giovedì 9 aprile 2020

Il dono dell'Eucarestia




Cari giovani,
in questi giorni facciamo l'esperienza di non poter partecipare alla S.Messa e nutrirci dell'Eucarestia.
Forse ci stiamo rendendo conto di quanto ci manchi la comunità con la quale celebrare e pregare e quanto sia importante per noi fare la comunione, ricevere il corpo di Gesù, che dà vita alla nostra esistenza. È un giorno importante e santo quello che celebriamo oggi. 
Gesù si abbassa come un servo dinanzi ai suoi discepoli ai quali vuole lavare i piedi. Con questo gesto, scandaloso per qualcuno, egli impartisce una lezione di umiltà, vuole dire che l’amore vero chiede il dono totale di sé per gli altri. Oggi, Giovedì Santo, la chiesa ricorda anche l'istituzione dell'eucarestia e il dono del sacerdozio ministeriale.
Ringraziamo insieme il Signore e la Chiesa che attraverso le mani del sacerdote ci fa dono del Signore Gesù. Preghiamo per tutti i sacerdoti e chiediamo a Dio che chiami ancora giovani a servire la Chiesa e l'umanità nel sacerdozio ministeriale.

Buon Giovedì santo, nelle nostre case ma accanto a Gesù.
suor barbara
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Nella Lettera a tutto l’Ordine, rivolgendosi in particolar modo ai sacerdoti della sua famiglia religiosa, San Francesco si mostra come un uomo riconciliato con la propria piccolezza, che diviene anzi il suo punto di forza, e addita ai frati l’esempio di Cristo, il quale umiliò se stesso svuotandosi delle proprie prerogative. L’eucaristia, il sacramento lasciato da Gesù nell'imminenza della morte, è il segno di questa consegna irrevocabile da parte sua; per questo è necessario prestarle «tutta la riverenza e tutto l’onore» (v. 12). Perciò i frati sacerdoti, portatori di una dignità altissima, onorati dal Signore al di sopra di tutti in ragione del loro ministero (v. 24), se desiderano essere ciò che sono debbono rinnovare la consegna che fu di Cristo, espropriandosi d’ogni prerogativa, avendo Lui solo come unico bene: «grande miseria» sarebbe, «e una miseranda debolezza, che avendo lui così presente», essi si curassero «di qualche altra cosa» che è nel mondo (v. 25).
Quanto è richiesto a tutti i frati è chiesto, in primo luogo, a loro: «Tutta l’umanità trepidi, l’universo intero tremi e il cielo esulti, quando sull'altare, nelle mani del sacerdote, è presente Cristo, il Figlio del Dio vivo. O ammirabile altezza e stupenda degnazione! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell’universo, Dio e Figlio di Dio, si umili a tal punto da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane! Guardate, fratelli, l’umiltà di Dio, ed aprite davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi anche voi, perché siate da lui esaltati. Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché tutti e per intero vi accolga Colui che tutto a voi si offre» (vv. 26-29).
Un percorso tutto in salita, dunque, come in salita era stato il percorso di Cristo. Egli aveva salvato gli uomini a prezzo della propria vita; Lui, che era Dio, aveva svuotato se stesso (Fil 2, 8) per riconciliare noi, peccatori, con il Padre: la nostra vita è stata pagata a prezzo della sua morte, la nostra liberazione con la sua irrevocabile consegna. Essere frate e sacerdote vuol dire dunque esser disposto a percorrere lo stesso cammino.

                                                                                                            don Felice Acrocca

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