venerdì 11 ottobre 2019

Ci siamo fatti del bene



foto di gruppo in Casa Madre


Quando dei giovani
si mettono in gioco con se stessi,
col prossimo e con Dio,
ragazze e ragazzi
nascono percorsi di crescita
inaspettati e decisivi
per la vita



È stata una buona sfida accettare, da parte di un gruppo di suore elisabettine che si occupano di pastorale giovanile vocazionale a Padova, di dare vita ad una camposcuola per un gruppo di diciannove ragazze e ragazzi tra i sedici e i diciotto anni della Parrocchia di Brugine (PD), su richiesta del parroco don Francesco Malaman e in stretta collaborazione con i loro animatori.
La proposta è nata dal desiderio di far conoscere alcune realtà di carità della città di Padova e vivere un’esperienza di servizio, fraternità, relazione con il Signore e con il prossimo.
Il percorso, che si è svolto dal 14 al 20 luglio, ha avuto come sfondo la parabola del Buon Samaritano che, declinata lungo la settimana, ha accompagnato i partecipanti attraverso i verbi-gesti che il samaritano compie nei confronti del suo prossimo.
La residenza è stata la Casa Madre delle suore elisabettine e i ragazzi hanno potuto svolgere il loro servizio in tre luoghi significativi della diocesi di Padova in cui le stesse suore sono presenti: le Cucine Popolari, la Casa Don Luigi Maran[1] e l’O.P.S.A[2]. Ognuna di queste realtà possiede una propria storia ed un’importante vocazione per aiutare le persone in difficoltà.
Oltre al servizio il tempo è stato dedicato anche all’incontro con alcuni testimoni, quali suor Lina Ragnin, stfe in servizio presso l’hospice Casa S. Chiara e Anna con Salah dell’associazione Popoli insieme[3] che hanno condiviso molti contenuti interessanti sul fenomeno dell’immigrazione e dei profughi; non è mancata la preghiera, il gioco e varie attività in gruppo per riflettere su quanto vissuto.
Madre Elisabetta ha accompagnato, vegliato e stuzzicato i giovani che non hanno mancato di manifestare impegno, entusiasmo, allegria, capacità di riflessione.
Le loro testimonianze mostrano quanto il Signore ha mosso i loro cuori.

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Dice Alessandro Manzoni: «Si dovrebbe pensare di più a far del bene che a stare bene; e così si finirebbe anche a stare meglio». Riflessione che inquadra perfettamente quello che noi, sette comuni ragazzi impegnati in un camposcuola di volontariato, abbiamo colto dall’esperienza vissuta. Siamo stati all’Opera della Provvidenza per una settimana, perciò ogni mattina ci svegliavamo presto per essere pronti, alle 9.00, ad offrire il nostro servizio e la nostra disponibilità. Almeno, questo era ciò che ci aspettavamo di dover affrontare di giorno in giorno. E invece, è stato molto di più. Ce ne siamo resi conto spingendo carrozzine, disegnando e colorando in ludoteca, partecipando con gli ospiti a laboratori artistico-musicali, assistendo alla loro vita quotidiana. Perché, con il nostro camice bianco, nei panni di semplici volontari, abbiamo trovato negli ospiti dell’O.P.S.A quella simpatia, quell'affetto, quei sorrisi di cui, senza saperlo, avevamo bisogno nella nostra vita.
E nonostante il primo giorno non sapessimo come comportarci e fossimo frenati, in qualche modo, dalla timidezza e dall'inesperienza, subito ci siamo sentiti accolti, oltre che dagli ospiti, anche da tutto il personale, una grande famiglia. Famiglia di cui, giorno dopo giorno, ci siamo sentiti parte integrante, all'interno di un’altra realtà, un altro mondo... Quasi un sogno, tant'è differente dalla nostra quotidianità, che, invece di spingerci a continuare a sognare, ci ha fatto aprire gli occhi. Ad oggi, non possiamo far altro che vedere coloro che tutti chiamano “disabili”, persone come noi, o ancor più come qualcuno che invece di possedere qualcosa in meno, ci riesce a regalare qualcosa in più con un semplice gesto, un sorriso, una stretta di mano, un abbraccio. Come qualcuno che ci fa capire che non c’è bisogno di molto per rendere felici gli altri, e se stessi. Perché è proprio vero che la bellezza è racchiusa nelle piccole cose; è racchiusa fra i muri dell’O.P.S.A., fra gli alberi del grande giardino che li circonda, nei reparti in cui siamo stati, nei volti degli operatori, degli educatori, dei medici. Nei volti di coloro grazie ai quali abbiamo fatto e ci siamo fatti del bene.

