sabato 16 aprile 2016

Ingredienti vocazionali




Cari Giovani,
mentre ci avviciniamo sempre più alla celebrazione della 53° Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni, domani domenica 17 aprile, scrivo qui alcuni pensieri che ho già condiviso con un numerosissimo gruppo di giovani, lunedì scorso, in Seminario Maggiore a Padova.
La veglia era inserita nella Scuola di preghiera dal titolo la Dispensa della Misericordia.
Mi è stata posta una domanda: Pensando alla dispensa della tua esperienza vocazionale, quali sono stati gli ingredienti della tua risposta alla chiamata che ti è stata rivolta?
Questa la mia semplice testimonianza.

«Tanti ingredienti, tanti… impastati insieme mi hanno portato a dire sì al Signore. Mi soffermo su tre, importanti allora quanto oggi.
Il primo è il Vangelo.
Ho conosciuto Gesù in famiglia e in parrocchia ma ho potuto incontrarlo in modo più personale nella sua Parola, frequentando un gruppo di giovani francescani, la Gi.Fra, che si incontrava presso la chiesa di S. Francesco, a Brescia, mia città di origine. È stata una esperienza fondamentale verso la comprensione di ciò che il Signore voleva per me. L’incontro con Francesco di Assisi, le sue domande di senso e il suo fidarsi totalmente della Parola, hanno segnato l’inizio del cammino di discernimento vocazionale.
Avevo anche io in cuore molte domande… altre me le sentivo rivolgere dall’esterno. Un giorno il mio padre spirituale mi disse: «Sei sicura che la tua vocazione sia il matrimonio?».
La risposta fu un sonoro e sicuro sì che mi lasciò però poi senza parole, perché in fondo quella era una domanda che io non mi ero mai posta, sicura di quanto volevo. Ma era ciò che volevo io.
Determinante ancora una volta è stato il confronto con la Parola di Dio, perché le risposte al mio cercare erano disseminate proprio lì, nel Vangelo. Ho capito pian piano che il Vangelo era una bellissima dichiarazione d’amore del Signore, che mi chiedeva un amore unico ed esclusivo, che avrebbe dato senso e valore alla mia vita.  Per questo gli ho dato credito e ho deciso di seguirlo, sulla sua Parola.
La mia umanità.
Di fronte alla proposta del Signore, molte volte facevo l’esperienza del mio essere limitata, del non essere capace di vivere davvero il Vangelo, di amare, di servire. A volte ho pensato che si stesse sbagliando a chiamare me, a volte sono scappata perché mi ritenevo inadeguata. Lui l’Altissimo Onnipotente Signore perché cercava proprio me?
È stato in quel periodo che ho cominciato a sentire su di me uno sguardo particolare da parte Sua, uno sguardo che non riuscivo a ricambiare. Uno sguardo che si è fatto sempre più concreto quando, senza metterlo in conto, ho conosciuto le suore suore elisabettine.
E qui è scoccata la scintilla. L’esperienza di Elisabetta Vendramini, il suo sentirsi niente davanti alla grandezza di Dio, ma nello stesso tempo aver sperimentato la misericordia infinita del Padre, ha fatto contatto con la mia esperienza.
Ho capito che Dio mi ama anche e PROPRIO con i miei limiti, che la mia bella e a volte ferita umanità era ed è il luogo dove Lui viene ad abitare perché io lasci fare a lui. Ho capito che le mie ferite sono strumento per incontrare le ferite degli altri.
Infine, i miei desideri.
Da ragazzina, avevo le idee molto chiare sul mio futuro, come vi ho detto. Coltivavo moltissimi desideri e volevo realizzarli a tutti i costi perché sapevo che mi avrebbero resa felice; in particolare desideravo formarmi una famiglia numerosa, avere tanti figli, diventare un’insegnante, girare il mondo, rendermi utile.
Accogliere l’invito di Gesù a lasciare i miei progetti per seguirlo, è stato ribaltare la mia vita; ma su una certezza: il Signore non vuole per me altro che il bene, ciò che può rendere piena e lieta la mia vita. Perché lui mi ama, è Padre e Padre misericordioso.
I miei desideri di ragazzina sono ancora nel mio cuore e so bene che non saranno mai realizzati come io sognavo alcuni anni fa; per esempio non sarò sposa e madre come immaginavo. Ma se il Signore scombina i piani non distrugge i nostri desideri più profondi. Ci permette di realizzarli secondo il suo progetto, al quale noi dobbiamo convertirli. Dopo alcuni anni, oggi posso dire che quello che desideravo allora, si sta compiendo.
Ecco…Vangelo, umanità e desideri. Il Signore sta impastando la mia vita con questi  e molti altri ingredienti e vi assicuro, che pur sentendo a volte la forza della sua opera che si scontra ancora con qualche mia resistenza, le sue carezze e la sua cura mi confermano continuamente che vale la pena seguirlo con coraggio e fiducia».


Vi auguro buon cammino!
suor barbara

barbara.danesi@elisabettine.it

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