domenica 17 novembre 2019

Santa Elisabetta d'Ungheria, regina tra i poveri

Ad Elisabetta piaceva portare di nascosto cibo e denaro ai poveri. Un giorno, carica di queste cose, scendeva per irti e stretti sentieri che dal castello conducevano in città, in compagnia di una delle sue ancelle più care. Portava sotto il mantello pane, carne, uova ed altro cibo, quando suo marito, reduce dalla caccia, le comparve davanti all'improvviso. Meravigliato nel vederla andare curva sotto il peso del suo fardello le disse: «Lasciami vedere quello che porti»; e lei tutta tremante apri il mantello: non c'erano altro che rose bianche e rosse, le più belle anche gli avesse mai visto.
(Storia di S. Elisabetta, di C. Montalembert)

cappella di Casa Santa Sofia-Padova


Gli storici affermano che questo fatto non sia mai accaduto, ma sia una leggenda nata per descrivere romanticamente lo stile di vita di santa Elisabetta.
In ogni caso questo racconto mi fa riflettere.
Le rose.
Il segno della femminilità e della regalità. Quale donna non gradisce ricevere un mazzo, anche una sola di questi fiori bellissimi e (una volta!) profumatissimi? La rosa, regina del giardino, da sempre richiama il dono dell’amato all'amata, il fiore per eccellenza che richiama femminilità, bellezza e delicatezza. Elisabetta, nella sua breve vita, è stata una giovane che ha vissuto in modo molto intenso il suo essere donna e il suo essere regina, con le caratteristiche tipiche che contraddistinguono questi due aspetti, in modo originale e talvolta anche provocatorio rispetto al modo di pensare e alla cultura del tempo: dolcezza e fortezza, semplicità e determinazione, umiltà e coraggio.
La leggenda dice che queste rose prima di essere tali erano pane.
Il pane.
Un elemento fondamentale che sfama e nutre.
La giovane regina Elisabetta, sull'esempio di Gesù e di San Francesco che aveva scelto come ispiratore di vita, portava il pane ai poveri per condividerlo con loro.
Elisabetta è stata una donna di carità, che ha donato tutto ciò che possedeva, la sua vita stessa, a chi non aveva nulla, soprattutto ai piccoli e agli esclusi della società.

Felice coincidenza oggi, celebrare la nostra patrona nella III Giornata mondiale dei poveri, voluta da papa Francesco per non dimenticare che i poveri ci mostrano il volto di Dio e noi abbiamo delle responsabilità.

Festeggiare oggi Elisabetta e rinnovare devozionalmente i voti di obbedienza, povertà e castità, permette a noi suore elisabettine di ringraziare il Signore per il dono di essere donne e consacrate nella terziaria famiglia e chiedere ad Elisabetta d’Ungheria di continuare ad intercedere per noi la capacità di servire i poveri, gli ultimi, le sorelle e i fratelli che vivono nelle periferie, testimoniando l’amore di Cristo con la dolcezza e la premura femminile, alla regale.

Auguri a tutte le sorelle francescane elisabettine e all'Ordine francescano secolare.

suor barbara
barbara.danesi@elisabettine.it

venerdì 15 novembre 2019

Siete partite, vi siete fidate


Suor Emiliana e suor Lucia in questo anno ricordano 25 anni di consacrazione al Signore nella famiglia elisabettina.
A distanza di qualche settimana, per continuare a ricordare, pubblichiamo l'omelia che don Sergio, fratello di suor Lucia, ha pronunciato durante la S. Messa in Casa Madre, il 26 ottobre scorso.


