martedì 3 maggio 2016

AMORE OPERATIVO


Cari Giovani,

è ancora viva nel cuore la gioia risuonata nella festa della beata Elisabetta Vendramini (27 aprile) e nella celebrazione eucaristica che domenica 1 maggio a Padova ha coronato le varie iniziative promosse per il 25esimo di beatificazione della nostra Fondatrice. Volti, parole, incontri, gesti,… si sono rincorsi, incrociati e uniti nel rendimento di grazie al Signore, che rinnova in ogni elisabettina il desiderio che fu di madre Elisabetta. In una lettera al suo padre spirituale, don Luigi Maran, confidava: “Io voglio amare il mio Dio perdutamente, indicibilmente; operativo amore è quello che chiedo”.

 


Per questa occasione, abbiamo chiesto ad alcune Sorelle di condividere il loro incontro con questo Amore, riverberato nel loro Sì al Signore ed espresso nei vari servizi in cui si esprimono le suore elisabettine.

La prima ad aver accolto l’invito è stata suor Mariateresa Dubini, che vive nella Comunità educativa "Ferdinando Bettini" a Ponte di Brenta (PD).

 
Suor Maria Teresa, come racconteresti in poche parole la tua vocazione?

Sono nata in una famiglia in cui ho respirato i valori del dialogo franco, della giustizia, dell’onestà.

L’humus in cui sono cresciuta è la realtà parrocchiale. L’intuito di un cappellano della mia parrocchia ha colto in me delle attitudini che mi hanno portato ad essere animatrice ACR per molti anni. Questa esperienza associativa, insieme alla programmazione di campi scuola, alla formazione nel gruppo giovani sicuramente ha creato il terreno per poter vivere, fino ad oggi, un’esperienza di vita consacrata in comunità. In quegli anni giovanili il Signore ha cominciato a costruire una relazione con me attraverso la conoscenza della Bibbia, la partecipazione a veglie, alle marce della Pace… e ho cominciato a conoscerlo come il Dio liberatore, che invita ogni uomo a conoscerlo e ad imitarlo.

Mi ricordo un brano che mi aveva conquistata, dalla lettera agli Ebrei: “Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede”.

A 16 anni ero rimasta affascinata dalla testimonianza di una suora salesia presente in parrocchia: la sua gioia di appartenere a Dio e ai fratelli e sorelle mi contagiava; ma forse non era il tempo opportuno per compiere una scelta definitiva.

Dopo il diploma di ragioniera, ho iniziato a lavorare come impiegata in una grande azienda, fino all’età di 24 anni. E siamo nel 1991. In questa estate con un gruppo di giovani della parrocchia siamo andati in Francia, a Taizé, in una comunità ecumenica dove si recano ogni anno migliaia di giovani del mondo a pregare e confrontarsi, a crescere nella Fiducia in sé, nell’Uomo, in Dio e costruire così riconciliazione e perdono nella propria realtà.

A Taizè si è mosso qualcosa dentro di me: per la prima volta mi sono sentita guardata dentro ed amata nella realtà più profonda, senza maschere. Ho incontrato un Dio padre, esclusivamente buono, che mi aveva pensata e voluta su questa terra, che si prendeva cura di me, attraverso le persone che avevo incontrato e che voleva che io donassi questo suo sguardo di amore promuovente e liberante. Il brano del vangelo che mi si era incollato dentro narrava dell’incontro di Gesù con il giovane ricco: “…fissatolo, lo amò”.

Subito ho pensato: “Come posso vivere ciò che ho sentito dentro?”

Nell’anno successivo ci sono state varie connessioni e una di queste è stata la testimonianza di una ragazza che stava iniziando un percorso formativo per consacrarsi nella famiglia elisabettina, sorella del cappellano della nostra parrocchia: sono rimasta impressionata perché ho intuito che la mia resistenza a mettermi in gioco riguardava l’idea che avrei dovuto essere “perfetta” per seguire Gesù… invece no, Gesù mi chiamava a seguirlo proprio così, com’ero e così, a 24 anni, ho iniziato il percorso per consacrarmi a Dio.

E proprio nella famiglia elisabettina… Un’esperienza della beata Elisabetta Vendramini ha fatto contatto con la mia storia; nel Diario, per esprimere la sua visione dell’Uomo riporta questa immagine: se stiamo camminando per strada e scorgiamo una borsa di cuoio sommersa dal fango – sapendo che all’interno ci sono monete preziose – la prendiamo, non preoccupandoci di sporcarci e ripuliamo per far venire alla luce il contenuto prezioso. E questo Dio fa con noi: nel momento in cui ne diventiamo consapevoli scatta in noi il desiderio di imitarlo e ridonare vita, speranza, gioia!

Quest’anno festeggio 21 anni di consacrazione: il tempo vola, come lo Spirito…

 
*****
Qual è la cosa di cui ti senti più ricca e grata?

La realtà essenziale per cui vivo è il dono di Gesù e della sua Parola, e ogni giorno ringrazio Dio per il dono di questa vita, così umanamente divina; sento in me l’invito a vivere l’appartenenza a Lui diventando sorella di chi incontro.

Una ricchezza che mi accompagna da sempre è il dono dei bambini, per i quali ho uno sguardo e un’attenzione speciale.

 

 


 suor Mariateresa
 

Quello di suor Mariateresa è un cuore traboccante di vita ed entusiasmo che custodisce l’esperienza di un Dono tanto bello che…. non poteva essere contenuto in questo solo post!!!
 
A presto… per continuare ad ascoltare da suor Mariateresa come ha accolto e sta amando con la sua vita “un amore le cui scintille siano opere” (dall’Epistolario della beata Elisabetta Vendramini), nel servizio a minori che vivono varie forme di disagio.
 
suorilaria

 

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