciò che siamo e facciamo, rispondiamo con le parole di Paolo lungo la via di Damasco:
CHI SEI, O SIGNORE?
CHE DEVO FARE, SIGNORE?
Toccati dalla Misericordia, potremo anche noi cambiare prospettiva, alzarci dalle nostre cadute, proseguire il cammino verso il luogo (che può essere anche lo spazio del nostro cuore) in cui intuire ciò che è stato disegnato per la nostra vita e scoprire così dove il Signore ci chiama ad amarLo, servirLo e testimoniarLo. Nella nostra vita. Con la nostra vita.

suor Ilaria

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