suor Lucia e suor Emiliana nella Chiesa di Taggì di Sotto


Oggi, per me, è un giorno speciale: stamattina sono con voi suor Lucia e suor Emiliana a ringraziare il Signore per i vostri 25 anni di vita consacrata e oggi pomeriggio sono in cattedrale per l’ordinazione dei diaconi e invocare su di loro, con il vescovo Claudio, il dono abbondante dello Spirito Santo.
E’ come se oggi Dio mi “prendesse in disparte” “lontano dalla folla” come ha fatto Gesù con il sordo muto del Vangelo ascoltato oggi: sono certo che oggi farò il “pieno di Dio”. Egli, oggi, mi prende dal mondo che spesso mi sommerge e mi fa respirare la presenza dello Spirito, aiutandomi così ad andare alle sorgenti del mio essere prete, dono per Dio e per i fratelli.
E sono proprio questi momenti che ci ricordano che noi “siamo di un’altra pasta”, siamo dello Spirito, nati da lui e impegnati a vivere in lui. E proprio san Paolo, nella lettura di oggi, lo ricorda ai suoi cristiani: “voi però … siete dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi”.
E’ la nostra grande dignità.
E credo che voi, Emiliana e Lucia, testimoniando la vostra gioia, ringraziando il Signore per il dono di essere state chiamate da lui, state ricordando, prima di tutto a voi stesse e poi a tutti noi, che abbiamo una grande dignità, la dignità di figli, amati da Dio di un amore immenso; ci ricordate che questo Dio vi ha accompagnate in questi anni, vi ha aiutato a rialzarvi e vi ha sostenuto nel vostro quotidiano cammino; e comprendete, forse più ora che 25 anni fa, che questo Dio è l’essenziale della vostra vita, è il respiro senza il quale non potete vivere.
Il Vangelo di oggi, che è quello della vostra prima professione, ci racconta dell’incontro di Gesù con un sordo muto e colpisce il fatto che Gesù, all'invito di imporgli la mano, fa molto di più: lo prende, per mano probabilmente, lo porta via con sé, in disparte, lontano dalla folla e così gli esprime un’attenzione speciale: ora lui non è più uno dei tanti emarginati anonimi, ora è il preferito e il maestro è tutto per lui; comincia così tutta una serie di sguardi, gesti molto concreti e insieme molto delicati che dicono il rapporto bello, intimo, privilegiato di Gesù con l’ammalato.
Ringraziare vuol dire accorgersi con stupore che Gesù tutto questo l’ha fatto su ciascuno di noi, l’ha fatto su di me, l’ha fatto su di voi Emiliana e Lucia: vi ha prese per mano e portate in disparte con sé, lontano dalla folla dove vivevate, ha manifestato su di voi un’attenzione speciale e siete diventate preziose per lui, tanto che vi ha toccate, chiamate a sé e mandate nel mondo.
Apritevi, vi ha detto “effatà” e l’ha pronunciato su ciascuna di voi. E siete partite, vi siete fidate; oggi siete qui e state dicendo: “Abbiamo fatto bene”, “Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti”.
La vostra vita continui ad annunciare le meraviglie del Signore; possiate sempre gridare al mondo che lui ha fatto bene ogni cosa, perché l’ha fatto e la sta facendo in voi.
E’ l’augurio che oggi, tutti noi, vi facciamo e per questo preghiamo con voi e per voi.

don Sergio Turato, parroco


Continuiamo a ringraziare il Signore che rende la vita bella a chi si affida a Lui.
Il dono di sé all'Amore è possibile sempre.
Per questo, cara giovane, non perdete tempo e ascolta dove il Signore vi sta chiamando. Sarà bello!!

domenica 10 novembre 2019

Casa


10 novembre 1828 - 10 novembre 2019

Nel 1828 fui posta con una compagna, dopo mille vicende, in una splendida reggia della santa povertà, priva persino del letto, aspettandolo da Dio, autore di tale impresa.
Risplendette lo stesso giorno la sua provvidenza e mi fu dato un pagliericcio e una coperta di lana, perché ben cominciava il freddo.
Le stanche mie membra, sbattuti da alcuni mesi dalla terzana, trovarono in questo duro letto quel riposo che in un morbido letto non avevo trovato fino a quel punto.
Le notturne stelle, che dalla bucata soffitta vedere si facevano, non potevano essere che amabili se il sonno, straniero da molti agli occhi miei, tolta non mi avesse sì cara contemplazione. (Elisabetta Vendramini, “Memorie dell’Impianto”).


