martedì 3 ottobre 2017

Dolcezze


È  la sera del  3 ottobre 1223 e Francesco sta andando all’incontro con sorella morte.
Alla Porziuncola,  insieme ai suoi frati è presente anche Jacopa dei Settesoli, una donna che «famosa per nobiltà e per santità nella città di Roma, aveva meritato il privilegio di uno speciale amore da parte del Santo» (Trattato dei Miracoli 37: FF 860). 
Nel momento in cui Francesco sente avvicinarsi la fine della vita terrena, chiede ad un frate di scrivere una lettera a Jacopa, per informarla della gravità della situazione e chiederle di raggiungerlo prima di sorella morte. «A donna Jacopa, serva dell’Altissimo, frate Francesco, poverello di Cristo, augura salute nel Signore e comunione nello Spirito Santo. Sappi, carissima, che il Signore benedetto mi ha fatto la grazia di rivelarmi che è ormai prossima la fine della mia vita. Perciò, se vuoi trovarmi ancora vivo, appena ricevuta questa lettera, affrettati a venire a Santa Maria degli Angeli. Poiché se giungerai più tardi di sabato, non mi potrai vedere vivo. E porta con te un panno di colore cenerino per avvolgere il mio corpo e i ceri per la sepoltura. Ti prego anche di portarmi quei dolci, che tu eri solita darmi quando mi trovavo malato a Roma». (Lettera a donna Giacomina: FF 253-255)
Ma, segno divino, mentre i frati si consultano e si domandano come far giungere quelle righe così intime e originali nelle richieste, ecco! alla porta c’è Jacopa con un fagotto contenente tutto ciò che Francesco desiderava, in ultimo. Nel convento dove Francesco giace non può entrare nessuna donna, ma egli senza remore rompe la regola e, a motivo della sua fede e devozione, fa entrare la donna che si prostra accanto a Francesco, porgendogli i dolcetti desiderati. «E mangiato che egli ebbe e molto confortatosi, questa madonna Jacopa si inginocchiò a’ piedi di Santo Francesco e prende que’ santissimi piedi e segnati e ornati dalle piaghe di Cristo e con sì grande eccesso di devozione li baciava e bagnava di lacrime, che ai frati che stavano dintorno pareva vedere propriamente la Maddalena ai piedi di Gesù Cristo» (Fioretti: FF 1947).


Morte di Francesco, Porziuncola- Assisi

Mi sono immaginata molte volte gli incontri tra frate Jacopa e Francesco.
Già; FRATE Jacopa. Così vicina a Francesco da considerarla come uno dei suoi frati, dei suoi fratelli.
Si erano conosciuti nel 1209, quando Francesco e i suoi compagni erano giunti a Roma e Jacopa li aveva aiutati a trovare un tetto per ripararsi presso l'ospitale di San Biagio dei Benedettini a Ripa Grande in Trastevere e ad ottenere udienza dal papa Innocenzo III. Pare che proprio in quella occasione  Francesco assaggiò i famosi dolcetti.
Me li immagino seduti sull’erba o in casa su due sgabelli a raccontarsi le ultime vicende; immagino frate Jacopa attenta in ascolto delle parole lente, uscite direttamente dal cuore di Francesco e l’affetto. L’affetto davvero fraterno tra il santo uomo e questa donna, nobildonna vedova e madre, donna di affari, forte e risoluta. E immagino Francesco morente che ascolta il desiderio di avere la compagnia e la consolazione della sua amica; Francesco che ricorda, in quelle ore dolorose e intimissime, la dolcezza dei biscotti e la dolcezza dell’ amicizia, il sapore delle mandorle e del miele sovrapposti al gusto della fraternità, un dono sempre da chiedere e un rito da celebrare anche al momento della morte.
Mi commuove pensare a quei momenti della vita di Francesco. Lui, morente, stigmatizzato, tutto rivolto all’Altissimo buon Signore, l’alter Christus, povero, senza nulla di proprio, nudo sulla nuda terra che osa chiedere la vicinanza femminile, di sorella e di madre di frate Jacopa: l’amica e i biscotti insieme al panno e alle candele per la sepoltura. L’umanità e la santità.

Sono molto devota di frate Jacopa e in questa sera in cui si fa memoria viva del transito del Serafico Padre Francesco da questa vita al Paradiso, la prego perché insegni a noi donne di questo tempo la tenerezza delicata ma audace dell’amicizia che sa far stare ‘al proprio posto’, ma non manca della sollecitudine dell’amore e della carità che rende dolci anche i momenti più faticosi della vita.

Vorrei essere come te, frate Jacopa…
suor barbara

Buona festa di San Francesco!



Le spoglie mortali di frate Jacopa sono poste nella cripta della Basilica di San Francesco ad Assisi.
Sopra l'urna si legge Fr. Jacopa de Septemsoli e sotto l'urna Hic requiescit Jacopa sancta nobilisque romana.





Nessun commento:

Posta un commento