lunedì 27 aprile 2020

Madre Elisabetta, donna forte.





Elisabetta Vendramini era una donna forte, tenace, determinata, coraggiosa e con una grande fiducia nella Misericordia e nella Provvidenza di Dio. Mi ha sempre colpito di madre Elisabetta la sua costante relazione con il Signore nella preghiera e nei sacramenti e il suo spendersi completamente per i poveri, qualunque povero, nella quotidianità talvolta difficile e dolorosa. Questo è stato il suo modo di vivere il Vangelo e il suo esempio, in particolare in questo tempo, mi sprona a vivere con perseveranza la familiarità con il Signore e il dono della vita, perché come dice lei «la nostra famiglia, i nostri sacri impegni hanno bisogno di donne, ma di donne forti; di donne che vogliono combattere i loro vizi, nemici e tendenze; di donne che si sappiano abbracciare alle pene, agli stenti, alle fatiche; di donne che, per il bene altrui, si sappiano scordare di se stesse; di apostole in una parola, quanto i loro impieghi e capacità lo permettono». 

Ti prego Elisabetta, perché tu interceda presso Dio Padre il dono della fede operativa e della carità che nasce dalla relazione con Gesù, per ogni suora elisabettina e per tutti i cristiani.

suor barbara
barbara.danesi@elisabettine.it

Madre Elisabetta, prega per noi.








domenica 19 aprile 2020

lunedì 13 aprile 2020

Pace in abbondanza






La Parola di oggi.
Andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno.

+ Dal Vangelo secondo Matteo 28,8-15
In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco Gesù venne loro incontro e disse: “Salute a voi”. Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: “Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno”. Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati dicendo: “Dichiarate così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all'orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione”. Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi.

sabato 11 aprile 2020

Vi erano là anche molte donne


La risurrezione di Gesù, Beato Angelico, Firenze - particolare


Da qualche anno penso che il giorno della festa della donna per le cristiane dovrebbe essere il Sabato Santo. Perchè è il giorno dell'attesa e chi, se non la donna, la madre soprattutto, sa cosa vuol dire attendere, aspettare?
Credo che ogni donna, che abbia partorito o meno, abbia in sé la capacità di prendersi cura della vita, tesserla nel grembo, come Maria fece con Gesù, portarla dentro di sé anche spiritualmente e poi darla alla luce, contribuire per fare di quella vita un dono.
Per questo il Sabato Santo è un giorno speciale, il giorno della donna.
Presso il sepolcro, mentre tutta la creazione osservava in silenzio, le donne, le amiche di Gesù, osservano  e poi preparano dolci profumi per prendersi cura del corpo mortale del loro Maestro.
«Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù,  poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto». (Lc 23, 55-56)
Gli uomini non ci sono, non se ne parla, sembra che ormai non ci sia altro da fare. 
Già, da fare! 
Le donne sanno che a volte non c'è proprio nulla da fare se non rimanere lì, accanto, in silenzio, vegliando, talvolta piangendo, altre sognando, spesso solo amando.
Per questo attendono la resurrezione di Gesù; sanno, perché sperimentato nella loro carne, che l'amore e la vita vincono su tutto, anche sulla morte.
Le donne oggi in silenzio attendono.
Domani con Maria di Màgdala, saremo pronte a correre ad annunciare che Gesù è davvero risorto?

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questo link la splendida omelia di mons. Delpini, Arcivescovo di Milano, nella Celebrazione della Passione del Signore, ieri Venerdì Santo.

suor barbara



venerdì 10 aprile 2020

La Parola in catene e il messaggero in libertà.