la reggia soffitta - casa madre, Padova


La giovinezza è un tempo prezioso per 'trovare casa'.
È il tempo della conoscenza profonda di sé per poter giocare i propri talenti al meglio; è il tempo dell'impegno serio per realizzare i propri sogni e desideri; è il tempo soprattutto della ricerca per comprendere quale sia la vocazione a cui il Signore chiama.
Trovare casa vuol dire trovare il luogo dove piantare le proprie radici per vivere con consapevolezza la vita, secondo il progetto di amore di Dio.
Oggi, nella memoria della nascita della terziaria famiglia elisabettina, ringrazio il Signore per aver donato a me e a molte altre donne, una casa (non solo di mattoni, ma di cuori e valori, di affetti e di doni spirituali) dove vivere il Vangelo e la vocazione all'amore, una casa da cui partire e in cui ritornare, seguendo Gesù e servendo le sue figlie e i suoi figli.
Che questa casa continui ad essere un luogo di pace e fraternità perché la famiglia elisabettina viva la sua missione, unita a madre Elisabetta, per la potenza dello Spirito Santo, per la fedeltà del Signore Gesù e possa essere luogo di serenità e sollievo per molti.

Buona festa, ad ogni sorella elisabettina e a tutti colori che in vari modi abitano le nostre case!

suor barbara
barbara.danesi@elisabettine.it


p.s.
Se vuoi conoscerci vieni a trovarci a casa nostra

Casa Madre
via Beato Pellegrino, 40
Padova


Casa Santa Sofia
via G. Falloppio, 49
Padova

Casa Incontro
via San Benedetto, 46
Assisi





sabato 26 ottobre 2019

Sei inquieta?



Stamattina nella nostra Casa Madre ho partecipato alla celebrazione eucaristica di ringraziamento per i 25 anni di consacrazione al Signore nella famiglia elisabettina di suor Emiliana e suor Lucia.
Cosa ho visto?
Ho visto due donne piene di gioia per il dono della consacrazione ricevuto da Dio e per la sua fedeltà in ogni passo della loro varia, bella, talvolta anche faticosa vita alla sua sequela.


                                                         suor Lucia e suor Emiliana


Al termine della S. Messa, durante il momento di fraternità e festa, mi si è avvicinata una suora, molto anziana, ma vispa e piena di entusiasmo che ha trascorso quasi tutta la sua vita di elisabettina in Ecuador che con un grande sorriso mi ha salutato e poi posto una domanda: «Suor Barbara, quante sono le ragazze inquiete che conosci?».

Dopo un attimo di smarrimento ho risposta: «Beh, in verità ne conosco diverse di ragazze inquiete».
«Bene - continua lei - io ogni giorno dico: Senti Signore, per favore, fa le giovani inquiete trovino la quiete, trovino qualcuno che dia loro pace!».

Io, incantata di fronte a queste parole e di fronte a questa sorella preoccupata della inquietudine dei giovani e in particolare delle giovani di oggi, socchiudendo gli occhi ho intravisto i volti di quelle ragazze che cercano, cercano affannosamente la gioia, un porto sicuro dove fermarsi, un amore grande per cui dare in dono la vita.

Anche suor Dolores, così si chiama questa mia sorella elisabettina maggiore, con il suo sguardo limpido, le rughe morbide sul viso, le gambe stanche per i molti chilometri percorsi nella foresta e la gioa sul volta, mi testimonia che Dio è fonte di pace, di gioia, porto sicuro dove riparare.


E tu, sei tranquilla o inquieta?
Cosa cerchi?
Chi cerchi?


Anche io chiedo al Signore che tu possa trovare la pace, in Gesù.

venerdì 25 ottobre 2019

Cosa vuoi che io faccia, Signore?


«Cosa vuoi che io faccia, o Signore?»

E infatti un'altra notte, mentre dorme, sente di nuovo una voce, che gli chiede premurosa dove intenda recarsi. Francesco espone il suo proposito, e dice di volersi recare in Puglia per combattere. Ma la voce insiste e gli domanda chi ritiene possa essergli più utile, il servo o il padrone. «Il padrone», risponde Francesco. «E allora - riprende la voce - perché cerchi il servo in luogo del padrone? ». E Francesco: «Cosa vuoi che io faccia, o Signore?». « Ritorna - gli risponde il Signore - alla tua terra natale, perché per opera mia si adempirà spiritualmente la tua visione». 
                                                                                                                                        (2 Celano II, FF 587).