all'Opera della provvidenza S. Antonio


Il gruppo che ha fatto servizio alle Cucine Popolari era formato da cinque ragazzi (tre ragazze e due ragazzi) di età compresa tra 16 e 18 anni, dal nostro animatore Fabio (operatore delle Cucine), da Suor Barbara e da Frate Augusto.
La mattinata era divisa in due parti: dalle 9.00 alle 11.00 e successivamente dalle 11.30 fino alle 14.30. Le prime due ore ci dedicavamo a dare una mano per sistemare l’ambiente (sia interno che esterno) delle Cucine, oppure aiutavamo a preparare la macedonia ed altri elementi indispensabili per il successivo servizio agli sportelli durante il pranzo.
Una delle tante e soddisfacenti attività mattutine è stata trasformare una stanza in un magazzino, pulendo finestre, veneziane, pavimento, muri e montando mensole, per creare uno spazio utile dedicato al deposito di oggetti che arrivano sia come donazioni che non.
Un altro lavoro che abbiamo svolto con molto impegno ed entusiasmo è stato pulire i due portici esterni non facenti parte delle Cucine. Molte persone si fermavano o passavano a guardarci e siamo sicuri di aver generato curiosità e fiducia da parte loro, almeno per quel poco tempo. Nella seconda parte della mattina invece facevamo servizio agli sportelli, cioè consegnare il pranzo a chi ne ha necessità.
Servire agli sportelli è stato un momento unico poiché ogni giorno si vivevano situazioni diverse che ci permettevano di stare a contatto con gli ospiti, gli ultimi della nostra società, di cui molti si dimenticano, egoisticamente. Chi avevamo davanti allo sportello era una persona come noi, bisognosa di aiuto ma soprattutto anche solo di un sorriso, una stretta di mano, un saluto, qualcosa di semplice. Molti ospiti si sono stupiti di vedere volti non familiari, così giovani e volenterosi di aiutare il prossimo, ci hanno raccontato alcune delle loro storie, storie che porteremo sempre nel nostro bagaglio di vita.
Questa esperienza non è stata solo volontariato ma anche un’opportunità di crescita, di aspirazione oltre alle nostre velleità adolescenziali, il superamento di una comodità che ti aiuta a dormire la notte ma che non è davvero parte di noi. Noi, proseliti di questo mondo fatto di bene e amore concreto, palpabile, volontà di giustizia.


la squadra al lavoro alle Cucine economiche popolari

Abbiamo avuto occasione di partecipare ad un'iniziativa proposta dai nostri animatori, in collaborazione con le suore elisabettine e con Casa Maran, a Taggì. Nonostante le nostre iniziali perplessità, l'esperienza si è rivelata arricchente per il nostro piccolo bagaglio d'esperienza di vita. Abbiamo prestato servizio agli anziani, suore e non, residenti in questa casa. Abbiamo conosciuto tutte ottime persone. Dare una mano, regalare un sorriso o un abbraccio, gesti apparentemente molto semplici, sono stati appaganti anche per noi. È stato sorprendente scoprirsi felici nel dedicarsi completamente al prossimo.


a Casa don Luigi Maran





[1] La Casa di Riposo "Don Luigi Maran" a Taggì (PD) è la residenza delle Suore Elisabettine che ormai anziane o a causa di motivi di salute si sono ritirate dal servizio. Oggi la  Casa ospita anche laici esterni. http://www.casadonluigimaran.it/

[2] L’Opera della Provvidenza S. Antonio (O.P.S.A.)a Sarmeola di Rubano (PD), opera della diocesi di Padova, è una grande struttura residenziale che accoglie persone con grave disabilità intellettiva accompagnata spesso da altre forme di disabilità. http://www.operadellaprovvidenza.it/

[3] Pagina fb Popoli Insieme

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