Jan Mostaert, Christ Crowned with Thorns

«C’è un dipinto di un autore fiammingo del sec. XVI (J. Mostaert), che mi impressiona sempre tanto, soprattutto perché non fa che riunire i dati dei diversi evangelisti su questo momento della passione, rendendo la scena visibile e osservabile. Gesù ha in capo un fascio di spine appena colte, come mostrano le foglie verdi che ancora penzolano dai rametti. Dal capo scendono gocce di sangue che si mescolano alle lacrime che gli scendono dagli occhi. È un pianto quasi dirotto; ma si capisce immediatamente, guardandolo, che non sta piangendo su di sé, ma su chi lo guarda; piange su di me che non capisco ancora. Lui stesso, del resto, dirà alle donne: «Non piangete su di me» (Lc 23, 28). Ha la bocca semiaperta, come chi fa fatica a respirare ed è in preda a un’angoscia mortale. Sulle spalle è appoggiato un mantello pesante e consunto, che dà più l’idea di metallo che di stoffa. Scendendo ancora con lo sguardo, si incontrano i suoi polsi legati con una rozza fune e a diverse riprese; in una mano gli hanno messo una canna e nell'altra un fascio di verghe, simboli beffardi della sua regalità. Sono soprattutto le mani a far venire i brividi quando si guarda. Gesù non può più muovere neppure un dito; è l’uomo ridotto all'impotenza più totale, come immobilizzato. Quando mi soffermo a contemplare questa immagine, specie se sono in partenza per andare a predicare la parola di Dio, l’anima mi si riempie di rossore, perché misuro tutta la distanza che c’è tra me e lui: io, il servo, libero di andare, fare e disfare; lui, il Signore, avvinto e imprigionato. La Parola in catene e il messaggero in libertà!»

giovedì 9 aprile 2020

Il dono dell'Eucarestia




Cari giovani,
in questi giorni facciamo l'esperienza di non poter partecipare alla S.Messa e nutrirci dell'Eucarestia.
Forse ci stiamo rendendo conto di quanto ci manchi la comunità con la quale celebrare e pregare e quanto sia importante per noi fare la comunione, ricevere il corpo di Gesù, che dà vita alla nostra esistenza. È un giorno importante e santo quello che celebriamo oggi. 
Gesù si abbassa come un servo dinanzi ai suoi discepoli ai quali vuole lavare i piedi. Con questo gesto, scandaloso per qualcuno, egli impartisce una lezione di umiltà, vuole dire che l’amore vero chiede il dono totale di sé per gli altri. Oggi, Giovedì Santo, la chiesa ricorda anche l'istituzione dell'eucarestia e il dono del sacerdozio ministeriale.
Ringraziamo insieme il Signore e la Chiesa che attraverso le mani del sacerdote ci fa dono del Signore Gesù. Preghiamo per tutti i sacerdoti e chiediamo a Dio che chiami ancora giovani a servire la Chiesa e l'umanità nel sacerdozio ministeriale.

Buon Giovedì santo, nelle nostre case ma accanto a Gesù.
suor barbara
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Nella Lettera a tutto l’Ordine, rivolgendosi in particolar modo ai sacerdoti della sua famiglia religiosa, San Francesco si mostra come un uomo riconciliato con la propria piccolezza, che diviene anzi il suo punto di forza, e addita ai frati l’esempio di Cristo, il quale umiliò se stesso svuotandosi delle proprie prerogative. L’eucaristia, il sacramento lasciato da Gesù nell'imminenza della morte, è il segno di questa consegna irrevocabile da parte sua; per questo è necessario prestarle «tutta la riverenza e tutto l’onore» (v. 12). Perciò i frati sacerdoti, portatori di una dignità altissima, onorati dal Signore al di sopra di tutti in ragione del loro ministero (v. 24), se desiderano essere ciò che sono debbono rinnovare la consegna che fu di Cristo, espropriandosi d’ogni prerogativa, avendo Lui solo come unico bene: «grande miseria» sarebbe, «e una miseranda debolezza, che avendo lui così presente», essi si curassero «di qualche altra cosa» che è nel mondo (v. 25).
Quanto è richiesto a tutti i frati è chiesto, in primo luogo, a loro: «Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull'altare, nelle mani del sacerdote, è presente Cristo, il Figlio del Dio vivo. O ammirabile altezza e stupenda degnazione! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, si umili a tal punto da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane! Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, ed aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati. Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché tutti e per intero vi accolga Colui che tutto a voi si offre» (vv. 26-29).
Un percorso tutto in salita, dunque, come in salita era stato il percorso di Cristo. Egli aveva salvato gli uomini a prezzo della propria vita; Lui, che era Dio, aveva svuotato se stesso (Fil 2, 8) per riconciliare noi, peccatori, con il Padre: la nostra vita è stata pagata a prezzo della sua morte, la nostra liberazione con la sua irrevocabile consegna. Essere frate e sacerdote vuol dire dunque esser disposto a percorrere lo stesso cammino.

                                                                                                            don Felice Acrocca

lunedì 6 aprile 2020

Cercando ristoro.