«Cosa vuoi che io faccia, o Signore?»

Questa domanda che il giovane Francesco rivolse al Signore durante una notte faticosa e agitata, rivela il suo desiderio di conoscere quale fosse il progetto che Dio stava sognando per lui e con lui.
Questa domanda abita il cuore di molti giovani, donne e uomini che si chiedono come e dove vivere la chiamata all'amore che Dio rivolge ad ogni persona.
Francesco, una volta presa consapevolezza che Dio lo stava cercando, si mise in ascolto della sua Parola, della sua Voce e decise di cercare la risposta.

Anche Elisabetta Vendramini, la nostra fondatrice, si è chiesta dove il Signore la stesse chiamando e dopo una lunga ricerca approdò a Padova, dove ebbe la possibilità di seguire il Signore, servendo i poveri e divenendo per ogni persona strumento di misericordia. (www.elisabettine.info)
  
 «Cosa vuoi che io faccia, o Signore?»

Cara giovane, se anche tu ti poni questa domanda, se senti che il Signore ti sta chiamando a stare con Lui, a seguirlo donando la vita a Lui e alle sorelle e ai fratelli, se ti interessa conoscere meglio la Congregazione delle suore francescane elisabettine, ti proponiamo un percorso di discernimento vocazionale.




Cinque appuntamenti per pregare, riflettere, confrontarsi con altre giovani in un clima semplice e fraterno.


Gli incontri si svolgono presso Casa Santa Sofia, a padova in via G. Falloppio, 49.

Se sei interessata, vuoi ricevere informazioni o chiarimenti puoi contattare

suor Barbara Danesi          barbara.danesi@elisabettine.it
suor Paola Cover               paola.cover@alice.it


mercoledì 23 ottobre 2019

CORSO PORZIUNCOLA 2019-2020










Itinerario francescano vocazionale.

Per ragazzi e ragazze dai 19 ai 32 anni

A te giovane proponiamo un itinerario di ricerca vocazionale a '360 gradi' per vivere secondo il Vangelo, accompagnato da Francesco d'Assisi ed Elisabetta Vendramini.

Negli incontri che ti offriamo cercheremo di leggere i segni che permettono di riconoscere il sentiero che Dio traccia per te, qualunque sia la tua chiamata.

Calendario degli incontri:

23-24 NOVEMBRE 2019 - CHIAMATI ALLA VITA
Le stelle rispondono: «Eccoci!»
e brillano di gioia per colui che le ha create.

14-15 DICEMBRE 2019 - PER GENERARE VITA
I due saranno una sola carne.

18-19 GENNAIO 2020 - PER ESSERE MINISTRI E TESTIMONI
Fate questo in memoria di me.

15-16 FEBBRAIO 2020 - PER STARE CON LUI E ANDARE NEL SUO NOME
Voi siete il sale della terra.

4-5 APRILE 2020 - PER TESTIMONIARE L’ASSOLUTO
Voi siete la luce del mondo.

13-14 aprile 2019 - PER ESSERE FERMENTO NEL MONDO
Come lievito nella pasta.

9-10 MAGGIO 2020 - PER PORTARE A TUTTI IL VANGELO
Andate in tutto il mondo…

15-16-17 maggio 2020 -
Esercizi spirituali vocazionali a Torreglia (PD)

Per partecipare contatta uno degli animatori Gruppo Porziuncola:
suor Barbara Danesi, francescana elisabettina
barbara.danesi@elisabettine.it

suor Paola Cover, francescana elisabettina
paola.cover@alice.it

fra Alberto Tortelli, francescano conventuale
fra.alberto@davide.it

Note informative:
● Ti chiediamo un colloquio previo e la continuità nella partecipazione.
● Gli incontri avranno inizio alle ore 18.30 del Sabato e termineranno alle ore 16.30 della Domenica.
● Porta con te la Bibbia, un quaderno ad anelli piccolo, lenzuola o sacco a pelo.
● Ti sarà chiesto un contributo spese.


