sabato 14 maggio 2016

IL SORRISO DI DIO


Cari Giovani,

oggi raggiungiamo idealmente un’altra sorella, suor Patriza Loro, che ha accolto l’invito a chiedere e a cercare l’“amore operativo”, invocato da madre Elisabetta, che si fa annuncio della misericordi di Dio Padre… Una chiamata che oggi suor Patrizia vive nel servizio pastorale in una comunità parrocchiale della Calabria, tra la gente, con la gente.
 
 
 
 
 
Suor Patrizia, puoi raccontarci un po’ la tua storia e quella della tua vocazione?

Ok, non è mai facile raccontare di sé e della propria storia.
Una storia non comune… Dopo un lungo cammino di ricerca, decidersi per il Signore è stato per me fare come Gesù: puntare lo sguardo… e, a viso duro, incamminarmi verso Lui! Certo, Gesù si è diretto deciso verso Gerusalemme sapendo che lì era chiamato a morire… per amore, accettando che si prendessero la sua vita, ma lo ha fatto perché era l’unico modo per guadagnarci tutti!

Bene, la mia vocazione nasce tanti anni prima che io mi decidessi di lasciare tutto e seguirlo. Ero una bambina di 7 anni, molto vivace. Non capivo perché ogni domenica dovevo andare ad annoiarmi in chiesa e così mi facevo mandare fuori tutte le sante domeniche, spesso messa in castigo da suore e catechiste. Solo durante tempi particolari correvo in chiesa e ci stavo volentieri anche quando la predica durava 40 minuti! Era quando tornavano per le vacanze i missionari!! Ero come stregata dai loro racconti…
Poi sono cresciuta, ho avuto momenti di crisi e di distacco dalla parrocchia; il lavoro, le escursioni in  montagna, gli amici… una vita abbastanza notturna, la passione per il mio cane! E poi un sentimento sempre forte di empatia con i poverissimi della terra, con tutte le situazioni di solitudine e disagio materiale e affettivo… se si può dire così. Il sogno della missione non mi aveva mai lasciato.

Desideravo una vita come tutte le ragazze che conoscevo: marito, casa e figli! Ma non era abbastanza, come se il mio cuore non volesse accontentarsi della normalità. Ero sempre meno in pace e sempre più in ricerca e convinta che per capire dovevo fare un’esperienza missionaria.
Sono riuscita ad andare in Brasile per 5 settimane: prima in un paese piccolo del nord est e poi a San Paolo in una favela e qui ho capito che nonostante tante resistenze e paure, dovevo trovare la forza per decidermi per il Signore. Lui stesso ha messo sul mio cammino le persone che mi hanno accompagnato e aiutato a partire.

 

 
Nel tuo servizio pastorale tra le tante persone che incontri ci sono molti giovani. Vuoi condividere un suggerimento che ti sembra importante e che offri loro per riconoscere la chiamata di Dio per la propria vita?

Se in Chiesa ci si annoia è perché non si è fatta esperienza di Lui, di Gesù! Si è portati a cercare cose e persone capaci di riempire la nostra vita, di darle senso… La mia vita ha avuto senso e sapore nel momento in cui ho iniziato a confidarmi, arrabbiarmi, pacificarmi, addormentarmi e svegliarmi con il Signore. A lui ho affidato poi i miei sogni: quello grande resta la missione.
 
 
Da Gesù ho imparato a donarmi ai fratelli, ovunque lui mi invia, con tutta me stessa, cercando di far capire a chi mi incontra che Lui è presente in tutte le loro situazioni anche attraverso noi e il nostro metterci a fianco. Non è facile, ma donare a chi si incontra un sorriso, una parola e la speranza certa che il Signore c’è soprattutto nelle fatiche, è allargare e rendere concreto e vero l’abbraccio misericordioso del Padre.

 
Come la comunità elisabettina è segno di fraternità e testimonianza di comunione per le persone che avvicinate nelle comunità parrocchiali?
 
Oggi vivo a Crotone in Calabria; siamo in 4 sorelle di diverse età e siamo una forza! Insieme vogliamo e desideriamo vivere la fraternità, e lo facciamo donandoci ascolto, dialogo, pazienza, aiuto nelle cose concrete da fare, condividendo la Parola e la preghiera.

La nostra è una casa aperta! I ragazzi salgono per salutare, per un bicchiere d’acqua, per il pallone buttato nella terrazza; con i vari gruppi viviamo nella nostra casa i momenti conclusivi dell’anno con pizza o grigliate… La gente ci sente presenza amica, sorella e madre, presenza che c’è come anima della parrocchia, “le colonne” e “il sorriso di Dio tra noi”… così la gente ci riconosce. Bello no?!
 



 



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