sabato 17 settembre 2016

Dio ti ama!

Cari Giovani,
oggi 17 settembre, festa dell’Impressione delle Stimmate di San Francesco (leggi qui), la nostra famiglia religiosa fa memoria della chiamata del Signore rivolta ad Elisabetta Vendramini.
Sono trascorsi duecento anni da quel giorno.
Così oggi pomeriggio, per aprire le celebrazioni di questa memoria, che si concluderanno nel settembre 2017, a Padova in Casa Madre, ma anche in tutte le comunità sparse nel mondo, pregheremo ringraziando il Signore per il dono di madre Elisabetta che, dicendo il suo SI’ alla proposta del Signore, ha realizzato in pienezza la sua vita.

Ecco come Elisabetta racconta nel suo Diario, il momento in cui ha percepito la chiamata del Signore.

Giotto, Basilica di Santa Croce, Firenze. 

«Nel 1817, li 17 settembre, ritrovandomi con delle signore e tutta intenta essendo ad udire una nuova moda di acconciatura di capo, una voce, solo dall'anima udita, mi disse: Non vedi che la tua condotta ti porta a dannazione? Vuoi tu salvarti? Va' ai Cappuccini. Era questo un orfanotrofio di mendiche abbandonate di cui ignoravo l'esistenza. A tal voce, che a me fu un fulmine, si scosse siffattamente la mia natura che subito mi fu chiesto cosa mi sentiva. Rinvenuta alquanto da tale onnipotente voce, dissi: Signore, se voi siete che ciò volete, datemi la forza per obbedirvi. In un istante più non conobbi me stessa, mi si cambiò in disgusto il mondo, lasciai lo sposo a cui era promessa e tosto sospirai l'ignoto chiostro».

La risposta di amore di Elisabetta ha coinvolto molte altre donne che anche oggi sono segno dell’Amore del Padre Altissimo, nella famiglia francescana, secondo il carisma elisabettino. Due sorelle condividono le loro memorie, il momento in cui hanno percepito la voce di Dio.

«Uno così non l'avevo mai incontrato!
“Dio ti ama!” ci diceva, ce lo diceva di continuo, soprattutto a noi giovani, e ci mostrava come questo si traduceva in una carezza ad un bambino o ad un anziano, in un abbraccio ad una persona disabile, nell'accogliere in casa propria un uomo senza fissa dimora che spesso arrivava ubriaco e puzzolente. Ma quello che più mi sconvolgeva era che tutto questo gli dava una grande gioia. Questa gioia mi ha provocato così tanto che ho accettato la sfida e ho cominciato anch'io, nel mio piccolo a provare a fare quello che faceva lui. Un po' alla volta ho capito il perché di tanta gioia: in quei gesti lui esprimeva quell'amore che il Signore gli aveva posto nel cuore e che non era proprio possibile tenere solo per sé. Ho capito, sperimentandolo a poco a poco, che quell'amore che il Signore ci dona senza misura, era davvero per tutti, e, soprattutto, andava condiviso con chi di quell'amore aveva più bisogno, con chi faceva fatica o, per motivi vari, era più in difficoltà ad affrontare la vita di tutti i giorni. E' stato come scoprire un grande tesoro: la cosa straordinaria era che quel tesoro, una volta condiviso, si moltiplicava invece di diminuire. E il miracolo era che oltre a dare gioia agli altri dava una grande gioia anche a me. Giorno dopo giorno ho percorso un cammino che mi ha portato a scegliere una vita totalmente dedicata a condividere questo tesoro che aveva riempito il mio cuore e tutta la mia vita. Sono diventata suora francescana elisabettina perché ho visto in Francesco ed Elisabetta due persone che prima di me avevano compreso e sperimentato quello che io stavo sperimentando e con loro mi sono sentita in sintonia e, nel vero senso della parola, a casa mia».
suor Alessia

«Guardavo le suore elisabettine della mia parrocchia e pensavo che erano donne felici e contente. Era il Signore che le rendeva felici e lo dimostravano nel servizio ai bambini, agli anziani, alle persone che si rivolgevano a loro per qualsiasi necessità. Anche io volevo vivere una vita piena e allora ho chiesto di poter essere una suora elisabettina. I miei genitori mi hanno sostenuta e hanno accolto questa mia vocazione come un dono anche per la nostra famiglia. Sono passati molto anni e ora anche io posso dire di essere contenta e sentirmi molto amata da Dio e dalle tante persone che ho incontrato nella mia vita. La Famiglia elisabettina mi ha permesso di stare vicino alle persone che soffrono e io ho imparato molto. I poveri ci insegnano ad essere semplici e umili, ma ci obbligano anche ad essere coerenti con il Vangelo e con il carisma di madre Elisabetta»
Una suora a riposo





Cari Giovani, vi auguro di ascoltare in profondità la voce del Signore, quella parola che Egli rivolge a ciascuno e soprattutto il coraggio e la prontezza di dire SI’, perché questa è davvero la strada per avere la vita e la vita in pienezza.

Buon ascolto!
suor barbara



barbara.danesi@elisabettine.it

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