Sede degli incontri:

Casa S. Sofia
Via Falloppio, 49 - 35121 PADOVA
Tel. 049 655216
santa.sofia@elisabettine.it

martedì 22 ottobre 2019

Quando cercate la felicità











In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. E' Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna.
                                                                (San Giovanni Paolo II, Tor Vergata - 19 agosto 2000, XV GMG)




http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/2000/jul-sep/documents/hf_jp-ii_spe_20000819_gmg-veglia.html


lunedì 21 ottobre 2019

Fate attenzione...








Il Signore ci insegna qual è il cammino: non è il cammino della povertà per la povertà. No! E’ il cammino della povertà come strumento, perché Dio sia Dio, perché Lui sia l’unico Signore! No l’idolo d’oro! E tutti i beni che abbiamo, il Signore ce li dà per fare andare avanti il mondo, andare avanti l’umanità, per aiutare, per aiutare gli altri. Rimanga oggi nel nostro cuore la Parola del Signore: "Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede". 
(Papa Francesco, Santa Marta, 21 ottobre 2013)

mercoledì 16 ottobre 2019

IN CAMMINO… VERSO ASSISI


Romano d’Ezzelino-Passignano sul Trasimeno-Assisi
15-21 luglio 2019



Giugno 2019, don Cesare e suor Isabella, accompagnatori del gruppo Giovanissimi della Parrocchia di Romano d’Ezzelino, propongono per l’estate un camposcuola itinerante. È così che, circa un mese dopo, assieme a 15 giovani, tra i 15 e i 20 anni caricano lo zaino in spalla e… via, si parte! Cammina, cammina attraversiamo le località di Passignano sul Trasimeno, Mantignana e Perugia, per arrivare -4 giorni e 60 chilometri dopo!- alla nostra meta: la suggestiva città di Assisi.
Ad accoglierci è un magnifico tramonto che, per un attimo ci fa dimenticare la stanchezza, il dolore alla schiena e i piedi ricoperti di vesciche. Perché sì, affrontare un cammino del genere è senza dubbio faticoso e per nulla scontato. Bisogna mettere in conto tante cose e ricordare sempre che il cammino è innanzitutto esperienza di essenzialità e condivisione. Ma anche spirito di adattamento e forza di volontà sono due ingredienti essenziali per vivere una settimana di pellegrinaggio come la nostra. Un camposcuola itinerante è anche un’occasione per prendere consapevolezza dei propri limiti, e per capire così che ognuno di noi è diverso ma che tutti meritano lo stesso rispetto.
Questo camposcuola ha dato a molti di noi l’opportunità di mettersi in gioco e di crescere a livello personale, imparando ad affrontare le piccole sfide quotidiane anche grazie all’aiuto degli altri. Aiuto e condivisione sono stati proprio due elementi costanti durante la nostra settimana di convivenza. Non è sempre facile applicare o godere di questi principi, ma credo che per noi siano stati la base per creare un bellissimo legame, un modo per sentirsi parte di un gruppo… parte di una famiglia! Come in ogni comunissima famiglia, anche per noi non sono mancati i litigi e le incomprensioni, ma tutto questo passa subito in secondo piano se pensiamo a tutti i bei momenti passati insieme. Giornate all’insegna della spensieratezza e dell’allegria, tra giochi, chiacchiere e risate, sicuramente sollecitati anche dagli incontri e dai bellissimi paesaggi umbri che ci hanno accompagnato per tutta la durata del nostro viaggio. Per non parlare poi della città di Assisi. Città che abbiamo vissuto con uno spirito diverso da un comune turista, poiché è stata per noi meta di un pellegrinaggio e al tempo stesso inizio di un percorso di riflessione e di crescita. Un itinerario che ci ha portati alla scoperta dei luoghi nei quali San Francesco e Santa Chiara hanno vissuto, pregato e scelto di dare una direzione speciale alla loro vita, da cui abbiamo imparato molto e dei quali ciascuno di noi porterà il ricordo nel cuore.