Non si può capire nulla del messaggio di Gesù se si continua ragionare solo nell'ottica dell’utile. L’amore per sua natura è “inutile” cioè “gratuito”. Se non fosse tale non servirebbe a nulla se non ad essere un ennesimo commercio nelle relazioni. L’amore vero sembra sempre uno spreco, una perdita. Ma il suo guadagno non è in un profitto misurabile ma in un’intima gioia. Chi ama è felice di amare anche se non guadagna nulla secondo la logica del mondo.
(Luigi Maria Epicopo)



mercoledì 1 aprile 2020

Almeno una suora per chiacchierar







Carissima giovane, carissimo giovane,
in questi giorni difficili per tutti, costretti nella propria casa, con questa proposta, abbiamo pensato a te: se hai bisogno di scambiare una parola, di essere ascoltata/o da qualcuno per non sentirti troppo sola/o o hai delle domande sulla vita e la fede che non sai a chi rivolgere, volentieri siamo disponibili ad ascoltarti.
Se vuoi, puoi prendere contatto con una di noi!

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suor Francesca e suor Patrizia (Crotone) elisabettinecrotone@libero.it         
   
suor Paola (Giacciano con Baruchella - RO) 3407559467

suor Annamaria (Pordenone) bertonannamaria2016@gmail.com

suor Paola (Padova) coverpaola@gmail.com

suor Mariateresa (Caselle di Santa Maria di Sala - VE) terry.kairos1968@libero.it

suor Marita (Padova) gira.mari@libero.it

suor Donatella (Sarmeola di Rubano - PD) ghift.dono@gmail.com

suor Enrica (Roma) enrica.martello66@gmail.com

suor Emiliana (Assisi) 3336318341

suor Emerenziana (Lamezia - CZ) elisabettinelamezia@libero.it

suor Francesca - anche in spagnolo - (Padova) francesca,violato60@gmail.com

suor Tosca (Noventa Vicentina - VI) toscazampieron@libero.it

Cara madre Elisabetta



Cara Madre Elisabetta, 
sono passati 160 anni dal giorno in cui sei entrata nella Vita eterna ed hai lasciato nella storia la tua Famiglia. Ogni sera, al Vespro, leggo l’agenda facendo memoria delle tue figlie e nostre sorelle che sono con te in cielo. Ogni anno mi impressiona, da gennaio in poi, ritrovare le figlie che ti hanno preceduta in quel 1860, figlie così care al tuo cuore, intime a te, e care pure al nostro ricordo: suor Teresa Gagliardi (7 gennaio), la tua Giuseppina Viero (12 gennaio), suor Elena Battizzocco (13 gennaio), suor Donata Bee (1 febbraio). Come sarà stato il tuo cuore davanti al Padre, di cui ti sei sentita più volte oggetto del suo compiacimento, un Padre che sembrava mietere più che seminare? E come si saranno sentite le suore, attorno al tuo letto, quando te ne sei andata, nell’ora prima del 2 aprile, di lunedì, aprendo la settimana santa di quell’anno? e dietro di te, ancora di corsa verso il cielo, altre sorelle: suor Rosa Iseppi (3 aprile), suor Teresa Tonet (4 aprile), suor Elisabetta Pellizzioli (10 aprile). Come si saranno sentite suor Antonia, suor Placida, suor Fortunata? Smarrite, perse, impotenti, disorientate? Il senso paralizzante della morte e dell’incertezza? Il disorientamento che, con tutti gli uomini, viviamo pure noi, Madre, di fronte a questo dolore che flagella il mondo. Paura e morte entrati prepotentemente nella vita dell’umanità in questa quaresima che accompagna i nostri passi in un digiuno mai pensato prima: digiuno dell’Eucarestia, digiuno delle relazioni, digiuno degli abbracci, digiuno del commiato. Anche la quaresima del 1860 dev’essere stata disorientante per le nostre sorelle di allora. 
Ma, ti abbiamo persa o ti abbiamo riavuta? 
Chi crede in me anche se muore vivrà dice Gesù a Marta. 




La sera del 1 aprile celebriamo il transito da questa terra al Cielo di Elisabetta Vendramini.
In questo tempo particolare, nel 160° anniversario della sua morte avvenuta il 2 aprile 1860, ci uniamo in comunione di preghiera con tutta l'umanità che soffre, piange, alza la sua voce al Signore della Misericordia.

Dal 2 al 9 aprile 2020 desideriamo supplicare insieme il Signore di concedere all'umanità, per l’intercessione di madre Elisabetta Vendramini, la liberazione dalla pandemia, attraverso una novena.

Madre Elisabetta, prega per noi!




suor barbara
barbara.danesi@elisabettine.it