Il gruppo Giovanissimi di Romano d’Ezzelino
Alberto, Alessia, Andrea C., Andrea F., Arianna B., Arianna F., Aurora A., Aurora S., Edoardo, Emma, Francesca, Giorgia, Leonardo, Marco, Riccardo con don Cesare e sr Isabella


a cura di Aurora Sindico e sr Isabella Calaon

venerdì 11 ottobre 2019

Ci siamo fatti del bene



foto di gruppo in Casa Madre


Quando dei giovani
si mettono in gioco con se stessi,
col prossimo e con Dio,
ragazze e ragazzi
nascono percorsi di crescita
inaspettati e decisivi
per la vita



È stata una buona sfida accettare, da parte di un gruppo di suore elisabettine che si occupano di pastorale giovanile vocazionale a Padova, di dare vita ad una camposcuola per un gruppo di diciannove ragazze e ragazzi tra i sedici e i diciotto anni della Parrocchia di Brugine (PD), su richiesta del parroco don Francesco Malaman e in stretta collaborazione con i loro animatori.
La proposta è nata dal desiderio di far conoscere alcune realtà di carità della città di Padova e vivere un’esperienza di servizio, fraternità, relazione con il Signore e con il prossimo.
Il percorso, che si è svolto dal 14 al 20 luglio, ha avuto come sfondo la parabola del Buon Samaritano che, declinata lungo la settimana, ha accompagnato i partecipanti attraverso i verbi-gesti che il samaritano compie nei confronti del suo prossimo.
La residenza è stata la Casa Madre delle suore elisabettine e i ragazzi hanno potuto svolgere il loro servizio in tre luoghi significativi della diocesi di Padova in cui le stesse suore sono presenti: le Cucine Popolari, la Casa Don Luigi Maran[1] e l’O.P.S.A[2]. Ognuna di queste realtà possiede una propria storia ed un’importante vocazione per aiutare le persone in difficoltà.
Oltre al servizio il tempo è stato dedicato anche all’incontro con alcuni testimoni, quali suor Lina Ragnin, stfe in servizio presso l’hospice Casa S. Chiara e Anna con Salah dell’associazione Popoli insieme[3] che hanno condiviso molti contenuti interessanti sul fenomeno dell’immigrazione e dei profughi; non è mancata la preghiera, il gioco e varie attività in gruppo per riflettere su quanto vissuto.
Madre Elisabetta ha accompagnato, vegliato e stuzzicato i giovani che non hanno mancato di manifestare impegno, entusiasmo, allegria, capacità di riflessione.
Le loro testimonianze mostrano quanto il Signore ha mosso i loro cuori.

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Dice Alessandro Manzoni: «Si dovrebbe pensare di più a far del bene che a stare bene; e così si finirebbe anche a stare meglio». Riflessione che inquadra perfettamente quello che noi, sette comuni ragazzi impegnati in un camposcuola di volontariato, abbiamo colto dall’esperienza vissuta. Siamo stati all’Opera della Provvidenza per una settimana, perciò ogni mattina ci svegliavamo presto per essere pronti, alle 9.00, ad offrire il nostro servizio e la nostra disponibilità. Almeno, questo era ciò che ci aspettavamo di dover affrontare di giorno in giorno. E invece, è stato molto di più. Ce ne siamo resi conto spingendo carrozzine, disegnando e colorando in ludoteca, partecipando con gli ospiti a laboratori artistico-musicali, assistendo alla loro vita quotidiana. Perché, con il nostro camice bianco, nei panni di semplici volontari, abbiamo trovato negli ospiti dell’O.P.S.A quella simpatia, quell'affetto, quei sorrisi di cui, senza saperlo, avevamo bisogno nella nostra vita.
E nonostante il primo giorno non sapessimo come comportarci e fossimo frenati, in qualche modo, dalla timidezza e dall'inesperienza, subito ci siamo sentiti accolti, oltre che dagli ospiti, anche da tutto il personale, una grande famiglia. Famiglia di cui, giorno dopo giorno, ci siamo sentiti parte integrante, all'interno di un’altra realtà, un altro mondo... Quasi un sogno, tant'è differente dalla nostra quotidianità, che, invece di spingerci a continuare a sognare, ci ha fatto aprire gli occhi. Ad oggi, non possiamo far altro che vedere coloro che tutti chiamano “disabili”, persone come noi, o ancor più come qualcuno che invece di possedere qualcosa in meno, ci riesce a regalare qualcosa in più con un semplice gesto, un sorriso, una stretta di mano, un abbraccio. Come qualcuno che ci fa capire che non c’è bisogno di molto per rendere felici gli altri, e se stessi. Perché è proprio vero che la bellezza è racchiusa nelle piccole cose; è racchiusa fra i muri dell’O.P.S.A., fra gli alberi del grande giardino che li circonda, nei reparti in cui siamo stati, nei volti degli operatori, degli educatori, dei medici. Nei volti di coloro grazie ai quali abbiamo fatto e ci siamo fatti del bene.

all'Opera della provvidenza S. Antonio


Il gruppo che ha fatto servizio alle Cucine Popolari era formato da cinque ragazzi (tre ragazze e due ragazzi) di età compresa tra 16 e 18 anni, dal nostro animatore Fabio (operatore delle Cucine), da Suor Barbara e da Frate Augusto.
La mattinata era divisa in due parti: dalle 9.00 alle 11.00 e successivamente dalle 11.30 fino alle 14.30. Le prime due ore ci dedicavamo a dare una mano per sistemare l’ambiente (sia interno che esterno) delle Cucine, oppure aiutavamo a preparare la macedonia ed altri elementi indispensabili per il successivo servizio agli sportelli durante il pranzo.
Una delle tante e soddisfacenti attività mattutine è stata trasformare una stanza in un magazzino, pulendo finestre, veneziane, pavimento, muri e montando mensole, per creare uno spazio utile dedicato al deposito di oggetti che arrivano sia come donazioni che non.
Un altro lavoro che abbiamo svolto con molto impegno ed entusiasmo è stato pulire i due portici esterni non facenti parte delle Cucine. Molte persone si fermavano o passavano a guardarci e siamo sicuri di aver generato curiosità e fiducia da parte loro, almeno per quel poco tempo. Nella seconda parte della mattina invece facevamo servizio agli sportelli, cioè consegnare il pranzo a chi ne ha necessità.
Servire agli sportelli è stato un momento unico poiché ogni giorno si vivevano situazioni diverse che ci permettevano di stare a contatto con gli ospiti, gli ultimi della nostra società, di cui molti si dimenticano, egoisticamente. Chi avevamo davanti allo sportello era una persona come noi, bisognosa di aiuto ma soprattutto anche solo di un sorriso, una stretta di mano, un saluto, qualcosa di semplice. Molti ospiti si sono stupiti di vedere volti non familiari, così giovani e volenterosi di aiutare il prossimo, ci hanno raccontato alcune delle loro storie, storie che porteremo sempre nel nostro bagaglio di vita.
Questa esperienza non è stata solo volontariato ma anche un’opportunità di crescita, di aspirazione oltre alle nostre velleità adolescenziali, il superamento di una comodità che ti aiuta a dormire la notte ma che non è davvero parte di noi. Noi, proseliti di questo mondo fatto di bene e amore concreto, palpabile, volontà di giustizia.


la squadra al lavoro alle Cucine economiche popolari

Abbiamo avuto occasione di partecipare ad un'iniziativa proposta dai nostri animatori, in collaborazione con le suore elisabettine e con Casa Maran, a Taggì. Nonostante le nostre iniziali perplessità, l'esperienza si è rivelata arricchente per il nostro piccolo bagaglio d'esperienza di vita. Abbiamo prestato servizio agli anziani, suore e non, residenti in questa casa. Abbiamo conosciuto tutte ottime persone. Dare una mano, regalare un sorriso o un abbraccio, gesti apparentemente molto semplici, sono stati appaganti anche per noi. È stato sorprendente scoprirsi felici nel dedicarsi completamente al prossimo.


a Casa don Luigi Maran





[1] La Casa di Riposo "Don Luigi Maran" a Taggì (PD) è la residenza delle Suore Elisabettine che ormai anziane o a causa di motivi di salute si sono ritirate dal servizio. Oggi la  Casa ospita anche laici esterni. http://www.casadonluigimaran.it/

[2] L’Opera della Provvidenza S. Antonio (O.P.S.A.)a Sarmeola di Rubano (PD), opera della diocesi di Padova, è una grande struttura residenziale che accoglie persone con grave disabilità intellettiva accompagnata spesso da altre forme di disabilità. http://www.operadellaprovvidenza.it/

[3] Pagina fb Popoli Insieme